In Giappone il primo sake fermentato nello spazio: l’unica bottiglia prodotta costerà 600mila euro
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Un sake…spaziale. Non nel senso che è particolarmente buono: questo ancora non si sa. Ma perché gli ingredienti che servono a produrlo verranno spediti sulla Stazione spaziale internazionale. L’azienda nipponica Asahi Shuzo, che produce il popolare marchio Dassai, ha annunciato infatti che tenterà di creare sake nello spazio per la prima volta nella storia: se funzionerà ne verrà prodotta una singola bottiglia che verrà venduta poi per 100 milioni di yen (618mila euro).
Come lo farà? “Verranno inviati nello spazio, tramite un razzo, gli ingredienti per produrre la bevanda alcolica già nella seconda metà del 2025. Saranno fatti fermentare all'interno della capsula sperimentale Kibo della Stazione Spaziale Internazionale e poi riportati sulla Terra. La produzione sarà limitata a una singola bottiglia da 100 millilitri”, scrive il giornale giapponese Mainichi.
PECHINO - Un sake…spaziale. Non nel senso che è particolarmente buono: questo ancora non si sa. Ma perché gli ingredienti che servono a produrlo verranno spediti sulla Stazione spaziale internazionale. L’azienda nipponica Asahi Shuzo, che produce il popolare marchio Dassai, ha annunciato infatti che tenterà di creare sake nello spazio per la prima volta nella storia: se funzionerà ne verrà prodotta una singola bottiglia che verrà venduta poi per 100 milioni di yen (618mila euro).
Come lo farà? “Verranno inviati nello spazio, tramite un razzo, gli ingredienti per produrre la bevanda alcolica già nella seconda metà del 2025. Saranno fatti fermentare all'interno della capsula sperimentale Kibo della Stazione Spaziale Internazionale e poi riportati sulla Terra. La produzione sarà limitata a una singola bottiglia da 100 millilitri”, scrive il giornale giapponese Mainichi.
L’azienda ha pagato la Jaxa (l’Agenzia spaziale giapponese) per poter utilizzare il modulo sperimentale Kibo, sviluppato dal Giappone, sulla Stazione Spaziale Internazionale, dove è possibile condurre test in uno speciale ambiente di microgravità. Kibo in giapponese significa “speranza” e la speranza appunto è che l’esperimento riesca. Anche se i responsabili del progetto già avvisano: “Non c'è garanzia di successo al 100% per i test di fermentazione”.
Gli ingredienti (tra cui il riso Yamada Nishiki - la migliore varietà in fatto di produzione di sake - l’acqua, il koji e il lievito) verranno trasportati nello spazio all’interno di una speciale attrezzatura, “un astronauta poi mescolerà gli ingredienti con l’acqua per avviare il processo di fermentazione. I livelli di alcol verranno monitorati dalla Terra”, continua la stampa giapponese. “Successivamente, circa 520 grammi di moromi (la massa fermentata, ndr) saranno congelati e riportati sulla Terra, dove saranno pressati e trasformati in sakè. Ne verrà prodotta una singola bottiglia da 100 ml".
Tutto molto affascinante. Ma perché lo fanno? L'azienda spera che il progetto offra indicazioni su come funziona la fermentazione nello spazio, in modo che forse un giorno si possa produrre sake addirittura sulla Luna, utilizzando l’acqua che si troverebbe nel nostro satellite. “In un futuro in cui gli esseri umani potranno viaggiare liberamente tra la Luna e la Terra, alcuni visiteranno la Luna come turisti. Questo progetto mira a creare un sake che possa essere gustato sulla Luna, permettendo ai visitatori di trascorrere momenti piacevoli”, dice alla Cnn, a Tokyo, Souya Uetsuki, il responsabile del progetto. Uetsuki spera che la tecnologia “sia utile anche ai futuri turisti spaziali che hanno una predilezione per altri tipi di cibi fermentati. Molti cibi giapponesi, come il natto e il miso, sono fermentati e questa tecnologia potrebbe espandersi in questi settori”.
In attesa di gustare il sake fermentato nello spazio, dieci giorni fa l’Unesco ha inserito le “conoscenze e competenze tradizionali della produzione di sake” nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Considerato un dono sacro da parte delle divinità, i giapponesi lo bevono dall'ottavo secolo circa, credendo originariamente che allontanasse gli spiriti maligni. Degustato nelle izakaya del Paese, servito leggermente ghiacciato per brindisi speciali, “il sake è indispensabile nelle feste, nei matrimoni, nei riti di passaggio e in altre occasioni socio-culturali”, scriveva l’Unesco nella sua motivazione. “Sebbene oggi sia prodotto in serie, gli artigiani continuano a farlo in modo tradizionale”. Tra un po’ anche nello spazio.