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Trump: “Parlerò con Putin e Zelensky, basta carneficine”

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Il presidente eletto ribadisce l’intenzione di chiudere l’accordo di pace prima del suo insediamento alla Casa Bianca, il prossimo 20 gennaio
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NEW YORK — «La carneficina in Ucraina deve finire. Parleremo con il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky». Lo ha detto ieri Donald Trump, aggiungendo che «proverò a chiudere un accordo» prima di assumere l’incarico presidenziale, il prossimo 20 gennaio.

Il futuro capo della Casa Bianca ha tenuto a Mar a Lago la sua prima conferenza stampa dopo l’elezione, per annunciare che «Softbank investirà 100 miliardi di dollari in America e creerà almeno 100.000 posti di lavoro». La notizia è diventata l’occasione per un scambio con i giornalisti, durato circa un’ora.

Trump aveva già incontrato Zelensky a settembre, a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, e durante la campagna elettorale aveva promesso di mettere fine alla guerra in 24 ore. Dopo il successo del 5 novembre ha parlato con il leader ucraino, e lo ha rivisto di recente a Parigi con il collega francese Macron, per la riapertura di Notre-Dame. Quella è stata l’occasione per scendere un …

NEW YORK — «La carneficina in Ucraina deve finire. Parleremo con il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky». Lo ha detto ieri Donald Trump, aggiungendo che «proverò a chiudere un accordo» prima di assumere l’incarico presidenziale, il prossimo 20 gennaio.

Il futuro capo della Casa Bianca ha tenuto a Mar a Lago la sua prima conferenza stampa dopo l’elezione, per annunciare che «Softbank investirà 100 miliardi di dollari in America e creerà almeno 100.000 posti di lavoro». La notizia è diventata l’occasione per un scambio con i giornalisti, durato circa un’ora.

Trump aveva già incontrato Zelensky a settembre, a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, e durante la campagna elettorale aveva promesso di mettere fine alla guerra in 24 ore. Dopo il successo del 5 novembre ha parlato con il leader ucraino, e lo ha rivisto di recente a Parigi con il collega francese Macron, per la riapertura di Notre-Dame. Quella è stata l’occasione per scendere un po’ nei dettagli del suo piano di pace, che secondo le indiscrezioni comporterebbe il congelamento della linea attuale del fronte, senza il riconoscimento ufficiale dei territori occupati dalla Russia. L’Ucraina non potrebbe entrare nella Nato, almeno per i prossimi vent’anni, però, riceverebbe forniture di armi così significative da funzionare come deterrente, se Mosca tentasse di nuovo di invaderla.

Trump non ha confermato di aver parlato con Putin, dopo l’elezione, ma fonti di stampa hanno riportato contatti frequenti in varie occasioni. Il futuro capo della Casa Bianca ha detto che «Zelensky vuole la pace», quindi se il collega del Cremlino rifiutasse di negoziare in buona fede, la responsabilità della prosecuzione del conflitto ricadrebbe su di lui. Con tutte le conseguenze del caso, inclusa l’accelerazione del riarmo di Kiev.

Trump ha anche parlato di Medio Oriente, dicendo di aver avuto una conversazione utile col premier israeliano Netanyahu, allo scopo di riportare la stabilità. In Siria ha descritto così l’offensiva dei ribelli: «Penso che la Turchia sia molto intelligente. Ha fatto una presa di potere ostile, senza perdere molte vite. Posso dire che Assad è stato un macellaio».

Il presidente ha parlato poi del mistero dei droni che appaiono in New Jersey, anche sopra il suo club del golf a Bedminster, dove proprio per questo non andrà a passare il weekend: «A Washington sanno esattamente cosa è successo, da dove partono e dove vanno i droni. Per qualche motivo non vogliono parlarne ai cittadini, ma dovrebbero farlo». Poi ha intimato a Biden di smettere la vendita delle attrezzature per costruire il muro al confine col Messico, e non ha escluso la grazia per il sindaco di New York Eric Adams, incriminato per frode e corruzione: «La valuterei». Adams sta considerando se ricandidarsi come repubblicano.

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