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Processo Pelicot, 20 anni all’ex marito. Gisèle: “Ho lottato per tutte le vittime”

(afp)

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Condannati per gli stupri i 50 complici. Ma le pene dividono e c’è chi grida “Vergogna”
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PARIGI — La lettura della sentenza comincia con un po’ di ritardo, nel tribunale di Avignone gremito di giornalisti e militanti. «Merci Gisèle» è scritto su uno striscione appeso nella notte sulle antiche mura della città dei Papi. Gisèle Pelicot arriva scortata da agenti, tra la folla che l’applaude. La donna che ha compiuto 72 anni qualche giorno fa ascolta in silenzio la lettura della sentenza, a testa alta, come ha sempre fatto da quando è cominciata una maratona che non ha precedenti nella storia giudiziaria francese: quasi un centinaio di stupri, organizzati da Dominique Pelicot su sua moglie, con decine di complici, tra il 2011 e il 2020.

(reuters)

Tutti colpevoli, dice la sentenza di un processo che ha aperto un dibattito in Francia, risvegliando le coscienze, avviando una riflessione sulla «cultura dello stupro» e un patriarcato che sottotraccia attraversa ancora la società. Il primo nome pron…

PARIGI — La lettura della sentenza comincia con un po’ di ritardo, nel tribunale di Avignone gremito di giornalisti e militanti. «Merci Gisèle» è scritto su uno striscione appeso nella notte sulle antiche mura della città dei Papi. Gisèle Pelicot arriva scortata da agenti, tra la folla che l’applaude. La donna che ha compiuto 72 anni qualche giorno fa ascolta in silenzio la lettura della sentenza, a testa alta, come ha sempre fatto da quando è cominciata una maratona che non ha precedenti nella storia giudiziaria francese: quasi un centinaio di stupri, organizzati da Dominique Pelicot su sua moglie, con decine di complici, tra il 2011 e il 2020.

(reuters)

Tutti colpevoli, dice la sentenza di un processo che ha aperto un dibattito in Francia, risvegliando le coscienze, avviando una riflessione sulla «cultura dello stupro» e un patriarcato che sottotraccia attraversa ancora la società. Il primo nome pronunciato nel verdetto è proprio quello di Dominique Pelicot. Il pensionato si alza in piedi appoggiato a un bastone, non si muove quando sente il presidente della Corte che lo dichiara colpevole di «stupro aggravato», condannato a vent’anni di reclusione, la pena massima chiesta dall’accusa. Nella sua prima deposizione a settembre, l’ex marito aveva ammesso tutti i fatti. «Sono uno stupratore, lo sono quanto loro», aveva detto, guardando gli altri imputati. Non c’era quindi suspense sulla condanna, ma la novità è che i giudici lo dichiarano colpevole anche per le immagini girate sulla figlia Caroline, convinta di essere stata anche lei drogata e vittima di violenze. Caroline è in prima fila, con i due fratelli, David e Florian, che hanno descritto il padre come un «Demonio». Pelicot è dichiarato colpevole anche di stupro su un’altra donna, abusata con la complicità del marito.

L’incertezza nella sentenza si concentrava invece sui complici: 50 imputati che hanno violentato Gisèle. I video delle violenze sessuali, girati dal marito nella perversione della sua routine, sono stati mostrati in aula in tutta la loro crudezza. Non potendo negare i fatti, la maggior parte degli imputati ha però sostenuto in aula di non aver saputo che Gisèle era drogata e non consenziente. Altri erano convinti di partecipare a un «gioco libertino» tra marito e moglie. Gli avvocati della difesa hanno cercato di spingere queste tesi, lamentando la pressione mediatica esercitata sui giudici e il rischio di pronunciare pene più severe del dovuto. Alla fine i 50 imputati sono dichiarati anche loro colpevoli di stupro. Ma il verdetto riduce le pene chieste dell’accusa, che andavano da 4 a 18 anni di carcere. Per quasi la metà dei condannati la pena di detenzione non arriva a dieci anni. Sei imputati escono liberi, condannati a tre anni, con due di condizionale, avendo scontato parte della pena in detenzione provvisoria. In aula i figli di Gisèle pronunciano parole di disapprovazione. «Non è possibile», commenta la primogenita Caroline. «Honte à la justice», vergogna alla giustizia, urlano militanti fuori dal tribunale per le attenuanti che sono state applicate dai giudici.

(fotogramma)

Rispondendo rapidamente ai cronisti, la diretta interessata ha detto invece di «rispettare» la sentenza. Gisèle ha anche tenuto ad esprimere «profonda gratitudine» a tutte le persone che l’hanno sostenuta in questi mesi. «Ho lottato per i miei figli e i miei nipoti. Ho lottato per tutte le vittime di violenze», prosegue Gisèle, diventata un simbolo suo malgrado. «Penso alle vittime di stupro non riconosciute, le cui storie restano spesso nell’ombra. Voglio dirvi che condividiamo la stessa lotta», conclude mentre i commenti di sostegno travalicano la politica francese – unanime, a cominciare dal neopremier François Bayrou – per arrivare a leader europei come Olaf Scholz e Pedro Sánchez. È probabile che la procura farà appello, così come molti dei condannati. Dominique Pelicot non ha ancora deciso. «Prendiamo atto della sentenza», ha spiegato la sua avvocata Béatrice Zavarro lodando la «dignità» di Gisèle durante tutto il processo.

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