I misteri dell’Ursa Major, il mercantile affondato nel Mediterraneo. Per i russi è stato un attentato
di Gianluca Di FeoLa “Ursa Major” è colata a picco lasciando una scia di sospetti che si infittiscono di ora in ora. Il grande mercantile utilizzato dal Cremlino per le missioni più segrete è affondato lunedì notte dopo otto ore di agonia nelle acque internazionali tra Spagna e Algeria. La versione ufficiale era che fosse stato condannato da un'esplosione nella sala motori, che gli ha fatto imbarcare tonnellate d'acqua e ne ha compromesso la stabilità. E se esperti occidentali come Hi Sutton si limitano a definire “anomala” la vicenda, la società armatrice Oboronlogistics ha detto alla Ria Novosti che la nave è stata vittima di un attacco terroristico: "Riteniamo che il 23 dicembre 2024 sia stato effettuato un attacco terroristico mirato sulla nave ‘Ursa Major’. Secondo la testimonianza dei membri dell'equipaggio della nave, il 23 dicembre 2024, alle 13.50 (ora di Mosca), si sono verificate tre esplosioni consecutive a tribordo, nella zona di poppa", afferma la società. E parlano esplicitamente di “un …
La “Ursa Major” è colata a picco lasciando una scia di sospetti che si infittiscono di ora in ora. Il grande mercantile utilizzato dal Cremlino per le missioni più segrete è affondato lunedì notte dopo otto ore di agonia nelle acque internazionali tra Spagna e Algeria. La versione ufficiale era che fosse stato condannato da un'esplosione nella sala motori, che gli ha fatto imbarcare tonnellate d'acqua e ne ha compromesso la stabilità. E se esperti occidentali come Hi Sutton si limitano a definire “anomala” la vicenda, la società armatrice Oboronlogistics ha detto alla Ria Novosti che la nave è stata vittima di un attacco terroristico: "Riteniamo che il 23 dicembre 2024 sia stato effettuato un attacco terroristico mirato sulla nave ‘Ursa Major’. Secondo la testimonianza dei membri dell'equipaggio della nave, il 23 dicembre 2024, alle 13.50 (ora di Mosca), si sono verificate tre esplosioni consecutive a tribordo, nella zona di poppa", afferma la società. E parlano esplicitamente di “un attacco nel Mediterraneo” anche i canali telegram della propaganda russa.
War Gonzo - che a dispetto del nome conta un milione di iscritti e viene consultato personalmente da Vladimir Putin per conoscere la situazione al fronte - ha affidato l’esame della fine della "Ursa Major" a un capitano di lungo corso della Marina russa: per lui è impossibile che sia affondata per incendio nei locali macchine o per un sabotaggio con una carica di esplosivo all'interno della stiva. “Sulle navi moderne (la “Ursa Major” era stata varata in Germania nel 2009, ndr), importanti sistemi tecnici sono dotati di un gran numero di valvole di sicurezza, sensori e allarmi, che vengono regolarmente controllati dall’equipaggio per prevenire possibili incidenti. In entrambi i casi, l’esplosione della caldaia o del motore verrebbe accompagnata da un incendio, di cui non vediamo il fumo nel video dell’affondamento. Per ragioni tecniche ritengo improbabile un’esplosione di tale forza, così come un sabotaggio effettuato dall'interno". Ed ecco dunque la conclusione: "Molto probabilmente, l'”Ursa Major” è stata colpita da una mina fissata da un sabotatore alla parte immersa dello scafo o da una barca senza pilota".
Agguato in alto mare
L’assalto di un drone marittimo ucraino in pieno giorno - l’emergenza è scattata alle 12.30, mentre c’era una visibilità perfetta - sembra da escludere. Tra il 2022 e il 2023 questo mercantile lungo 142 metri e in grado di trasportare quasi 10 mila tonnellate di materiali è stato usato spesso per trasferire armamenti dalle basi russe del Mar Nero alla Siria, passando i controlli turchi nel Bosforo con la copertura di una compagnia logistica civile. Poi l’intelligence ucraina ha tentato di colpire questa e le altre unità gemelle - tutte con nome Sparta seguito da un numero; la “Ursa Major” infatti prima si chiamava Sparta III - con incursioni di motoscafi esplosivi senza pilota. E gli Stati Uniti hanno sanzionato sia il cargo che l’armatore di facciata. Per questo, dallo scorso inverno Mosca ha cambiato la rotta facendo partire la flotta fantasma del “Siria Express” dal Baltico e ha sempre affidato i mercantili alla scorta di una nave militare. Questa volta invece l’”Ursa Major” è salpata di corsa l’11 dicembre da San Pietroburgo senza protezione ravvicinata: non è escluso che l’emergenza causata dal crollo del regime siriano abbia sconvolto i piani dell’ammiragliato.
