Festa per i cristiani e non solo: il Natale dilaga anche a Tel Aviv
dalla nostra inviata Anna LombardiTEL AVIV – Fra gli inebrianti aromi delle mille spezie e dei dolciumi esposti lungo le bancarelle che caratterizzano il Carmel Market, l’energia è la stessa della Vigilia di Natale a Spaccanapoli: ci si affanna a fare gli ultimi acquisti. Poco più in là, nel centro commerciale Dizengoff, gli altoparlanti ti assordano suonando “Jingle Bells” e altre hit della playlist natalizia mandate in loop, manco fossimo a New York. Babbo Natale ha piantato il suo trono all’ingresso, insieme e una slitta: e i più piccini fanno a gara per farsi fotografare con l’omone vestito di rosso e la barba bianca. Un’intera area è dedicata alla vendita di oggetti natalizi: eppure i clienti sono principalmente ebrei e infatti gli alberi decorati svettano affianco a un enorme Hannukiyah: il candelabro a nove bracci utilizzato per accendere i lumi, uno ogni sera, usando la candela centrale per accendere le altre, durante gli otto giorni di celebrazione della festa di Hanukkah che quest’anno inizia il 26 dicembre,…
TEL AVIV – Fra gli inebrianti aromi delle mille spezie e dei dolciumi esposti lungo le bancarelle che caratterizzano il Carmel Market, l’energia è la stessa della Vigilia di Natale a Spaccanapoli: ci si affanna a fare gli ultimi acquisti. Poco più in là, nel centro commerciale Dizengoff, gli altoparlanti ti assordano suonando “Jingle Bells” e altre hit della playlist natalizia mandate in loop, manco fossimo a New York. Babbo Natale ha piantato il suo trono all’ingresso, insieme e una slitta: e i più piccini fanno a gara per farsi fotografare con l’omone vestito di rosso e la barba bianca. Un’intera area è dedicata alla vendita di oggetti natalizi: eppure i clienti sono principalmente ebrei e infatti gli alberi decorati svettano affianco a un enorme Hannukiyah: il candelabro a nove bracci utilizzato per accendere i lumi, uno ogni sera, usando la candela centrale per accendere le altre, durante gli otto giorni di celebrazione della festa di Hanukkah che quest’anno inizia il 26 dicembre, per concludersi il 2 gennaio.
Così, mentre nella palestinese Betlemme, letterale culla della cristianità, ci si prepara a celebrare un ennesimo Natale sobrio, senza decorazioni e senza luci - perché «è impossibile festeggiare finché nella Striscia di Gaza si continua a versare sangue e decine di persone vengono uccise ogni giorno» come ha detto il sindaco Anton Salman a Haaretz - nella laica Tel Aviv il Natale impazza. Nel suo spirito più commerciale e folkloristico, tutto luci e regali, s’intende. Un fenomeno, lo spiega molto bene il quotidiano liberal ”che segue la traiettoria di un'altra festa presa in prestito: Halloween”.
A quanto pare, alcuni anni fa, un piccolo gruppo di espatriati organizzò un evento “dolcetto o scherzetto” per le proprie famiglie. Da allora, la festa di Halloween è esplosa, con celebrazioni spettrali ormai diventate tradizione nei quartieri di Tel Aviv e di altre città israeliane. Ai negozianti non è parso vero. Molti di quelli specializzati in costumi e decorazioni - che ottenevano quasi tutti i loro ricavi annuali durante la festa ebraica di Purim - si sono dunque buttati su Halloween. E ora si sono appropriati anche dell’immaginario natalizio, dopo che è penetrato in Israele più o meno allo stesso modo di Halloween. Ed ecco che sempre più israeliani che la notte del 24 organizzano cene e scambi di doni: come mero atto di colore.
Per carità, in Terra Santa la tradizione di celebrare il Natale ha radici remotissime. Sempre Haaretz ricorda che Hana Bendcowsky, del Rossing Center for Education and Dialogue, specializzata in ricerca sulle comunità cristiane in Israele, fa risalire le prime celebrazioni al III secolo. Con la comunità cristiana locale – circa 400mila persone – che continua a celebrarne tutt’ora l’aspetto più spirituale. «Di questi, però, solo 185mila fanno parte della popolazione: l’80 per cento sono palestinesi o arabi», spiega dunque Bendcowsky. «Gli altri sono membri del clero, migranti, richiedenti asilo ed ebrei messianici che non si identificano come cristiani ma credono in Gesù».
Per loro, la maggior parte delle festività natalizie sono concentrate in quattro centri all'interno di Israele: Gerusalemme, Jaffa, Ramle-Lod e Haifa. «A un certo punto le comunità cristiane in quelle città si sono rese conto del potenziale economico. E hanno iniziato a organizzare eventi per i turisti, come il mercatino di Natale della Ymca a Gerusalemme, l’enorme Festival of Festivals di Haifa (che celebra Hanukkah, Natale e le festività musulmane di Eid al-Adha o Eid al-Fitr, se cadono a dicembre). Alcune chiese tengono anche una messa adatta agli ebrei, breve e in inglese».
Ma a trasformare il Natale in una festa che piace pure alla popolazione ebraica è stato soprattutto quel che qui chiamano “effetto Netflix”. Il cambio d’attitudine legato soprattutto al successo di serie tv e film stranieri, nonché a un aumento dei viaggi in Europa durante le feste: «Scoprono i mercatini di Natale lì, e tornano a casa desiderando qualcosa di simile in Israele». Lo conferma Noam, mentre fa shopping natalizio con la sua fidanzata Noa: «Due anni fa facemmo un viaggio a Londra e tornammo carichi di decorazioni e dolcetti di Natale. Invitammo amici alla vigilia di Natale e ci divertimmo tantissimo. Così, l’abbiamo trasformata in tradizione». La famiglia all’inizio non l’ha presa benissimo: «Ma quando hanno visto che non c’era alcun aspetto spirituale hanno capito. Il fatto è che non abbiamo niente del genere nell'ebraismo. Hanukkah non può competere col Natale».
Attenzione però: le celebrazioni non sono ancora ben viste in buona parte del Paese. Hotel e ristoranti ancora rischiano di perdere la loro certificazione Kosher se ospitano eventi natalizi o di Capodanno laico: un serio incidente accadde nel 2016 presso l'istituto tecnologico Technion di Haifa. La locale associazione studentesca installò un albero di Natale nel campus e il rabbino universitario Elad Dokow si infuriò. Lo definì un simbolo "pagano" e proibì agli studenti ebrei di entrare nell'edificio.