Dal supporto all’Afd alle donazioni per la destra britannica: così Musk guida l’internazionale nera
dai nostri corrispondenti Antonello Guerrera , Paolo MastrolilliNon è la prima volta, e presumibilmente non sarà l’ultima, però l’appoggio di Elon Musk per un partito come l’Afd, che l’ex deputato repubblicano Adam Kinzinger ha definito "letteralmente neonazista", appare come uno spartiacque nella svolta estremistica dell’imprenditore sudafricano. Anche perché oltre ai soldi e le piattaforme digitali che può mettere al servizio di questa internazionale della destra, c’è ora il ruolo sproporzionato che sta assumendo nella prossima amministrazione Trump.
La benedizione per Alternative for Germany è solo l’ultima in ordine di tempo. Certamente gli interessi imprenditoriali di Musk hanno un peso in queste scelte, ma non bastano a spiegarle, perché lui aveva comunque avuto successo anche prima, diventando l'uomo più ricco al mondo senza bisogno della svolta politica a destra.
La longa manus dell’internazionale populista di Elon Musk è esondata, pesantemente, anche nel Regno Unito. Dove l’uomo più ricco del mondo ha prima lanciato una guerra online cont…
Non è la prima volta, e presumibilmente non sarà l’ultima, però l’appoggio di Elon Musk per un partito come l’Afd, che l’ex deputato repubblicano Adam Kinzinger ha definito "letteralmente neonazista", appare come uno spartiacque nella svolta estremistica dell’imprenditore sudafricano. Anche perché oltre ai soldi e le piattaforme digitali che può mettere al servizio di questa internazionale della destra, c’è ora il ruolo sproporzionato che sta assumendo nella prossima amministrazione Trump.
La benedizione per Alternative for Germany è solo l’ultima in ordine di tempo. Certamente gli interessi imprenditoriali di Musk hanno un peso in queste scelte, ma non bastano a spiegarle, perché lui aveva comunque avuto successo anche prima, diventando l'uomo più ricco al mondo senza bisogno della svolta politica a destra.
La longa manus dell’internazionale populista di Elon Musk è esondata, pesantemente, anche nel Regno Unito. Dove l’uomo più ricco del mondo ha prima lanciato una guerra online contro la giustizia britannica e il primo ministro Keir Starmer per il pugno di ferro contro le rivolte razziste dopo la strage di bambine a Southport, la scorsa estate. Poi ha iniziato a sostenere Nigel Farage, re euroscettico della destra inglese e storico compare di Donald Trump.
Qualche giorno fa, Farage è volato in Florida a trovare il presidente eletto insieme a Nick Candy, nuovo alfiere di questa falange populista senza confini: miliardario inglese degli immobili, ha appena mollato i tories per appoggiare Farage. Alla fine, Musk, Farage e Candy si sono concessi in una foto esemplare: insieme, sorridenti, in una lussuosa stanza di Mar-a-Lago, con alle spalle un ritratto di Trump in tenuta da cricket inglese.
L’altro giorno il presidente della Commissione Elettorale britannica ha esortato Starmer a promulgare nuove leggi per limitare i finanziamenti stranieri a partiti. Lo spauracchio sono le decine di milioni che Musk si appresterebbe a donare a Farage per sconvolgere la politica del Regno. A sentire alte fonti di Whitehall e del governo, il Labour vorrebbe cambiare le norme, ma molti sono riluttanti: il rischio è che una riforma simile venga bollata come "anti Musk", scatenando un effetto boomerang. Una monumentale democrazia occidentale che oramai teme le shitstorm di Musk e dei social.