La mina magnetica
L’ipotesi invece che misteriosi subacquei possano avere posizionato sulla carena delle cariche esplosive magnetiche - chiamate limpet - resta teoricamente valida. E’ una tecnica usata dagli incursori della Marina Italiana durante le due guerre mondiali - gli ordigni venivano denominati “mignatte” - ed è stata impiegata in tempi recenti dagli israeliani per mettere fuori uso le petroliere iraniane che contrabbandavano greggio in Siria per finanziare Hezbollah. L’intelligence ucraina ha addestrato squadre di commandos - che hanno seguito corsi in Gran Bretagna e anche nel nostro Paese - per compiere assalti subacquei in maniera molto temeraria. In questo caso - ma si tratta di supposizioni - la nave potrebbe essere stata affiancata di notte prima dell’ingresso nello Stretto di Gibilterra, piazzando le bombe con un timer programmato nelle ore successive. Una versione che resterà per sempre senza conferma, a meno che i russi non ispezionino il relitto con un sottomarino telecomandato, come quelli della nave spia Yantar che da giorni naviga proprio nel Mediterraneo occidentale.
La missione speciale
Le autorità di Mosca hanno aperto un’inchiesta penale sull’affondamento, ipotizzando il reato di omicidio dovuto al mancato rispetto delle procedure di sicurezza: nel naufragio due marinai risultano dispersi, non è chiaro se siano morti nell’esplosione.
La versione ufficiale è che l’”Ursa Major” fosse diretta a Vladivostok, in Estremo Oriente, per consegnare equipaggiamenti molto speciali, fotografati sul suo ponte: si trattava di due portelli a prova di radiazione, ciascuno del peso di 45 tonnellate, destinati alla nuova rompighiaccio nucleare “Rossiya” in costruzione in quella città. A bordo c’erano anche due grandi gru di produzione tedesca che servivano per il cantiere della super-nave. Quello della “Rossiya” infatti è un progetto senza precedenti: un’unità di quasi 70 mila tonnellate di dislocamento, lunga 209 metri e propulsa da un motore nucleare grande come il reattore delle portaerei statunitensi.
Il progetto è stato lanciato dall’allora premier Putin nel 2011 ed è avanzato con molti ritardi, dovuti ai problemi tecnici. Nel 2020 è stata decisa un’accelerazione con finanziamenti straordinari: la “Rossiya” deve infatti assegnare a Mosca la supremazia nelle rotte artiche, garantendo una nuova linea diretta tra Europa e Asia a ridosso del circolo polare che riduce a meno di un terzo i tempi di viaggio. Ad aumentare i sospetti e le suggestioni, proprio nel giorno dell’affondamento, Donald Trump ha parlato della volontà di impossessarsi della Groenlandia, ritenuta la chiave per il controllo delle rotte commerciali e militari che passano dall’Artico. Un tema molto caro al presidente entrante.
Lo scenario libico
La partenza frettolosa della “Ursa Major” è stata collegata con la necessità di sgomberare rapidamente la maggior parte dei mezzi e dei soldati schierati in Siria a difesa del regime di Bashar al Assad. I ribelli hanno occupato Damasco l’8 dicembre; il mercantile è salpato tre giorni dopo subito seguito da almeno altre tre unità - la gemella “Sparta” e due navi anfibie militari - che la stavano raggiungendo nel Mediterraneo occidentale. Una di queste - la “Ivan Gren” - ha preso il controllo delle operazioni di soccorso durante il naufragio. Poiché la “Ursa Major” aveva la capacità di imbarcare molti altri materiali oltre agli equipaggiamenti per il cantiere del “Rossiya”, resta forte la convinzione che avrebbe potuto fare una deviazione per Tartus, il porto russo sulla costa della Siria, e trasferire una parte del contingente a Tobruk, in Libia: un tragitto che aveva compiuto altre volte negli scorsi anni.
Il potenziamento delle forze russe in Cirenaica, dove sostengono l’autorità del maresciallo Haftar, crea una grande preoccupazione internazionale perché potrebbe riaccendere il conflitto civile in Libia. Secondo il Wall Street Journal Mosca ha già spostato dalla Siria all’aeroporto libico di Al Jufra cacciabombardieri e batterie missilistiche contraeree S-300. Si teme che Putin possa cercare una riscossa alla disfatta di Damasco creando una base navale a Tobruk. Ma ulteriori rinforzi rischiano di alterare i precari equilibri tra Haftar, appoggiato da Russia ed Egitto, e il governo provvisorio di Tripoli, protetto dalla Turchia: una partita che crea timori nelle cancellerie europee, soprattutto in Italia, alla luce della rilevanza strategica della Libia per i flussi migratori e per i rifornimenti di gas e petrolio, oltre che per la prospettiva di avere basi militari russe esattamente dall’altro lato del Canale di Sicilia.