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I leader a cena da Rutte per offrire a Trump il piano di pace europeo: “Caschi blu Ue e turchi”

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I capi di governo a casa del capo dell’Alleanza si preparano allo sprint diplomatico Usa di gennaio: “In caso di tregua garanzie di sicurezza per Kiev”
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Bruxelles - «Trump ci chiede cosa può dare l’Europa per la pace in Ucraina». Nel vertice ristretto organizzato a Bruxelles dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, è stata questa la domanda fondamentale posta a tutti i presenti. Perché il negoziato con Mosca dal prossimo gennaio potrebbe subire una svolta. E serve un “piano”. Un “piano” per garantire la pace.

Intorno al tavolo, nella residenza privata del capo dell’Alleanza atlantica, si sono allora seduti i leader di Italia, Germania, Polonia, Francia, Olanda e Danimarca e inevitabilmente la discussione è caduta sulla possibilità che gli europei organizzino e gestiscano una eventuale “forza di interposizione”. Non da soli. Perché serviranno come minimo 40 mila uomini e prevedibilmente circa 150 mila. Ma ci sarà bisogno dell’aiuto di altri partner: in primo luogo la Turchia. Sapendo per di più che la missione non potrà avere il ”cappello” della Nato e molto probabilmente non avrà quello dell’Onu. Le “insegne” più neutre a…

Bruxelles - «Trump ci chiede cosa può dare l’Europa per la pace in Ucraina». Nel vertice ristretto organizzato a Bruxelles dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, è stata questa la domanda fondamentale posta a tutti i presenti. Perché il negoziato con Mosca dal prossimo gennaio potrebbe subire una svolta. E serve un “piano”. Un “piano” per garantire la pace.

Intorno al tavolo, nella residenza privata del capo dell’Alleanza atlantica, si sono allora seduti i leader di Italia, Germania, Polonia, Francia, Olanda e Danimarca e inevitabilmente la discussione è caduta sulla possibilità che gli europei organizzino e gestiscano una eventuale “forza di interposizione”. Non da soli. Perché serviranno come minimo 40 mila uomini e prevedibilmente circa 150 mila. Ma ci sarà bisogno dell’aiuto di altri partner: in primo luogo la Turchia. Sapendo per di più che la missione non potrà avere il ”cappello” della Nato e molto probabilmente non avrà quello dell’Onu. Le “insegne” più neutre agli del Cremlino sono quelle dell’Ue.

Il compito di tracciare le prime linee della trattativa se l’è dunque assunto Rutte. Che ha ricevuto una sorta di mandato ufficioso da Donald Trump. Tutto, infatti, nasce nel faccia a faccia del mese scorso in Florida. Il messaggio del futuro inquilino della Casa Bianca è stato chiaro: serve la pace in Ucraina, non ci sono soluzioni preconfezionate ma l’Europa deve dire cosa può mettere al centro del negoziato. Quale possa essere il suo contributo.

Il Segretario generale della Nato ha quindi colto l’occasione dell’appuntamento già fissato con il presidente ucraino Zelensky per allargare il giro delle consultazioni. Sentendo telefonicamente anche il francese Macron e il britannico Starmer. Con l’obiettivo, appunto, di tornare nel giro di poche settimane negli States per riferire a Trump. E illustrare quali possano essere le intenzioni e le disponibilità europee.

Che qualcosa stia cambiando sullo scenario ucraino, del resto, lo si era capito già ieri mattina con le parole di Zelensky: ha ammesso che Crimea e Donbass non sono più riconquistabili. Una premessa indispensabile per “congelare” lo status quo. E arrivare ad una sorta di “frozen conflict” sul modello coreano. Una prospettiva che Zelensky ha iniziato a valutare per due motivi: il pressing trumpiano e le difficoltà politiche interne al suo Paese.

Nella discussione di ieri sera, allora, sono stati discussi due dati. Il primo è economico: il supporto dell’Ue all’Ucraina non verrà interrotto. L’ultimo finanziamento viene considerato sufficiente per affrontare tutte o quasi le esigenze di Kiev fino al prossimo autunno. E continuerà.

Il secondo aspetto è bellico. Riguarda, appunto, il mantenimento in sicurezza dell’eventuale cessate il fuoco. Il presidente americano eletto ha fatto sapere informalmente che giudica questa operazione un compito degli alleati geograficamente più vicini all’area del conflitto. In sostanza all’Ue. Ma non si tratta di una questione di poco conto. Il confine russo-ucrano da presidiare, infatti, sarebbe non inferiore a 900 chilometri: quasi come tutta l’Italia. Uno spazio simile avrebbe bisogno di almeno 150 mila uomini.

Se la tregua comportasse necessità inferiori comunque il contingente di pace non potrebbe scendere sotto i 40-50 mila soldati. Una cifra insostenibile per i soli eserciti del Vecchio Continente. E che, infatti, non ha trovato una piena condivisione. Se la Francia ha già dichiarato la sua disponibilità a intervenire, la Polonia ha sollevato più di un dubbio. Anche per i dissidi interni che hanno costretto il presidente Duda e il premier Tusk a dividersi i compiti. A cena nella residenza di Rutte è andato proprio Duda. L’Italia, ad esempio, difficilmente potrebbe impiegare più di 5 mila uomini.

Per questo è stato valutato l’apporto delle truppe di un altro alleato Nato: la Turchia. Lo stesso Trump aveva lodato il ruolo di Ankara: nella caduta di Assad in Siria e nell’indebolimento della Russia in quell’area che ha rafforzato l’autorevolezza di Erdogan agli occhi della nuova amministrazione di Washington. Non solo. La formazione di un forza euro-turca sigillerebbe il nuovo equilibrio tanto caro al presidente turco.

I dubbi durante la cena riguardano l’apporto logistico all’operazione di pace in Ucraina. Senza gli Usa è difficile che la componente legata ad esempio alla parte tecnologica possa essere davvero efficiente. Per il presidente Usa, almeno nella discussione riferita al tavolo di Rutte, questo elemento potrà essere discusso successivamente se gli europei si impegneranno a stare sul campo. Da tenere presente che per ogni militare impegnato nelle azioni di combattimento ce ne sono diverse decine che agiscono dietro le quinte per fornire l’appoggio logistico.

Non è comunque un caso che nei piani della Nato è ormai maturata la necessità di aumentare da 100 a 300 mila il numero di soldati complessivi dell’Alleanza. Segno che l’impegno bellico è destinato a crescere. E che lo scenario ucraino sta diventando sempre più vicino all’Ue.

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