Gisèle Pelicot dopo la condanna dell’ex marito: “Penso alle vittime di violenze non riconosciute”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Dopo tre mesi di dibattimento, è il momento della sentenza. L'attesa è grande per un processo che ha aperto un dibattito in Francia, risvegliando le coscienze, avviando una riflessione sulla «cultura dello stupro» e un patriarcato che sottotraccia attraversa ancora la società. Gisèle Pelicot è arrivata nell'aula scortata da agenti, tra la folla che l'applaudiva. La donna che ha compiuto 72 anni qualche giorno fa ha ascoltato in silenzio la lettura del verdetto, a testa alta, come ha sempre fatto dal 2 settembre quando è cominciata una maratona che non ha precedenti nella storia giudiziaria francese: quasi un centinaio di stupri, organizzati da Dominique Pelicot con decine di complici in un periodo compreso tra il 2011 e il 2020.
«Colpevole», «colpevole». Il presidente della Corte comincia la lettura delle condanne per i cinquantuno imputati. Tutti dichiarati colpevoli dalla Corte. Il primo nome pronunciato è proprio quello di Dominique Pelicot colpevole di «stupro aggravato»…
PARIGI – Dopo tre mesi di dibattimento, è il momento della sentenza. L'attesa è grande per un processo che ha aperto un dibattito in Francia, risvegliando le coscienze, avviando una riflessione sulla «cultura dello stupro» e un patriarcato che sottotraccia attraversa ancora la società. Gisèle Pelicot è arrivata nell'aula scortata da agenti, tra la folla che l'applaudiva. La donna che ha compiuto 72 anni qualche giorno fa ha ascoltato in silenzio la lettura del verdetto, a testa alta, come ha sempre fatto dal 2 settembre quando è cominciata una maratona che non ha precedenti nella storia giudiziaria francese: quasi un centinaio di stupri, organizzati da Dominique Pelicot con decine di complici in un periodo compreso tra il 2011 e il 2020.
«Colpevole», «colpevole». Il presidente della Corte comincia la lettura delle condanne per i cinquantuno imputati. Tutti dichiarati colpevoli dalla Corte. Il primo nome pronunciato è proprio quello di Dominique Pelicot colpevole di «stupro aggravato» e condannato a vent'anni di reclusione, la pena massima chiesta dall'accusa. Nella sua prima deposizione a settembre, l'ex marito della vittima aveva ammesso tutti i fatti. «Sono uno stupratore, lo sono quanto loro» aveva detto, guardando agli altri imputati.
Il primo pensiero di Gisèle Pelicot dopo la condanna è andato alle vittime non riconosciute di violenze sessuali: "Penso alle vittime non riconosciute, le cui storie spesso rimangono nell'ombra. Voglio che sappiate che condividiamo la stessa lotta", ha detto. Nonostante l'orrore subito per anni e anni, la Pelicot ha sottolineato di avere "ora fiducia nella nostra capacità di cogliere collettivamente un futuro in cui tutti, donne e uomini, possano vivere in armonia, con rispetto e comprensione reciproca".
Non c'era quindi suspense sulla sua condanna, ma la novità è che i giudici lo dichiarano colpevole anche per le immagini girate sulla figlia Caroline, convinta di essere stata anche lei drogata e vittima di violenze. Caroline è in prima fila, con i due fratelli, David e Florian, che hanno descritto il padre come un «Demonio». Pelicot è dichiarato colpevole anche di stupro su un'altra donna, abusata con la complicità del marito.
L'incertezza sulla sentenza si concentrava invece sui complici di Pelicot. I video delle violenze sessuali, girati da Pelicot nella perversione della sua routine, sono stati mostrati in aula in tutta la loro crudezza. Non potendo negare i fatti, la maggior parte degli imputati ha però sostenuto in aula di non aver saputo che Gisèle era drogata. Altri erano convinti di partecipare a un «gioco libertino» tra marito e moglie. Gli avvocati della difesa hanno tutti cercato di spingere queste tesi, lamentando la pressione mediatica che si è esercitata sui giudici e il rischio di pronunciare pene più severe del dovuto. Alla fine, le pene decise dai giudici sono in alcuni casi un po’ inferiori alle richieste dell’accusa, che andavano da 4 a 18 anni di carcere. Molti dei condannati hanno già annunciato di voler fare appello. Alcuni di quelli cui sono stati comminati tre anni con due di condizionale sono così usciti liberi dal tribunale, avendo già scontato parte della pena nella detenzione provvisoria.
E' il punto che fa più polemica nella sentenza. L'abbassamento delle pene ha provocato qualche fischio all'esterno del tribunale. “Honte à la justice”, vergogna alla giustizia, urlano delle militanti. In aula i figli di Gisèle hanno pronunciato parole di disapprovazione. “Non è possibile” ha detto Caroline. E' probabile che la procura sceglierà di fare appello, così come molti dei condannati. Pelicot non ha ancora deciso su un eventuale appello. «Prendiamo atto della sentenza» ha spiegato la sua avvocata Béatrice Zavarro lodando la «dignità» di Gisèle durante tutto il processo.
I cinque giudici della Corte si erano ritirati lunedì per deliberare. La lettura è cominciata con un po' di ritardo, in un tribunale gremito di giornalisti ma anche militanti e cartelli in sostegno della vittima. «Merci Gisèle» è scritto anche su uno striscione appeso nella notte nelle antiche mura di Avignone. Nella requisitoria finale i due pm che hanno portato avanti l'accusa hanno auspicato che la sentenza permetta di “guardare al futuro”. “Con il vostro verdetto, potrete dire che non esiste uno stupro ordinario, accidentale, involontario” ha sottolineato la pm Laure Chabaud rivolgendosi ai giudici. “Restituirete a Gisèle Pelicot una parte dell’umanità che le è stata rubata. Invierete alle donne il messaggio che non c'è fatalità nella sofferenza, e agli uomini che non c'è fatalità nell’agire male. Ci guiderete - ha concluso la pm - nell'educazione dei nostri figli, perché è attraverso l'educazione che si realizzerà il cambiamento”.