Scholz sfiduciato, cade il governo: Germania alle elezioni anticipate
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO — Olaf Scholz arriva al Bundestag in tarda mattinata e fa il suo ingresso alla riunione del gruppo parlamentare socialdemocratico con il suo talismano della fortuna: Britta Ernst, la moglie, a cui il cancelliere ha dedicato anni fa una delle sue proverbiali, ma affettuose tautologie: «Senza di lei sarei un altro uomo». Dopo un applauso caloroso da parte dei “compagni”, racconta un parlamentare presente all’incontro, il cancelliere condensa il senso del suo intervento preparato per le 13, per lo storico discorso sulla fiducia previsto in seduta plenaria. Esauriti i dibattiti «da talk show» - quelli ad esempio per sostituirlo in corsa con il ministro della Difesa, Boris Pistorius - Scholz si mostra fiducioso che il dibattito elettorale consentirà alla Spd di tirare fuori le «cose buone» fatte dal suo governo. E di rimontare sull’avversario, il leader Cdu Friedrich Merz.
Poco dopo, Ralf Mützenich, capogruppo Spd, conferma nella riunione a porte chiuse la fondatezza del ragiona…
BERLINO — Olaf Scholz arriva al Bundestag in tarda mattinata e fa il suo ingresso alla riunione del gruppo parlamentare socialdemocratico con il suo talismano della fortuna: Britta Ernst, la moglie, a cui il cancelliere ha dedicato anni fa una delle sue proverbiali, ma affettuose tautologie: «Senza di lei sarei un altro uomo». Dopo un applauso caloroso da parte dei “compagni”, racconta un parlamentare presente all’incontro, il cancelliere condensa il senso del suo intervento preparato per le 13, per lo storico discorso sulla fiducia previsto in seduta plenaria. Esauriti i dibattiti «da talk show» - quelli ad esempio per sostituirlo in corsa con il ministro della Difesa, Boris Pistorius - Scholz si mostra fiducioso che il dibattito elettorale consentirà alla Spd di tirare fuori le «cose buone» fatte dal suo governo. E di rimontare sull’avversario, il leader Cdu Friedrich Merz.
Poco dopo, Ralf Mützenich, capogruppo Spd, conferma nella riunione a porte chiuse la fondatezza del ragionamento: «Del resto, non è stato proprio il nostro rivale Merz a pronosticare alla Spd un risultato oltre il 20%?». La sfida, per loro, è ancora aperta. E pazienza se la Spd, pur essendo salita in due settimane dal 16 al 18%, dovrà coprire in due mesi la distanza di dodici punti che la separa dalla Cdu, attualmente al 30%.
All’una, Scholz si presenta sotto la cupola trasparente del Reichstag per porre la questione di fiducia. È la sesta volta, ed è il quinto cancelliere dal 1949 che affronta il Bundestag per verificare il sostegno alla sua leadership. Ma il cancelliere, come quasi tutti i predecessori, lo fa con l’obiettivo di essere bocciato e di poter chiedere al presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, di andare al voto. La lezione preziosa del naufragio della Repubblica di Weimar e della presa di potere di Adolf Hitler è una costituzione che ha distribuito su più ruoli la responsabilità di far cadere un governo, sciogliere il Bundestag e indire nuove elezioni. E ha garantito, insieme al paletto della “sfiducia costruttiva”, una navigazione relativamente tranquilla ai governi del dopoguerra.
A metà pomeriggio arriva il verdetto: Scholz è bocciato con 394 voti contrari e 207 favorevoli. Più i 116 parlamentari dei Verdi, che hanno preannunciato l’astensione per scongiurare l’azione di sabotaggio dell’ultradestra Afd. Alcuni esponenti del partito di Alice Weidel avevano infatti minacciato di votare a favore del cancelliere per sbarrare la strada al voto anticipato.
Il dibattito in aula si trasforma subito in una rissa elettorale: i tempi stringono, alle elezioni già concordate del 23 febbraio manca poco. E tutti ne approfittano per attaccare gli avversari e porre condizioni ai potenziali alleati. Scholz si lancia a testa bassa contro il suo ex ministro delle Finanze, il leader dei liberali (Fdp) Christian Lindner, accusandolo di «sabotaggio» e di non avere «la statura morale» per governare la Germania. Il 6 novembre scorso, il redde rationem tra il cancelliere e suo ministro più potente aveva fatto deflagrare il governo.
Il leader dell’opposizione e possibile prossimo cancelliere, il Cdu Friedrich Merz, punta il dito contro Scholz, accusandolo di non aver esaudito la promessa della Zeitenwende, la svolta militare: «Ha avuto questa chance, non l’ha sfruttata», lo incalza. Il leader dei conservatori flirta indirettamente con il leader della Fdp Lindner, definendo le accuse del cancelliere contro di lui «vergognose». E per Merz è anche «vergognosa» la politica europea perseguita da Scholz. Non c’è bisogno di ricordare la distanza siderale che ormai divide Francia a Germania, anche a causa dell’incuria del cancelliere nel coltivare il principale partner di Berlino. Ieri la coincidenza dell’inaugurazione del treno veloce Berlino-Parigi è sembrata quasi un memento per il prossimo governo: bisogna fare meglio.