Il premier slovacco Fico incontra Putin: è il secondo leader europeo a rompere l’isolamento di Mosca
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – È noto che il premier slovacco filrousso Robert Fico avesse chiesto al suo omologo ungherese Viktor Orban di intercedere presso Vladimir Putin per aiutarlo a vincere le ultime elezioni. Quando lo scandalo era rimbalzato su tutti i giornali internazionali, né il leader ex socialista della Slovacchia, precipitato ormai da anni su una china sovranista, né l’autocrate magiaro avevano fatto un plissé. E la visita improvvisa di Fico ieri a Mosca per un incontro con Putin è perfettamente coerente con l’atteggiamento di deferenza mostrato fin qui da Bratislava verso il Cremlino.
Il premier slovacco è il secondo leader europeo a rompere l’isolamento dello zar di Mosca, dopo l’inizio dell’invasione russa. Il primo, ça va sans dire, è stato Orban. Entrambi sono attesi a Mosca anche il 9 maggio, quando la Russia celebrerà l’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale.
Il leader slovacco non è arrivato finora a porre il veto come Orban sulle decisioni europee che riguarda…
BERLINO – È noto che il premier slovacco filrousso Robert Fico avesse chiesto al suo omologo ungherese Viktor Orban di intercedere presso Vladimir Putin per aiutarlo a vincere le ultime elezioni. Quando lo scandalo era rimbalzato su tutti i giornali internazionali, né il leader ex socialista della Slovacchia, precipitato ormai da anni su una china sovranista, né l’autocrate magiaro avevano fatto un plissé. E la visita improvvisa di Fico ieri a Mosca per un incontro con Putin è perfettamente coerente con l’atteggiamento di deferenza mostrato fin qui da Bratislava verso il Cremlino.
Il premier slovacco è il secondo leader europeo a rompere l’isolamento dello zar di Mosca, dopo l’inizio dell’invasione russa. Il primo, ça va sans dire, è stato Orban. Entrambi sono attesi a Mosca anche il 9 maggio, quando la Russia celebrerà l’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale.
Il leader slovacco non è arrivato finora a porre il veto come Orban sulle decisioni europee che riguardano sanzioni verso la Russia (le ha solo minacciate a più riprese), ma ha una posizione ufficiale che ricalca quella di Budapest.
Dopo la vittoria alle elezioni dell’autunno del 2023, Fico ha tagliato le armi e gli aiuti all’Ucraina e ha espresso la sua contrarietà assoluta all’ingresso di Kiev nella Nato. E appena un paio di giorni fa, il premier slovacco ha detto al Parlamento europeo che che “l’Ucraina non sarà invitata nella Nato” e che “perderà un terzo del suo territorio” e “ci saranno forze militari straniere”. Frasi che sembrano echeggiare i deliranti piani di Putin per l’Ucraina, più che la posizione europea sul conflitto. Fico ha anche ammesso che Mosca ha violato il diritto internazionale invadendo l’Ucraina, ma ha aggiunto che è colpa dell’Occidente.
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov non ha voluto specificare gli argomenti discussi tra Fico e Putin e si è limitato ad annunciare di un “incontro di lavoro” che affronterà “temi internazionali”. Si è limitato ad annunciare che i due hanno “scambiato opinioni sulla questione ucraina” e che “il presidente Putin ha portato all'attenzione del suo interlocutore la sua visione della situazione attuale sul campo di battaglia”.
Ma è facile arguire che sul tavolo c’è stata anche la questione del transito del gas russo verso la Slovacchia. Fico ha scritto su Facebook che Putin ha confermato la volontà russa di continuare a fornire gas al Paese e all’Europa, anche se ciò è “praticamente impossibile” una volta che l'accordo di transito tra Russia e Ucraina scadrà alla fine dell'anno. Ma non è chiaro quale potenziale soluzione abbiano discusso i due leader.
Mentre l’Europa ha chiuso i rubinetti del gas e del petrolio che provenivano prima della guerra a Kiev in gran parte dalla Siberia, Bratislava ha espresso al contrario interesse a espandere la sua collaborazione con Mosca. Fico punta a ricevere gas dal Turkstream, il gasdotto che parte dalla Russia e sbocca in Turchia passando attraverso la Bulgaria, la Serbia e l’Ungheria. Il premier slovacco vuole allacciarsi al gasdotto come ha già fatto Orban, in barba alle sanzioni europee.
L'ex leader socialista cacciato nel frattempo dai Socialisti europei, è il primo leader “rossobruno” a governare un Paese europeo. Negli ultimi anni ha scippato le bandiere della destra diventando xenofobo, utranazionalista, no vax e alimentando una serie di teorie complottiste tipiche dell’internazionale nera. La scorsa estate è stato vittima di un attentato, ed è scampato per un pelo alla morte. Ma ne è riemerso più rabbioso di prima, fermamente intenzionato a schiacciare il suo Paese in una morsa sovranista su modello del suo idolo Orban.