PARIGI – La Francia ha un nuovo governo, il quarto in un anno. Dieci giorni dopo l’incarico conferito da Emmanuel Macron al centrista François Bayrou e tre settimane dopo la caduta del governo di Michel Barnier, è arrivato il rituale annuncio all’Eliseo della compagine di trentacinque nomi tra ministri e sottosegretari.
Tra riconferme e novità, il dato politico del governo Bayrou è la mancata apertura al partito socialista. Il neopremier chiama nell’esecutivo l’ex premier Manuel Valls, nuovo ministro per i territori d’Oltremare, con la priorità di ricostruire Mayotte, l’arcipelago devastato da un ciclone nell’Oceano indiano. Valls, dopo una breve parentesi nella politica in Spagna, torna al potere a Parigi ma da anni fuori dal Ps ed è u…
PARIGI – La Francia ha un nuovo governo, il quarto in un anno. Dieci giorni dopo l’incarico conferito da Emmanuel Macron al centrista François Bayrou e tre settimane dopo la caduta del governo di Michel Barnier, è arrivato il rituale annuncio all’Eliseo della compagine di trentacinque nomi tra ministri e sottosegretari.
Tra riconferme e novità, il dato politico del governo Bayrou è la mancata apertura al partito socialista. Il neopremier chiama nell’esecutivo l’ex premier Manuel Valls, nuovo ministro per i territori d’Oltremare, con la priorità di ricostruire Mayotte, l’arcipelago devastato da un ciclone nell’Oceano indiano. Valls, dopo una breve parentesi nella politica in Spagna, torna al potere a Parigi ma da anni fuori dal Ps ed è una figura divisiva nell’elettorato della gauche. Anche l’altra “presa” di Bayrou rivendicata a sinistra, la nomina a ministro di François Rebsamen, non cambia gli equilibri. Rebsamen ha lasciato i socialisti quando si è unito a Macron due anni fa. Un altro ritorno che fa polemica nella gauche è quello dell’ex premier Elisabeth Borne, che ha varato la controversa riforma delle pensioni imponendola senza voto del parlamento. Borne diventa numero due del governo, responsabile dell’Istruzione.
Bayrou ha tentato invano di portare al governo Raphaël Glucksmann, leader di Place Publique che ha guidato la lista di sinistra alle europee. Glucksmann ha declinato in assenza di un «accordo politico» su alcune priorità. Senza trovare nessuna sponda a sinistra, il nuovo governo assomiglia molto negli equilibri a quello di Michel Barnier, con una maggioranza di esponenti del centro e della destra. Il partito dei Républicains ottiene vari dicasteri, tra cui la riconferma di Bruno Retailleau all’Interno e di Rachida Dati alla Cultura. Ma si apre un caso sulla mancata nomina di Xavier Bertrand, popolare governatore della destra in una regione feudo di Marine Le Pen. Bayrou aveva proposto a Bertrand la Giustizia, prima di ripensarci. La leader del Rassemblement National, in attesa della sentenza nel suo processo per l’uso di fondi europei, aveva fatto sapere di non gradire. Bayrou ha provato a proporre altri dicasteri a Bertrand. «Non entro in un governo che ha l’avallo dell’estrema destra», ha commentato il governatore della destra. Alla Giustizia arriva invece Gérald Darmanin, già ministro dell’Interno, e che si era detto preoccupato per la minaccia di ineleggibilità che pesa su Le Pen.
«Non è un governo, è una provocazione», commenta il segretario del Ps, Olivier Faure. «È la destra al potere sotto la sorveglianza dell’estrema destra», ha aggiunto. Il leader di Rn, Jordan Bardella, parla di «coalizione degli sconfitti». Bayrou intanto ha smentito ieri sera qualsiasi trattativa con Le Pen. Il neopremier non ha cambiato ministri di peso come Sébastien Lecornu alla Difesa e Jean-Noël Barrot agli Esteri. Nel decisivo dicastero dell’Economia arriva Eric Lombard, attuale presidente della Cassa depositi e prestiti nonché ex numero uno di Generali France. La scelta di un tecnico per il ministero è un modo di provare a rassicurare Bruxelles e i mercati finanziari in un momento in cui la Francia non ha una legge di Bilancio per il 2025.
Bayrou promette di approvare una Finanziaria tra febbraio e marzo e intanto difende la sua nuova squadra, parlando di «collettivo di esperienza». Sulla carta, il premier non è riuscito ad allargare la base parlamentare rispetto a quella del precedente governo. Bayrou è atteso il 14 gennaio per il suo discorso di politica generale davanti ai deputati. La France Insoumise ha già promesso una mozione di sfiducia immediata. «Bayrou cadrà a gennaio», ha profetizzato Mélenchon. L’ipotesi che socialisti, Verdi e comunisti non seguano più Mélenchon nel voto sembra ormai sfumata ieri nei commenti dei vari leader del Nuovo fronte popolare, tutti contrari al nuovo governo.
L’arbitro quindi rimane Le Pen, con i suoi 140 deputati che, se sommati alla gauche, possono far cadere il governo. La leader di estrema destra gioca su una ambiguità strategica. Al momento non minaccia la sfiducia ma – come ha scoperto Barnier – è capace di cambiare idea molto rapidamente.