Pizzaballa dopo la messa nella Striscia: “Gaza è distrutta, ma non lo spirito dei suoi abitanti”
dalla nostra inviata Anna LombardiTEL AVIV – «Gaza è distrutta, tutto è distrutto, ma non lo spirito dei suoi abitanti. Non ho sentito una parola di collera, non sono in ginocchio, sono vivi. E per me questo è un segno di speranza». All’indomani della sua visita pastorale a Gaza, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, racconta così l’esperienza di aver detto messa nella Striscia ancora in guerra, nel corso di una conferenza stampa tenuta nella sede del Patriarcato.
«Io sono un uomo di fede e vedo la realizzazione della speranza in queste persone semplici. Che pregano perché la guerra finisca presto e sperano di tornare alla normalità. Ma senza puntare il dito contro nessuno». Sugli account ufficiali dell’istituzione cattolica le foto d’altronde lo mostrano mentre ieri si aggirava fra le macerie, confortava i malati, ispezionava i magazzini, dava la comunione ai bambini della piccola comunità cattolica, da 14 mesi rifugiati nel compound parrocchiale: «Naturalmente sono esausti» ha …
TEL AVIV – «Gaza è distrutta, tutto è distrutto, ma non lo spirito dei suoi abitanti. Non ho sentito una parola di collera, non sono in ginocchio, sono vivi. E per me questo è un segno di speranza». All’indomani della sua visita pastorale a Gaza, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, racconta così l’esperienza di aver detto messa nella Striscia ancora in guerra, nel corso di una conferenza stampa tenuta nella sede del Patriarcato.
«Io sono un uomo di fede e vedo la realizzazione della speranza in queste persone semplici. Che pregano perché la guerra finisca presto e sperano di tornare alla normalità. Ma senza puntare il dito contro nessuno». Sugli account ufficiali dell’istituzione cattolica le foto d’altronde lo mostrano mentre ieri si aggirava fra le macerie, confortava i malati, ispezionava i magazzini, dava la comunione ai bambini della piccola comunità cattolica, da 14 mesi rifugiati nel compound parrocchiale: «Naturalmente sono esausti» ha continuato ma «chiedono scuole, più dell'acqua, più delle case. Pensano ai bambini: la scuola è per loro una prima necessità».
Il francescano creato cardinale da Papa Francesco nel 2023, già Custode di Terra Santa, ha voluto sottolinearlo: «Questo è il secondo anno senza scuola a Gaza, non se ne parla molto. Gaza è piena di bambini e la scuola è importante». Ha consolato i fedeli della Striscia raccolti nella parrocchia della Sacra ricordandogli: «Il mondo è con voi, la Chiesa è con voi».
Domani il religioso sarà a Betlemme in occasione della vigilia di Natale. Attraverserà la cittadina con la consueta processione e celebrerà la messa nella chiesa di Santa Caterina, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni locali, palestinesi e diplomatiche. A pochi metri di distanza da Santa Caterina, all’interno della grotta della Natività, sull'altare della mangiatoia, la messa di mezzanotte sarà invece celebrata da padre Francesco Patton, insieme ai frati della Custodia di Terra Santa e ai cristiani locali.
Sul sito del Patriarcato poco fa hanno pubblicato il messaggio di Natale del cardinale: «Anche quest’anno ci è data l’opportunità di fare spazio a chi non trova posto. Per poi scoprire che Lui è la nostra strada, la nostra casa, il nostro buon pane, la nostra speranza»
Un Natale sotto tono come ha confermato pure Anton Salman, sindaco di Betlemme, al quotidiano Haaretz: «È impossibile festeggiare finché nella Striscia di Gaza si continua a versare sangue e decine di persone vengono uccise ogni giorno», ha detto. E d’altronde non ci sono più da tempo i pellegrini che pure erano l’anima di una cittadina già duramente provata dalla pandemia. E pure la sua linfa commerciale.
E a diminuire sono pure i cristiani locali: «Dall'inizio della guerra già 90 famiglie cristiane hanno lasciato Betlemme. È una grande ferita per la nostra comunità. Ma come possiamo opporci a questo? Le famiglie che hanno figli pensano al loro futuro, che qui è compromesso fin dalla nascita» dice un altro francescano, padre Ibrahim Faltas, vicario custodiale, e leader dei cattolici locali. «Chi può va via. Ma non è giusto. Come dice papa Francesco, c’è sì il diritto a migrare, ma ancor più ci sarebbe quello a restare».