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Al Jolani: “Elezioni in Siria, cambieremo istituzioni e costituzione”

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Gli annunci del governo transitorio. Primi dialoghi con gli Usa: obiettivo per gli islamisti è uscire dalla lista dei terroristi
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JABLEH — In Siria ci saranno le elezioni. Se al Jolani fa sul serio, questa è la prima di due notizie arrivate ieri che possono cambiare il corso degli eventi a Damasco. Il leader islamista ha promesso che il governo transitorio lavorerà per dare la parola ai cittadini, dopo una fase di riorganizzazione istituzionale che prevede anche emendamenti alla Costituzione.

La seconda notizia è che gli americani stanno parlando direttamente con Hayat Tahrir al-Sham (Hts), nonostante per Washington sia un’organizzazione terrorista. I segnali c’erano già da un paio di giorni. Gli islamisti hanno garantito la sicurezza dell’americano Timmermans, ex prigioniero nelle carceri di Assad, e lo hanno riconsegnato direttamente agli Usa. Il giorno prima un tribunale federale americano aveva incriminato per torture un alto ufficiale del regime di Assad fuggito in California nel 2021. E Ieri il segretario di Stato Antony Blinken ha confermato i contatti diretti, dopo aver partecipato al vertice in Gio…

JABLEH — In Siria ci saranno le elezioni. Se al Jolani fa sul serio, questa è la prima di due notizie arrivate ieri che possono cambiare il corso degli eventi a Damasco. Il leader islamista ha promesso che il governo transitorio lavorerà per dare la parola ai cittadini, dopo una fase di riorganizzazione istituzionale che prevede anche emendamenti alla Costituzione.

La seconda notizia è che gli americani stanno parlando direttamente con Hayat Tahrir al-Sham (Hts), nonostante per Washington sia un’organizzazione terrorista. I segnali c’erano già da un paio di giorni. Gli islamisti hanno garantito la sicurezza dell’americano Timmermans, ex prigioniero nelle carceri di Assad, e lo hanno riconsegnato direttamente agli Usa. Il giorno prima un tribunale federale americano aveva incriminato per torture un alto ufficiale del regime di Assad fuggito in California nel 2021. E Ieri il segretario di Stato Antony Blinken ha confermato i contatti diretti, dopo aver partecipato al vertice in Giordania che ha riunito la Turchia, il principale sponsor dei ribelli, la lega Araba e gli Stati Uniti.

Dal bilaterale turco-americano è arrivata la richiesta di un governo «inclusivo e rappresentativo», l’attenzione è puntata sulle donne e le minoranze, e le mosse degli islamisti saranno cruciali per decidere il de-listing, la rimozione dalla lista nera, e dunque per aprire la Siria ai rapporti con l’Occidente e agli investimenti. Jolani li ha invocati apertamente.

A Damasco è arrivata una delegazione di qatarini, si sono fatti avanti anche i regnanti del Bahrein: tutti offrono aiuti per la ricostruzione. Ma la partita politica cruciale è sulle sanzioni: l’isolamento rende impossibile la ricostruzione di una Siria martoriata. Il capo dei ribelli islamisti ha parlato anche di Israele, che continua la sua campagna di raid aerei nelle aree siriane a ridosso del confine col Libano. Sa che non sarebbe in grado di sostenere un conflitto con Israele – che ha distrutto l’80% della marina siriana – e lo ha ammesso. Ma ha aggiunto che dopo la cacciata degli iraniani dalla Siria, «non ci sono più scuse per un intervento straniero».

Anche Blinken si è rivolto ieri a Netanyahu: «Gli obiettivi a Gaza sono raggiunti. Ora l’accordo sulla tregua». In Siria resta il nodo dei russi: la loro permanenza può essere considerata, dicono gli islamisti, ma «in un modo che risponda agli interessi di entrambi i Paesi».

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