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La ministra degli Affari femminili prova a spegnere le polemiche: “Siria, ruoli centrali per le donne”

(afp)

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Aisha al Dibs è un’attivista per i diritti e ha la doppia cittadinanza, siriana e turca. La sua nomina dopo che il portavoce di Hts aveva definito le donne inadatte a ricoprire certi ruoli per le loro caratteristiche “psicologiche e biologiche”, sollevando un’ondata di indignazione
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Ci sono due cose che saltano agli occhi nella biografia di Aisha al Dibs, la prima donna a entrare nel governo pro-tempore siriano, responsabile degli Affari femminili: è un’attivista per i diritti e ha la doppia cittadinanza, siriana e turca. Come molti della sua generazione, è scappata durante la guerra civile e si è trasferita in Turchia, dove ha studiato e ha fondato un’associazione per i diritti dei rifugiati. Porta il velo e si definisce una liberale. «Le donne avranno un ruolo centrale nella costruzione della nuova Siria, che rispetterà i diritti delle minoranze», ha promesso.

Scritte tra due mondi sono anche le biografie del ministro degli Esteri, il 37enne Asaad Hassan al-Shaybani - master in Scienze politiche all’università Sabahattin Zaim di Istanbul - e del neogovernatore di Aleppo, Azzam Garib, laureato in teologia a Bingöl, segno dell’influenza profonda che la Turchia esercita sulle nuove autorità di Damasco.

La nomina di al Dibs arriva peraltro in un momento particola…

Ci sono due cose che saltano agli occhi nella biografia di Aisha al Dibs, la prima donna a entrare nel governo pro-tempore siriano, responsabile degli Affari femminili: è un’attivista per i diritti e ha la doppia cittadinanza, siriana e turca. Come molti della sua generazione, è scappata durante la guerra civile e si è trasferita in Turchia, dove ha studiato e ha fondato un’associazione per i diritti dei rifugiati. Porta il velo e si definisce una liberale. «Le donne avranno un ruolo centrale nella costruzione della nuova Siria, che rispetterà i diritti delle minoranze», ha promesso.

Scritte tra due mondi sono anche le biografie del ministro degli Esteri, il 37enne Asaad Hassan al-Shaybani - master in Scienze politiche all’università Sabahattin Zaim di Istanbul - e del neogovernatore di Aleppo, Azzam Garib, laureato in teologia a Bingöl, segno dell’influenza profonda che la Turchia esercita sulle nuove autorità di Damasco.

La nomina di al Dibs arriva peraltro in un momento particolare: pochi giorni fa, l’intervista del portavoce di Hts, Obeida Arnaut, che definiva le donne inadatte a ricoprire certi ruoli per le loro caratteristiche “psicologiche e biologiche”, ha sollevato un’ondata di indignazione tra i siriani, anche nella stessa base islamista. I laici sono scesi in piazza e le organizzazioni della società civile si sono mobilitate per far sentire la propria voce.

Uno dei network civici più influenti è sicuramente Madaniya, che è guidata da Sawsan Abou Zainedin, rivoluzionaria siriana costretta a scappare nel 2014 per sfuggire ai servizi di Assad. Abou Zainedin è tornata a Damasco dopo 10 anni e guida lo sforzo per spingere il Paese verso una costituzione basata sul «concetto di cittadinanza», non di setta. I laici vogliono sedere al tavolo che scriverà la nuova Costituzione e l’hanno fatto sapere ad al Sharaa (al Jolani). L’ex qaedista ripete che la conferenza nazionale rappresenterà tutti i siriani, ma non ha ancora risposto alle sollecitazioni della società civile.

Abbandonata la divisa militare, punta a costruirsi un’immagine di leader se non moderato quantomeno pragmatico. Ieri ha incontrato per la seconda volta in due settimane il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, e si è presentato in giacca e cravatta, accettando di tenere dubito dopo una conferenza stampa dal vivo. Forte dell’appoggio garantito ai ribelli di Idlib negli ultimi 13 anni, unico paese Nato, la Turchia allarga il suo raggio di azione in Siria: è coinvolta nel processo di ricostruzione delle istituzioni e della Costituzione e farà da “consulente” anche per la formazione del nuovo esercito.

L’obiettivo è rafforzare l’influenza su Damasco e smantellare il Rojava curdo, l’amministrazione autonoma del nordest: «La Siria deve liberarsi di Ypg/Pkk — ha tuonato Fidan — questa organizzazione mette a rischio l’integrità territoriale del Paese e bisogna sradicarla il prima possibile». Al Jolani è stato però evasivo su questo punto, intento a non scontentare nessun interlocutore.

Ieri ha incontrato anche il leader druso libanese, Walid Jumblatt, anche questa a suo modo una visita storica: Jumblatt è stato a lungo critico verso il coinvolgimento della Siria negli affari del Libano e ha accusato il padre di Assad di essere responsabile dell’assassinio di suo padre. «La Siria non sarà più un caso di interferenza negativa in Libano», ha assicurato al Jolani, chiedendo «processi equi per coloro che hanno commesso crimini contro il popolo siriano» e si sono rifugiati a Beirut.

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