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Mosca gela le speranze di una tregua. Ue: “La svolta non c’è”

(agf)

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Il discorso di Putin si abbatte sul vertice del Consiglio europeo riunito a Bruxelles. E restano le divisioni su come garantire l’eventuale pace in Ucraina
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BRUXELLES - Il discorso di Putin gela il Consiglio europeo. Il presidente russo parla mentre è in corso il summit Ue e quella piccola punta di ottimismo sulle chance di una tregua, improvvisamente appare spezzata. Le parole del presidente ucraino Zelensky risuonano nella sala dell’Europa Building come una nefasta conferma. «Putin è un pazzo, è molto pericoloso perché ama uccidere».

Del resto le condizioni poste dal Cremlino sono inaccettabili dal leader di Kiev e dai capi di Stato e di governo dell’Unione. Che leggono soprattutto il diktat sulle elezioni in Ucraina come una provocazione. Le note di agenzia arrivano sul tavolo del Consiglio e tutti le leggono con sorpresa e preoccupazione. Per di più i vertici europei non si presentano nemmeno uniti su come garantire l’eventuale pace nel paese attaccato dalla Russia. Anche nella riunione ristretta della Nato di mercoledì sera non è uscita una linea univoca. Lo spagnolo Sánchez, poi, dice a chiare lettere che Madrid non parteciperà…

BRUXELLES - Il discorso di Putin gela il Consiglio europeo. Il presidente russo parla mentre è in corso il summit Ue e quella piccola punta di ottimismo sulle chance di una tregua, improvvisamente appare spezzata. Le parole del presidente ucraino Zelensky risuonano nella sala dell’Europa Building come una nefasta conferma. «Putin è un pazzo, è molto pericoloso perché ama uccidere».

Del resto le condizioni poste dal Cremlino sono inaccettabili dal leader di Kiev e dai capi di Stato e di governo dell’Unione. Che leggono soprattutto il diktat sulle elezioni in Ucraina come una provocazione. Le note di agenzia arrivano sul tavolo del Consiglio e tutti le leggono con sorpresa e preoccupazione. Per di più i vertici europei non si presentano nemmeno uniti su come garantire l’eventuale pace nel paese attaccato dalla Russia. Anche nella riunione ristretta della Nato di mercoledì sera non è uscita una linea univoca. Lo spagnolo Sánchez, poi, dice a chiare lettere che Madrid non parteciperà all’eventuale operazione di peacekeeping.

Zelensky ne è consapevole e sottolinea che «la forza dell’Ue risiede nell’unità», così come l’importanza di una «unità tra Usa e Ue» perché «solo insieme gli Stati Uniti e l’Europa potranno davvero fermare Putin e salvare l’Ucraina». Una considerazione che sembra anche bocciare l’idea che una eventuale forza di interposizione possa fare a meno degli States: «Le sole garanzie europee non bastano». Una critica che imbarazza gli europei. Costa e von der Leyen ad esempio non riescono nella conferenza stampa finale a rispondere al rilievo di Zelensky. Il quale infatti preferisce tendere la mano al nuovo presidente americano: «Trump è una persona forte, è importante che sia dalla nostra parte e che ci aiuti a fermare la guerra».

Tutti sanno che da gennaio, ossia dal suo insediamento, il nuovo inquilino della Casa Bianca spingerà per un accordo. In vista di quel forcing anche il leader ucraino pone le sue sette condizioni: «Invitare l’Ucraina ad aderire alla Nato; progressi nell’adesione all’Ue; rafforzare la nostra difesa; maggiori investimenti nella produzione di armi; sanzioni alla Russia fino al raggiungimento di una pace completa e duratura; utilizzare i beni russi congelati; aiutare l’Ucraina nella ricostruzione». Di certo Zelensky non intende accettare un ”congelamento” del conflitto.

Il consiglio europeo intanto, nelle sue conclusioni, sembra prendere atto che non si può ancora parlare di una svolta nelle trattative per una tregua o un cessate il fuoco. E infatti nel documento finale «riconferma l’impegno incrollabile a fornire un continuo sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico all’Ucraina e al suo popolo per tutto il tempo necessario e con la massima intensità necessaria. La Russia non deve prevalere», e chiede di intensificare gli sforzi nell’aiuto bellico.

Come dice il presidente del consiglio europeo Costa citando Draghi: «Whatever it takes». E ripete: «Solo l’Ucraina può dare il via alle negoziazioni: non è il momento di speculare sulle varie opzioni ma di rafforzare Kiev per qualunque scenario». Anche perché l’obiettivo non può che essere ora quello di mettere l’Ucraina nelle migliori condizioni in vista dell’eventuale negoziato. «Il 2025 – rimarca Ursula von der Leyen – sarà cruciale». Ma appunto l’Europa, al momento, non sembra unita. E il premier olandese Schoof addirittura boccia gli eurobond per la difesa: «Prima si rispetti lo standard di spesa del 2%».

Senza contare che il premier ungherese Orbán, nello suo ultimo vertice europeo da presidente di turno, rilancia la sua proposta di cessate il fuoco. Al quale von der Leyen risponde con nettezza: «Questa è la guerra di Putin».

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