Processo Pelicot, la figlia nuda e il sospetto incesto: il filone nascosto degli orrori di Mazan
di Benedetta Perilli«Penso ai miei tre figli. Penso ai miei nipoti perché sono il futuro ed è per loro che ho condotto questa lotta», dice Gisèle Pelicot uscendo dal palazzo di giustizia di Avignone. Su di lei è stato scritto e raccontato tutto quello che la potenza della sua storia merita, meno si è parlato invece di chi con lei ha condiviso questa tragedia. In particolare della figlia Caroline, 45 anni, manager e madre di un figlio, finita anche lei nel processo per gli stupri di Mazan perché protagonista, insieme alla madre e alle ex nuore, di alcune immagini a sfondo sessuale scattate dal padre Dominique e diffuse online, e per le quali è stato condannato ieri. Ma c’è chi sostiene che l’uomo possa presto tornare in tribunale: su di lui pesa il sospetto dell’accusa di incesto.
«Penso ai miei tre figli. Penso ai miei nipoti perché sono il futuro ed è per loro che ho condotto questa lotta», dice Gisèle Pelicot uscendo dal palazzo di giustizia di Avignone. Su di lei è stato scritto e raccontato tutto quello che la potenza della sua storia merita, meno si è parlato invece di chi con lei ha condiviso questa tragedia. In particolare della figlia Caroline, 45 anni, manager e madre di un figlio, finita anche lei nel processo per gli stupri di Mazan perché protagonista, insieme alla madre e alle ex nuore, di alcune immagini a sfondo sessuale scattate dal padre Dominique e diffuse online, e per le quali è stato condannato ieri. Ma c’è chi sostiene che l’uomo possa presto tornare in tribunale: su di lui pesa il sospetto dell’accusa di incesto.
Caroline Darian, nome d’arte nato dalla fusione dei nomi dei suoi fratelli e pilastri David (50 anni) e Florian (38), ha testimoniato nel processo nel quale è parte civile. «Il 2 novembre 2020, alle ore 20.35, la mia vita si è letteralmente capovolta», ha dichiarato ricordando il momento in cui ha scoperto dalla voce di sua madre che suo padre era un mostro.
«Amavo mio padre, amavo l’immagine dell’uomo che pensavo di conoscere, sano, premuroso, attento», ha spiegato descrivendo quando è stata convocata in questura insieme ai fratelli e le è stata mostrata la foto di una ragazza nuda. «Si vedono le natiche in primo piano, dorme in posizione fetale, non la riconosco», dichiarò allora Caroline. «Questa donna è lei», le rispose il poliziotto, spiegandole che l’immagine si trovava in un file sul pc del padre chiamato “mia figlia nuda”. Caroline scopri così di essere anche lei vittima.
Più passa il tempo e più aumenta la convinzione, sua e dei fratelli, che l’uomo non si sia limitato alle foto. «Mi considero la grande dimenticata di questo processo. So che mi ha drogata e stuprata, la sola differenza tra Gisèle e me, è che per lei ci sono delle prove. Per me è solo il dramma assoluto», ha dichiarato ai giudici. Accusa che il padre ha respinto anche se i sospetti di incesto contro Dominique Pelicot sono ora oggetto di ulteriori indagini. Su quella foto, in aula è intervenuto anche il marito di Caroline, spiegando che la donna non «dorme mai in quella posizione, per me la domanda non è se sia stata drogata ma perché».
Intanto Caroline Darian ha creato l’associazione “M’endors pas”, che lotta contro la sottomissione chimica in Francia, e raccontato la sua storia nel libro “E ho smesso di chiamarti papà” (che uscirà in Italia il 18 febbraio per Utet).