La militanza di Elon ha avuto il suo effetto più visibile sulla rielezione di Trump, ma viene da lontano. La lista dei suoi interventi a gamba tesa nella politica internazionale è lunga, e si allunga di giorno in giorno. Ha accusato la nuova Commissione europea di essere un organismo anti democratico, dopo aver litigato con Bruxelles in molte altre occasioni, a partire dall’inchiesta aperta per la possibile violazione del Digital Services Act con il social X. Nel frattempo ha contestato l’annullamento delle elezioni presidenziali rumene, ricevendo il ringraziamento del candidato putiniano Calin Georgescu. Questo non sorprende, a dire il vero, perché sono noti i suoi rapporti confidenziali col capo del Cremlino, che ha visto e sentito in varie occasioni. Per non parlare dell’iniziale entusiasmo in difesa dell’Ucraina, trasformatosi poi nella minaccia di staccare a Zelensky la spina del collegamento ai satelliti Starlink, indispensabili per difendersi.
In Italia, prima ancora di premiare Giorgia Meloni e New York, si era già schierato con lei e con il capo della Lega Salvini, attaccando il sistema giudiziario per il processo Open Arms, chiuso con l’assoluzione, e le obiezioni sull’operazione per trasferire i migranti in Albania.
Ha paragonato il leader canadese Trudeau a Hitler, per le misure decise durante la pandemia di Covid, abbracciato l’argentino Milei e strizzato l’occhio a Le Pen in Francia. Ora però elogia un partito che non nasconde la propria nostalgia per il nazismo.
La parabola che ha portato Musk su questa strada è complessa, come la sua personalità. E’ nato e cresciuto in Sudafrica, dove il padre Errol giura che fosse contro l’apartheid, ma il nonno materno J. N. Haldeman invece lo condivideva e lo appoggiava.
A 18 anni si era trasferito prima in Canada e poi negli Usa, diventando un liberal, o almeno così sembrava. Nel 2020 aveva votato Biden, ma poi qualcosa si era rotto. Il Wall Street Journal ha scritto che dopo l’elezione di Joe, Elon aveva cercato di stabilire un contatto con lui, però era stato rifiutato. In particolare quando nell’agosto del 2021 la Casa Bianca aveva organizzato un evento per promuovere le auto elettriche, senza però invitare il fondatore di Tesla, l’azienda che ne produce di più negli Usa. Motivo: non urtare il sindacato del settore United Auto Workers, che aveva appoggiato Biden ma non voleva Musk intorno.
L’ego spesso fa brutti scherzi, e forse la decisione di snobbarlo si è unita ad altri motivi di insoddisfazione personale e imprenditoriale, spingendo Elon nelle braccia della destra sempre più estrema. Un altro elemento che ha contribuito, per sua stessa ammissione, è stata la vicenda della figlia Vivian. Musk non ha mai accettato che avesse cambiato sesso, accusando la cultura woke della sinistra di averle fatto il lavaggio del cervello, e promettendo vendetta. Da qui anche la rottura con la California, che aveva fatto la sua fortuna, ma ormai ha abbandonato per il super conservatore Texas.
Poi ovviamente ci sono gli interessi imprenditoriali. Trump in teoria sarebbe l’ultima persona con cui poteva allearsi il fondatore della Tesla, vista la sua avversione per le auto elettriche, ma l’antipatia per Biden era diventata troppo forte, e comunque Elon pensa che in realtà Donald potrebbe aiutare la sua compagnia, ad esempio eliminando i sussidi da 7.500 dollari per acquistare EV, di cui lui non ha bisogno ma aiutano invece i suoi concorrenti. A questo si aggiungono le commesse civili e militari per SpaceX, destinate ad aumentare, e la collaborazione col settore dell’intelligence per i satelliti.
Nel caso dell’Italia c’è l’interesse manifesto a collegare l’intero paese alla rete attraverso Starlink. Un affare importante, ma non sufficiente a spiegare le affinità elettive con Meloni e Salvini, che riguardano anche le loro posizioni politiche e sociali.
Ora però Afd rappresenta una svolta ancora più netta verso l’estremismo, che preoccupa non solo per le posizioni e l’influenza di Musk, ma anche per il ruolo nell’amministrazione Trump e i mezzi che può mettere a disposizione di questa internazionale della reazione.