La flotta russa per l’evacuazione delle basi in Siria è entrata nel Mediterraneo
di Gianluca Di FeoLa flotta russa per l'evacuazione della Siria è entrata nel Mediterraneo. Domenica sera una formazione di quattro navi speciali ha attraversato lo Stretto di Gibilterra: sono dirette verso il porto di Tartus, la grande installazione sulla costa di Latakia dove il comando di Mosca ha fatto confluire i mezzi e i soldati schierati fino a due settimane fa in tutto il Paese in difesa del regime di Bashar al Assad.
Si tratta dell'unità per operazioni anfibie "Ivan Gren", la più moderna della Marina russa, lunga 120 metri e in grado di imbarcare 36 veicoli corazzati. La accompagna una più anziana nave da sbarco classe Ropucha, il "Aleksandr Otrakovskiy", che può trasportare una dozzina di autoblindo o quattro tank oltre a 500 soldati.
Queste navi sono dotate di missili contraerei a corto raggio e cannoni a tiro rapido per la protezione ravvicinata. Li segue un mercantile particolare, lo Sparta: una sorta di corsaro, che viene usato per trasferire armi e munizioni agli alleati di Mosca,…
La flotta russa per l'evacuazione della Siria è entrata nel Mediterraneo. Domenica sera una formazione di quattro navi speciali ha attraversato lo Stretto di Gibilterra: sono dirette verso il porto di Tartus, la grande installazione sulla costa di Latakia dove il comando di Mosca ha fatto confluire i mezzi e i soldati schierati fino a due settimane fa in tutto il Paese in difesa del regime di Bashar al Assad.
Si tratta dell'unità per operazioni anfibie "Ivan Gren", la più moderna della Marina russa, lunga 120 metri e in grado di imbarcare 36 veicoli corazzati. La accompagna una più anziana nave da sbarco classe Ropucha, il "Aleksandr Otrakovskiy", che può trasportare una dozzina di autoblindo o quattro tank oltre a 500 soldati.
Queste navi sono dotate di missili contraerei a corto raggio e cannoni a tiro rapido per la protezione ravvicinata. Li segue un mercantile particolare, lo Sparta: una sorta di corsaro, che viene usato per trasferire armi e munizioni agli alleati di Mosca, soprattutto in Africa. È un habitue di Tartus e dispone di grandi gru per sbarcare tank e semoventi pure in moli non attrezzati: lungo 127 metri, ha un dislocamento di oltre ottomila tonnellate e una stiva molto capiente. E poche ore prima anche l'Ursa Major aveva superato Gibilterra, precedendo di poco le altre tre: ancora più grande delle altre, è lunga 242 metri, questo cargo ha spesso traslocato sistemi bellici verso il Medio Oriente.
La flottiglia attraverserà il Canale di Sicilia martedì e sarà a Tartus entro il fine settimana. L'attenzione delle intelligence occidentali è tutta concentrata però nell'individuare la tappa successiva: le quattro navi riporteranno blindati, camion e cannoni in Russia attraverso 'Atlantico, poiché il passaggio del Bosforo è vietato ai battelli militari? Oppure li trasferiranno nel porto libico di Tobruk?
Secondo il Wall Street Journal già alcune batterie di missili contraerei S400 e S300 sono state spostate dalla Siria all'aeroporto libico di Al Jufra, nel deserto del Fezzan, con un ponte aereo. C'è il forte timore che Putin possa reagire alla disfatta di Damasco potenziando la sua presenza in Cirenaica: cercando di chiudere un accordo ancora più forte con il Maresciallo Haftar. Uno scenario che sta facendo salire alle stelle la tensione tra le fazioni libiche: il Gran Mufti sabato ha invitato i musulmani "a unirsi per cacciare gli infedeli russi dalla Libia".
Mosca sta comunque trattando con i nuovi padroni di Damasco per restare nel porto di Tartus e nell'aeroporto di Hmeimim. Nonostante l'odio del passato - i russi hanno bombardato per anni la milizia jihadista di Al Jolani, cercando di uccidere il leader - non è escluso che il Cremlino possa mantenere una presenza ridotta e vincolata: porto e aeroporto diventerebbero solo stazioni di rifornimento, senza caccia o navi stabilmente dislocati. Una prospettiva che renderebbe urgente per il Cremlino la concessione di una base navale a Tobruk in Libia da cui tenere sotto tiro le rotte strategiche della Nato: i negoziati sono stati aperti da oltre un anno, ma Haftar li prolunga e tiene la porta aperta pure a Usa e Europa, Italia inclusa, cercando di ottenere finanziamenti e il riconoscimento dei figli come successori al vertice della Cirenaica.
L'ultima parola però potrebbe toccare ai due grandi sponsor che sono pronti a spartirsi definitivamente la Libia: Erdogan, protettore delle autorità di Tripoli ma ben inserito pure a Tobruk, e al Sisi, l'altro tutore del maresciallo Haftar. I due si sono incontrati giovedì scorso e stanno cercando di imporre le prossime mosse ai vari signori della guerra di Cirenaica e Tripolitania, con l'obiettivo di consacrare il loro ruolo di potenze del Mediterraneo Orientale.