Trump minaccia Panama: “Riprenderemo il canale”. E punta al controllo della Groenlandia
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Il tono è quello abituale di Trump, e quindi fa pensare alla provocazione ad effetto mediatico, però la sua minaccia di riprendersi il Canale di Panama e l’insistenza sull’acquisto della Groenlandia hanno motivazioni geopolitiche serie. Nel primo caso lo scopo è evitare che altri Paesi, a partire dalla Cina, mettano le mani su una via di comunicazione irrinunciabile per gli Usa, mentre nel secondo si tratta di vincere la corsa all’Artico.
Durante il primo discorso dopo l’elezione, Trump ha detto che potrebbe riprendersi il Canale di Panama e riaprire il negoziato per la Groenlandia, oltre a sfottere il premier canadese Trudeau che rischia la sopravvivenza politica, sostenendo che il suo Paese farebbe un’ottima figura come cinquantunesimo Stato degli Usa.
Il motivo apparente è che gli americ…
NEW YORK – Il tono è quello abituale di Trump, e quindi fa pensare alla provocazione ad effetto mediatico, però la sua minaccia di riprendersi il Canale di Panama e l’insistenza sull’acquisto della Groenlandia hanno motivazioni geopolitiche serie. Nel primo caso lo scopo è evitare che altri Paesi, a partire dalla Cina, mettano le mani su una via di comunicazione irrinunciabile per gli Usa, mentre nel secondo si tratta di vincere la corsa all’Artico.
Durante il primo discorso dopo l’elezione, Trump ha detto che potrebbe riprendersi il Canale di Panama e riaprire il negoziato per la Groenlandia, oltre a sfottere il premier canadese Trudeau che rischia la sopravvivenza politica, sostenendo che il suo Paese farebbe un’ottima figura come cinquantunesimo Stato degli Usa.
Il motivo apparente è che gli americani avevano costruito il Canale, hanno fatto male a cederlo, e ora sono costretti a pagare troppo per usarlo. Gli Usa erano subentrati alla Francia nel 1904, per collegare l’Oceano Pacifico a quello Atlantico, portando a conclusione nel 1914 gli 82 chilometri di via d’acqua. Nel 1977 il presidente Carter aveva negoziato la restituzione del Canale a Panama, avvenuta nel 1999, in cambio della promessa di consentire agli americani di continuare ad usarlo, a prezzi convenienti o ragionevoli. Negli ultimi tempi però i cambiamenti climatici hanno contribuito alla siccità in Centro America, che a sua volta ha reso meno praticabile la via d’acqua.
Le navi che ci passavano sono diminuite del 29%, calando a 9.944 nel 2024, dalle 14.080 dell’anno precedente. Di conseguenza, per continuare a operare, i responsabili dell’infrastruttura hanno alzato le tariffe fino a 300.000 dollari per i cargo più grandi. Ciò ha fatto infuriare Trump, perché circa l’80% del traffico coinvolge navi americane, che quindi devono pagare molto di più. Quindi ha minacciato di riprendersi il Canale. Non ha spiegato come, ma a meno di ripetere un’invasione tipo quella lanciata dalla Russia in Ucraina, potrebbe seguire altre strade legali o economiche per raggiungere l’obiettivo.
Il problema però è anche geopolitico, e si capisce dalle reazioni. Il presidente panamense Mulino ha infatti risposto che le tariffe per il passaggio non vengono stabilite a caso, ma sulla base dei costi operativi e le dinamiche di mercato. Quindi ha aggiunto: «La Cina non controlla o amministra il Canale». A stretto giro, il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Mao Ning ha dichiarato che la Repubblica popolare «rispetterà sempre la sovranità di Panama» sulla via d’acqua. L’ambasciatore all’Onu Paolo Zampolli spiega il retroscena di queste uscite: «La sicurezza marittima è importante per Trump, e da tempo nei corridoi del Palazzo di Vetro si discutono gli interessi di Cina e Qatar a gestire il Canale». Pechino già controlla due dei cinque porti di accesso, e sta costruendo un ponte da un miliardo di dollari per attraversare la struttura. Il naturale passo successivo sarebbe acquistare la gestione dell’intero Canale, visto che il progetto di una via alternativa in Nicaragua non è decollato. Il Qatar invece si offre di ampliarlo, per moltiplicare le consegne di gas liquido in Sudamerica.
Quanto alla Groenlandia, già oggetto di discussioni durante il primo mandato Trump, metterci le mani sopra vorrebbe dire acquistare un enorme vantaggio verso le rotte dell’Artico aperte dallo scioglimento dei ghiacci. Utili tanto sul piano commerciale, quanto su quello militare, per contrastare Cina e Russia