La risposta ai missili balistici lanciati nei giorni scorsi su Israele dagli Houti — uno dei quali, non intercettato, è caduto su Jaffa ferendo 23 persone — è già arrivata. L’Idf conferma di aver effettuato ieri raid sullo Yemen, proprio durante il discorso televisivo di Abdul Malik al-Houthi, leader del movimento ribelle. Il blitz ha preso di mira con almeno sei missili l’aeroporto della capitale Sana’a, dove l’attacco ha gravemente danneggiato aerei, sala partenze, piste e torre di controllo.
In quel momento nello scalo c’era pure Tedros Adhanom Ghebreyesus, il funzionario etiope che dal 2017 dirige l’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità: alla guida di una missione ufficiale, per trattare con gli Houti il rilascio dei 18 dipendenti Onu e altre ong arrestati arbitrariamente lo scorso giugno. «Stavamo per imbarcarci quando è iniziato il bombardamento» ha raccontato su X: «Un membro del nostro equipaggio è rimasto ferito» ha scritto, rassicurando sulle sue condizioni e su quelle …
La risposta ai missili balistici lanciati nei giorni scorsi su Israele dagli Houti — uno dei quali, non intercettato, è caduto su Jaffa ferendo 23 persone — è già arrivata. L’Idf conferma di aver effettuato ieri raid sullo Yemen, proprio durante il discorso televisivo di Abdul Malik al-Houthi, leader del movimento ribelle. Il blitz ha preso di mira con almeno sei missili l’aeroporto della capitale Sana’a, dove l’attacco ha gravemente danneggiato aerei, sala partenze, piste e torre di controllo.
In quel momento nello scalo c’era pure Tedros Adhanom Ghebreyesus, il funzionario etiope che dal 2017 dirige l’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità: alla guida di una missione ufficiale, per trattare con gli Houti il rilascio dei 18 dipendenti Onu e altre ong arrestati arbitrariamente lo scorso giugno. «Stavamo per imbarcarci quando è iniziato il bombardamento» ha raccontato su X: «Un membro del nostro equipaggio è rimasto ferito» ha scritto, rassicurando sulle sue condizioni e su quelle degli partecipanti alla missione: «Siamo salvi e al sicuro. Ma prima di poter ripartire dovremo aspettare che i danni all’aeroporto vengano riparati».
Ulteriori attacchi hanno colpito la centrale elettrica di Haziz, sempre nei pressi della capitale yemenita, e la città portuale di Hodeidah: «Infrastrutture utilizzate dal regime terroristico Houthi per trasferire armi iraniane nella regione e per l’ingresso di alti funzionari iraniani», ha tuonato un portavoce dell’Idf. I morti sono complessivamente quattro, i feriti 21. A supervisionare gli attacchi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, affiancato dal ministro della Difesa Israel Katz, dal capo di Stato maggiore Herzi Halevi e dal comandante dell’Aeronautica Tomer Bar: «Siamo determinati a tagliare il braccio terroristico dell’asse del male iraniano. Continueremo fino a completamento del lavoro».
Nella stessa giornata, raid israeliani hanno colpito ulteriormente anche Gaza: secondo il bollettino del ministero della Salute controllato da Hamas nelle ultime 24 ore i morti sarebbero 38. Di questi cinque sono deceduti nel bombardamento di un edificio. Altri cinque colpiti a bordo di un furgoncino con la scritta “Press”, stampa: «Era una cellula terroristica», ha puntato il dito l’Idf. Ma la rete palestinese al Quds — sede nella Striscia e legami con l’organizzazione Jihad Islamica — ha invece affermato: «Erano nostri reporter, si stavano recando all’ospedale Al-Awda per un servizio». Con loro, sale dunque a 141 il numero di giornalisti uccisi a Gaza.
In quel lembo di terra martoriato, d’altronde, non si muore solo sotto le bombe: in 72 ore quattro neonati sono stati uccisi dal freddo. Il più grande aveva un mese, il più piccolo appena tre giorni). «Se la notizia di tre bambini morti assiderati a Gaza non ci commuovono, vuol dire che non capiamo il mistero della nascita nella mangiatoia di Betlemme né la luce di Hanukkah» ha scritto su X l’ambasciatore tedesco in Israele Steffen Seibert: «Queste morti dovrebbero spingerci a chiedere con ancor più forza la fine della guerra e del terrore di Hamas, rifornimenti invernali ai cittadini di Gaza e il rilascio di tutti gli ostaggi».