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Gaza, la svolta a un passo: su tregua e ostaggi negoziato a oltranza

(reuters)

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Smentita una missione segreta di Netanyahu al Cairo, ma le speranze crescono. Coinvolta anche l’Arabia saudita
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GERUSALEMME — Una giornata febbrile di voci e indiscrezioni, spesso contrastanti, dagli Stati Uniti a Israele, dall’Egitto al Regno Unito, per ribadire un messaggio: i negoziati per il rilascio degli ostaggi prigionieri a Gaza e il cessate il fuoco nella Striscia sarebbero a punto di svolta. Con la Reuters che nel pomeriggio di ieri ha parlato addirittura di un viaggio segreto al Cairo del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu per partecipare ai colloqui, segnalazione poi smentita ufficialmente da Gerusalemme, e Haaretz che invece ha riportato come nell’ambito del percorso per arrivare all’intesa si sarebbe inserita anche la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita.

Le notizie di possibili sviluppi sul fronte della guerra di Gaza si rincorrevano da lunedì, quando Netanyahu aveva chiesto e ottenuto dai giudici del processo che lo vede imputato per abuso di potere, frode e corruzione, di rinviare l’udienza prevista per ieri, mentre il Ministro della Difesa Isra…

GERUSALEMME — Una giornata febbrile di voci e indiscrezioni, spesso contrastanti, dagli Stati Uniti a Israele, dall’Egitto al Regno Unito, per ribadire un messaggio: i negoziati per il rilascio degli ostaggi prigionieri a Gaza e il cessate il fuoco nella Striscia sarebbero a punto di svolta. Con la Reuters che nel pomeriggio di ieri ha parlato addirittura di un viaggio segreto al Cairo del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu per partecipare ai colloqui, segnalazione poi smentita ufficialmente da Gerusalemme, e Haaretz che invece ha riportato come nell’ambito del percorso per arrivare all’intesa si sarebbe inserita anche la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita.

Le notizie di possibili sviluppi sul fronte della guerra di Gaza si rincorrevano da lunedì, quando Netanyahu aveva chiesto e ottenuto dai giudici del processo che lo vede imputato per abuso di potere, frode e corruzione, di rinviare l’udienza prevista per ieri, mentre il Ministro della Difesa Israel Katz aveva detto durante una riunione a porte chiuse della Commissione Affari Esteri della Knesset che un accordo era più vicino che mai.

Ieri un comunicato di Hamas aveva descritto le discussioni in corso come «serie e positive», aggiungendo che un’intesa poteva essere raggiunta a patto che Israele non imponesse nuove condizioni. Nelle ultime settimane, il gruppo terrorista è apparso disposto al compromesso su uno dei punti fondamentali di contrasto con Israele, ovvero la necessità di una cessazione permanente della guerra e il ritiro totale delle truppe dell’Idf da Gaza, aprendo la via per la ripresa dei negoziati – con un ruolo chiave che secondo gli analisti ha giocato anche l’imminente entrata in carica di Donald Trump dopo che il presidente eletto ha promesso di «scatenare l’inferno» se gli ostaggi non saranno tornati entro il 20 gennaio.

L’accordo attualmente in discussione prevederebbe diverse fasi, con un primo periodo di temporanea cessazione delle ostilità in cambio della liberazione di un certo numero di ostaggi (donne, anziani, malati), il ritiro dei soldati dai centri abitati e un incremento degli aiuti umanitari autorizzati a entrare nella Striscia.

Nodi ancora aperti sarebbero, secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, la possibilità o meno dei residenti della zona a nord di Gaza di tornare a casa e il numero e l’identità dei detenuti palestinesi da rilasciare – in particolare di coloro che sono stati condannati per reati di sangue. In un secondo momento si arriverebbe anche alla liberazione di soldati e uomini giovani in ostaggio e alla fine permanente della guerra.

Alcune fonti anonime citate in esclusiva da Haaretz avrebbero assicurato che questa fase comprenderebbe anche la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita, con Gerusalemme che si impegnerebbe a un «percorso verso uno stato palestinese» e Riad che entrerebbe nella coalizione di Paesi arabi – inclusa l’Autorità nazionale palestinese – che si occuperebbe della ricostruzione di Gaza.

«Riteniamo - e lo hanno detto anche gli israeliani - che ci stiamo avvicinando, ma siamo anche cauti nel nostro ottimismo», ha dichiarato in un’intervista a Fox News il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca John Kirby: «Ci siamo già trovati nella situazione di non riuscire a tagliare il traguardo».

Nel corso di una conferenza stampa organizzata dal Forum delle Famiglie degli Ostaggi, diversi ex prigionieri e parenti di chi ancora si trova a Gaza – 96, di cui almeno 35 già deceduti - hanno chiesto alle autorità israeliane di raggiungere un’intesa per riportare tutti a casa allo stesso momento, memori di quanto accaduto poco più di un anno fa, quando l’accordo che aveva liberato oltre cento ostaggi collassò dopo una settimana.

«Per 55 giorni ho vissuto all’inferno, 55 giorni di fame, impotenza, umiliazione e paura», ha ricordato Ilana Gritzewsky, liberata il 30 novembre 2023 dopo essere stata rapita dal kibbutz Nir Oz con il fidanzato Matan Zangauker, che rimane nella Striscia. «So cosa si prova in quell’inferno. So cosa stanno passando in questo momento: non potete abbandonarli neppure per un altro giorno. Serve un accordo completo ora. Non lasciate indietro nessuno. Mettete fine alla guerra in cambio di un accordo».

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