Due petroliere russe sono state travolte da una tempesta nello stretto di Kerch, tra la Russia continentale e la Crimea ucraina unilateralmente annessa da Mosca nel 2014. L’incidente ha provocato la morte di un marinaio e una perdita di carburante in mare che fa temere un disastro ambientale. Due rimorchiatori e due elicotteri sono stati inviati, ma per una delle due navi, la Volgoneft-212, lunga 136 metri, non c’è stato nulla da fare: si è spaccata in due ed è affondata.
Un video trasmesso dai media russi ne mostra un’estremità parzialmente sommersa e fluttuante verticalmente tra le onde annerite da una chiazza di liquido nero. Un membro del suo equipaggio è morto e altri 12 sono stati evacuati, 11 dei quali sono stati ricoverati per ipotermia. La seconda…
Due petroliere russe sono state travolte da una tempesta nello stretto di Kerch, tra la Russia continentale e la Crimea ucraina unilateralmente annessa da Mosca nel 2014. L’incidente ha provocato la morte di un marinaio e una perdita di carburante in mare che fa temere un disastro ambientale. Due rimorchiatori e due elicotteri sono stati inviati, ma per una delle due navi, la Volgoneft-212, lunga 136 metri, non c’è stato nulla da fare: si è spaccata in due ed è affondata.
Un video trasmesso dai media russi ne mostra un’estremità parzialmente sommersa e fluttuante verticalmente tra le onde annerite da una chiazza di liquido nero. Un membro del suo equipaggio è morto e altri 12 sono stati evacuati, 11 dei quali sono stati ricoverati per ipotermia. La seconda nave, la Volgoneft-239, da 132 metri, sarebbe «andata alla deriva» prima di incagliarsi a «80 metri dalla riva nei pressi del porto di Taman», nella regione russa di Krasnodar, ma l’evacuazione dei 14 marinai ancora a bordo è stata sospesa a causa del maltempo.
Le cause del doppio incidente non sono ancora state chiarite, ma le autorità russe hanno aperto due inchieste penali per indagare su possibili «violazioni delle norme di sicurezza». Secondo l’ipotesi più accreditata, le due imbarcazioni, costruite tra il 1969 e il 1973, erano progettate per la navigazione fluviale o marittima con tempo calmo e non avrebbero dovuto sfidare il mare in tempesta, tanto meno così cariche.
Le due navi trasportavano complessivamente quasi 9mila tonnellate di mazut, un olio combustibile pesante e di bassa qualità, secondo una fonte citata dall’agenzia Tass. Dopo aver incontrato i ministri per le Emergenze e per l’Ambiente, il presidente Vladimir Putin ha ordinato la creazione di un gruppo di lavoro guidato dal vice primo ministro Vitalij Savelev per mitigare l’impatto della fuoriuscita di carburante di cui gli specialisti stanno ancora valutando impatto ed entità. Greenpeace, però, ha già lanciato l’allarme. «Una fuoriuscita di un tale volume di prodotti petroliferi nel Mar Nero potrebbe portare a uno dei più grandi disastri causati dall’uomo nella regione. Particolarmente pericolosa è la direzione dei venti e delle correnti, che ora trasportano l’inquinamento in direzione Nord-Est, rendendo estremamente difficile localizzare le conseguenze nelle attuali condizioni meteorologiche», ha commentato Paul Johnson, capo dei laboratori di ricerca dell’organizzazione ambientalista, dichiarata “non desiderata” in Russia.
Lo stretto di Kerch, che collega il Mar d’Azov al Mar Nero, è una rotta chiave per le esportazioni di grano, ma anche di greggio, olio combustibile e gas naturale liquefatto. Nel 2007 era già stato teatro di un simile incidente: la petroliera Volgoneft-139 si era spezzata in due rilasciando in mare più di 1.300 tonnellate di olio combustibile, provocando l’inquinamento di decine di chilometri di costa e la morte di varie specie marine e uccelli acquatici. La catastrofe ecologica dovuta alla fuoriuscita di petrolio era stata tra le più studiate al mondo, ma a quanto pare nessuno ha imparato la lezione.