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A Gaza 45mila morti. Per Israele e Hamas “tregua mai così vicina”

(reuters)

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Il cessate il fuoco potrebbe essere raggiunto entro Natale. Ma intanto si combatte
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DAMASCO – L’ottimismo è da entrambe le parti, stavolta. Il ministro israeliano della Difesa Katz dice che l’accordo per il cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi «non è mai stato così vicino». E anche Hamas sostiene che «è più vicino che mai». Una convergenza così non si vedeva dal novembre di un anno fa, al tempo del primo (e unico) rilascio di un gruppo tra i 251 rapiti durante l’assalto terroristico del 7 ottobre. Addirittura, fonti a conoscenza del negoziato si sbilanciano con la stampa israeliana e ipotizzano la tregua entro il 25 dicembre, non perché le due parti siano particolarmente interessate alla ricorrenza cristiana ma perché quest’anno il Natale coincide con l’inizio della festività ebraica di Hanukkah. E il simbolismo religioso, nelle scelte politiche dello Stato ebraico, ha un peso.

Netanyahu ne ha parlato due giorni fa con Trump, assicurando al presidente eletto degli Stati Uniti che si tratta di «una questione di giorni, massimo due settimane, sempr…

DAMASCO – L’ottimismo è da entrambe le parti, stavolta. Il ministro israeliano della Difesa Katz dice che l’accordo per il cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi «non è mai stato così vicino». E anche Hamas sostiene che «è più vicino che mai». Una convergenza così non si vedeva dal novembre di un anno fa, al tempo del primo (e unico) rilascio di un gruppo tra i 251 rapiti durante l’assalto terroristico del 7 ottobre. Addirittura, fonti a conoscenza del negoziato si sbilanciano con la stampa israeliana e ipotizzano la tregua entro il 25 dicembre, non perché le due parti siano particolarmente interessate alla ricorrenza cristiana ma perché quest’anno il Natale coincide con l’inizio della festività ebraica di Hanukkah. E il simbolismo religioso, nelle scelte politiche dello Stato ebraico, ha un peso.

Netanyahu ne ha parlato due giorni fa con Trump, assicurando al presidente eletto degli Stati Uniti che si tratta di «una questione di giorni, massimo due settimane, sempre che si risolvano alcuni punti». Adam Boehler, l’inviato già scelto da Trump, fa parte non a caso della squadra dei delegati americani in arrivo per discutere del cessate il fuoco. Contro cui però rema l’ala estremista e messianica del governo israeliano. In una registrazione diffusa da Channel 12 si sente il ministro della sicurezza Itamar Ben-Gvir parlare con una donna ex-ostaggio che stava invocando il negoziato dopo aver raccontato di aver subito abusi sessuali durante la prigionia a Gaza. «Se Israele ferma ora la guerra, stupreranno altre 10 mila ragazze», è l’imbarazzante risposta di Ben-Gvir.

La bozza che si sta discutendo in Qatar è una road map in tre fasi, la prima delle quali prevede la tregua e la liberazione di gruppo di ostaggi in cambio del rilascio di detenuti palestinesi nelle carceri di Israele. Stando al poco che filtra dal tavolo delle trattative, è proprio questo il punto cruciale: gli israeliani sostengono che il numero di rapiti che Hamas è disposto a liberare subito «è inaccettabile», troppo basso rispetto alle aspettative del governo di Israele, soprattutto per quanto riguarda la categoria umanitaria, cioè donne, anziani e feriti.

I familiari sentono che qualcosa finalmente si muove e alzano la voce, dopo mesi di stallo e le tante ipotesi di intesa franate all’ultimo miglio per condizioni aggiuntive che il premier israeliano, di volta in volta, ha posto, come quella difficilmente accettabile da Hamas della permanenza dei soldati dell’Idf in due corridoi della Striscia di Gaza. Dove non si smette di morire per le bombe.

Il bilancio delle vittime è arrivato a 45.028, secondo il conteggio fatto dalle autorità sanitarie palestinesi, che viene contestato dagli israeliani: «Volutamente esagerato». Tuttavia il livello di distruzione raggiunto a Gaza per i continui raid dell’aviazione è tale che la cifra, sicuramente non precisa, appare realistica. È comunque un massacro che va interrotto. Nell’elenco dei deceduti adesso figura anche il nonno Khaled Nabhan, il cui messaggio di addio ai nipoti ripreso dalla Cnn aveva fatto il giro del mondo. Secondo l’al Awda Hospital, l’anziano palestinese è stato colpito da un carro armato.

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