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Svezia, Goteborg prepara tombe per 30.000 soldati. E si teme un attacco russo dal mare

Il libretto distribuito agli svedesi "Se la crisi o la guerra arrivano" (afp)

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La Chiesa luterana è stata incaricata ufficialmente. Nel Paese scandinavo cresce la paura
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La Svezia prepara il terreno. L’Agenzia nazionale per le emergenze civili ha chiesto alla Chiesa luterana di Goteborg di esser pronta a seppellire 30 mila soldati in breve tempo, nel caso in cui scoppiasse una guerra con la Russia. “Dobbiamo prepararci, anche se per noi si tratta di una novità – ha detto alla radio pubblica Sveriges Radio Katarina Evenseth, della Società per la sepoltura di Goteborg – È una grande sfida per noi, che già siamo di solito in difficoltà a trovare terreni. La particolarità delle tombe di guerra è che le salme dei soldati caduti dovrebbero poter essere poi eventualmente trasferite nei loro Paesi d'origine quando la situazione sarà di nuovo calma".

L’avvertimento della Nato

Autorità religiose e impresari funebri sono stati avvertiti: servono almeno dieci ettari, bisogna organizzarsi. L’annuncio arriva a pochi giorni dal monito lanciato dal nuovo segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte, secondo il quale i Paesi dell’Alleanza devono passare …

La Svezia prepara il terreno. L’Agenzia nazionale per le emergenze civili ha chiesto alla Chiesa luterana di Goteborg di esser pronta a seppellire 30 mila soldati in breve tempo, nel caso in cui scoppiasse una guerra con la Russia. “Dobbiamo prepararci, anche se per noi si tratta di una novità – ha detto alla radio pubblica Sveriges Radio Katarina Evenseth, della Società per la sepoltura di Goteborg – È una grande sfida per noi, che già siamo di solito in difficoltà a trovare terreni. La particolarità delle tombe di guerra è che le salme dei soldati caduti dovrebbero poter essere poi eventualmente trasferite nei loro Paesi d'origine quando la situazione sarà di nuovo calma".

L’avvertimento della Nato

Autorità religiose e impresari funebri sono stati avvertiti: servono almeno dieci ettari, bisogna organizzarsi. L’annuncio arriva a pochi giorni dal monito lanciato dal nuovo segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte, secondo il quale i Paesi dell’Alleanza devono passare a “una mentalità di guerra, perché il pericolo si sta muovendo verso di noi a tutta velocità”, con la Russia che nel 2025 spenderà per la Difesa un terzo del suo budget. Parole che sono state accolte con irritazione da una parte dell’opinione pubblica italiana, ma che sono risuonate in modo completamente opposto nel Nord e nell’Est dell’Europa, lì dove la minaccia del vicino russo è considerata, dopo l’inattesa e feroce invasione dell’Ucraina, un’ipotesi concreta.

Dalla guerra ibrida a quella vera

Due Paesi scandinavi storicamente neutrali e pacifisti come Svezia e Finlandia non si sarebbero mai sognati, fino al 2022, di entrare nella Nato. E invece, forti dell’unanimità delle forze politiche, hanno chiesto e ottenuto in fretta e furia l’ingresso, che è arrivato in primavera. Nell’ultimo anno le provocazioni russe sono aumentate, la “guerra ibrida” è già considerata realtà, ma la paura è che arrivi ora quella vera, quella delle trincee, dei bombardamenti aerei e delle battaglie navali. “Non possiamo escludere un attacco russo al nostro Paese”, ha detto due mesi fa il ministro della Difesa svedese Pal Jonson, esponente dell’esecutivo di centrodestra che guida il Paese con l’appoggio esterno dell’estrema destra dei Democratici. “Mosca rappresenta la minaccia più seria alla nostra sicurezza fino al 2030”, ha detto il governo a luglio.

La minaccia viene dal mare

A maggio la Russia aveva pubblicato online una bozza di decreto – poi fatto scomparire senza spiegazioni – in cui sosteneva di voler ridisegnare unilateralmente i confini marittimi del Mar Baltico. E così, dopo 80 anni di pace, la Svezia ha ricominciato a temere il mare. Nel timore delle navi russe ancorate a San Pietroburgo e Kaliningrad, sta rafforzando la sua flotta e aumentando la presenza militare a Gotland, isola strategica che sarebbe cruciale difendere in caso di invasione e su cui, secondo Stoccolma, “Vladimir Putin ha tutte e due gli occhi”: “Non possiamo permetterci che Mosca prenda il controllo e chiuda il Mar Baltico”, ha lanciato a maggio l’allarme l’allora comandante delle forze armate Micael Bydén.

Un pamphlet di guerra

La classe dirigente si prepara, e prepara anche la popolazione. Un mese fa milioni di cittadini hanno cominciato a ricevere un pamphlet, grande il doppio di quello pubblicato sei anni fa, che consiglia come comportarsi in caso di attacco russo (iniziative simili hanno preso tutti i Paesi scandinavi). Si raccomanda di mettere da parte patate, carote, uova, scatolette di salsa alla bolognese e acqua. Per resistere almeno 72 ore. Ma non basta. Per questioni di sicurezza Stoccolma ha anche fatto un passo indietro nel tentativo di diventare una società senza contanti, tutta con pagamenti digitali, e ha anche cancellato il progetto di un mega parco eolico nel mar Baltico: rischiava di ostacolare radar e sensori che avvertono dell’arrivo di navi e sottomarini nemici.

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