Volker: “Trump sentirà Putin, ma lo zar è in difficoltà. Il tycoon blocchi la sua falsa apertura”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliKurt Volker
NEW YORK — «Putin fa i giochetti, ci prende in giro. Trump, che vuole chiamarlo, dovrebbe rispondere no alle sue false aperture e dirgli che se vuole una soluzione, deve mettere fine alla guerra che ha scatenato e trattare in maniera onesta». Kurt Volker, che di Trump è stato l’inviato in Ucraina, non ha dubbi.
Perché non crede a Putin?
«Dice che negozierà dopo le elezioni, perché sa benissimo che non è possibile tenerle in un Paese in guerra. Cerca di imbarazzare l’Ucraina, provare che non è una democrazia, dimostrare che Zelensky non è popolare e minare il supporto occidentale».
Forse sta anche dicendo no a Trump, senza dirgli no?
«Esatto, non vuole la responsabilità di rifiutare l’offerta di dialogo. In realtà ha bisogno di stabilizzare in fretta la guerra, perché è in difficoltà, ma senza apparire debole».
Come dovrebbe rispondere il presidente entrante?
«Trump vuole parlare con Putin e credo che presto lo farà. Deve dire no, teniamo le cose semplici: tu hai scatenato …
NEW YORK — «Putin fa i giochetti, ci prende in giro. Trump, che vuole chiamarlo, dovrebbe rispondere no alle sue false aperture e dirgli che se vuole una soluzione, deve mettere fine alla guerra che ha scatenato e trattare in maniera onesta». Kurt Volker, che di Trump è stato l’inviato in Ucraina, non ha dubbi.
Perché non crede a Putin?
«Dice che negozierà dopo le elezioni, perché sa benissimo che non è possibile tenerle in un Paese in guerra. Cerca di imbarazzare l’Ucraina, provare che non è una democrazia, dimostrare che Zelensky non è popolare e minare il supporto occidentale».
Forse sta anche dicendo no a Trump, senza dirgli no?
«Esatto, non vuole la responsabilità di rifiutare l’offerta di dialogo. In realtà ha bisogno di stabilizzare in fretta la guerra, perché è in difficoltà, ma senza apparire debole».
Come dovrebbe rispondere il presidente entrante?
«Trump vuole parlare con Putin e credo che presto lo farà. Deve dire no, teniamo le cose semplici: tu hai scatenato la guerra e tu devi fermarla. Poi parliamo del futuro, ma gli ucraini decidono cosa accade in Ucraina».
Zelensky ha concesso qualche apertura. Come le giudica?
«Fa bene, sia per andare incontro a Trump, sia perché ha sempre voluto una giusta soluzione del conflitto. Però fa anche bene a sottolineare che il nazista è Putin: elezioni e negoziati si potranno tenere, se fermerà la guerra che lui ha scatenato».
Perché dice che Putin è in difficoltà?
«L’economia sta davvero cedendo: inflazione al 10%, tassi di interesse al 20%. Non sa più come pagare i soldati e ha dovuto chiedere aiuto alla Corea del Nord. Non dico che il collasso sia imminente: può continuare a fare quello sta facendo, cioè stampare rubli e bruciare riserve. Però la situazione è cattiva e lo sa».
Non sta vincendo sul piano militare?
«No. Pochi chilometri di territorio ripresi, a costi umani ed economici enormi».
Lei è stato ambasciatore alla Nato: cosa dovrebbero fare i suoi colleghi?
«Diverse cose. Prima di tutto la Nato deve affermare che si assume la responsabilità della sicurezza di Kiev, creando un fondo finanziato da tutti gli alleati, a cui gli Usa non contribuiscano più del 20%. Poi deve continuare ad equipaggiare e addestrare gli ucraini. Per avere le risorse necessarie, gli investimenti nella difesa devono salire al 3% del pil, Italia compresa».
Il ministro alla Difesa italiano Crosetto ha detto di essere disponibile a fornire truppe, in caso di accordo sulla tregua, per una missione di pace Onu.
«Russia e Cina non l’approveranno mai al Consiglio di Sicurezza. Le garanzie all’Ucraina può darle solo la Nato. Una volta che ci sarà il cessate il fuoco, se e quando avverrà, i membri europei dell’Alleanza dovranno fornire le truppe per assicurarne il rispetto. Poi dovranno equipaggiare e addestrare gli ucraini, fornendo le difese aeree, mentre gli Usa garantiranno il back up, il supporto militare e logistico alle spalle».