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Il Papa: “A Gaza mitragliati i bambini. Quanta crudeltà, tacciano le armi”

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Bergoglio usa toni durissimi contro Israele, che replica: “Ignora i crimini di Hamas”. Ieri nella Striscia la messa di Pizzaballa
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Città del vaticano – «Quanta crudeltà!». Papa Francesco è tornato a criticare l’esercito israeliano per la morte dei palestinesi nella Striscia di Gaza, e lo ha fatto usando una parola – «crudeltà» – contestata dal governo di Benjamin Netanyahu. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, nel frattempo, è entrato a Gaza dove ha celebrato messa in vista del Natale.

«Tacciano le armi e risuonino i canti natalizi!», ha detto ieri Bergoglio all’Angelus: «Con dolore penso a Gaza, a tanta crudeltà, ai bambini mitragliati, ai bombardamenti di scuole e ospedali… Quanta crudeltà!». Solo 24 ore prima aveva usato a braccio la stessa parola, «crudeltà», innalzando ulteriormente la temperatura di un rapporto diplomatico che si era già surriscaldato quando aveva evocato il «genocidio» a Gaza o aveva parlato di «terrorismo di Stato». Nel saluto di Natale ai superiori della Curia romana, sabato mattina, il Papa aveva riferito, a braccio, che a Gaza erano stati «bombardati dei bambini: questo – ha rim…

Città del vaticano – «Quanta crudeltà!». Papa Francesco è tornato a criticare l’esercito israeliano per la morte dei palestinesi nella Striscia di Gaza, e lo ha fatto usando una parola – «crudeltà» – contestata dal governo di Benjamin Netanyahu. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, nel frattempo, è entrato a Gaza dove ha celebrato messa in vista del Natale.

«Tacciano le armi e risuonino i canti natalizi!», ha detto ieri Bergoglio all’Angelus: «Con dolore penso a Gaza, a tanta crudeltà, ai bambini mitragliati, ai bombardamenti di scuole e ospedali… Quanta crudeltà!». Solo 24 ore prima aveva usato a braccio la stessa parola, «crudeltà», innalzando ulteriormente la temperatura di un rapporto diplomatico che si era già surriscaldato quando aveva evocato il «genocidio» a Gaza o aveva parlato di «terrorismo di Stato». Nel saluto di Natale ai superiori della Curia romana, sabato mattina, il Papa aveva riferito, a braccio, che a Gaza erano stati «bombardati dei bambini: questo – ha rimarcato – è crudeltà. Questo non è guerra».

La «crudeltà», è stata la dura replica del ministero degli Esteri israeliano, «è che i terroristi si nascondono dietro i bambini mentre cercano di uccidere i bambini israeliani; la crudeltà è tenere 100 ostaggi per 442 giorni, tra cui un neonato e dei bambini, e abusarne. Sfortunatamente, il Papa ha scelto di ignorare tutto questo». Bergoglio è preoccupato dagli oltre 46mila morti a Gaza. Ha fatto ripetutamente appello al rilascio degli ostaggi israeliani, incoraggia chi lavora per un piano di pace, come l’ex premier israeliano Ehud Olmert che ha ricevuto in Vaticano. Ma non manca di fare uscite che irritano Israele.

Sempre in occasione degli auguri alla Curia Francesco aveva raccontato che il giorno prima gli israeliani non avevano permesso al patriarca latino di Gerusalemme di entrare a Gaza, «come avevano promesso». All’origine ci sarebbe un tira e molla sulle modalità e sulla tempistica dell’ingresso, la notizia di un ritardo sarebbe arrivata all’orecchio del Papa che ha voluto denunciarla pubblicamente, rivelando il progetto del viaggio sino ad allora rimasto riservato.

In serata l’ambasciata israeliana presso la Santa Sede ha replicato, evitando però di attaccare direttamente il Papa: «Contrariamente alle false accuse pubblicate oggi sui media, la richiesta del Patriarca latino di Gerusalemme di entrare a Gaza è stata accolta, come già avvenuto in passato e secondo le sue preferenze». E il porporato ieri mattina è effettivamente entrato attraverso il valico di Eretz.

Dalla strage di Hamas del 7 ottobre è la seconda volta, la prima a maggio, che entra a Gaza. Vuole incoraggiare la parrocchia della Sacra famiglia, dove si rifugiano molte famiglie cristiane ma vengono aiutati anche musulmani. Ora girano voci sulla delocalizzazione dei cristiani in Paesi terzi, ma il patriarcato le smentisce risolutamente. «Non so quando o come la guerra finirà, e ogni volta che ci avviciniamo alla fine sembra che dobbiamo ricominciare da capo», ha detto Pizzaballa nell’omelia pronunciato sullo sfondo del ronzio dei droni israeliani. «Ricostruiremo tutto: le nostre scuole, i nostri ospedali, e le nostre case. Noi non vi abbandoneremo mai. Ma non dobbiamo permettere all’odio di infiltrarsi nei nostri cuori». Dopo la visita a Gaza, scrive sull’Osservatore Romano Roberto Cetera, domani Pizzaballa «farà il suo ingresso a Betlemme dove verrà accolto da un’altra comunità in sofferenza e celebrerà la messa della notte di Natale».

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