TBILISI — La decisione finale la prenderà solo questa mattina: qualsiasi cosa scelga di fare, le opposizioni e la piazza, che ieri si è esibita in una catena umana lungo gli otto ponti del centro di Tbilisi, la seguiranno. Rimanere a palazzo Orbeliani rischiando l’arresto o lasciare la residenza presidenziale? «In ogni caso resta l’unica autorità legittima. Un edificio non è altro che un edificio», taglia corto Nino Goginashvili, del partito Akhali. Da calendario, oggi scade il mandato di Salomé Zourabichvili, l’ultimo capo dello Stato votato dai cittadini, strenua sostenitrice del cammino europeo della Georgia indicato dalla grande maggioranza della popolazione e rinnegato dal partito al potere, impegnato in un tentativo di consolidamento autoritario mentre strizza l’occhio a Mosca. Lei, però, non si farà da parte.
Dopo aver denunciato come fraudolente le elezioni di ottobre, vinte da Sogno georgiano ma giudicate negativamente dagli osservatori internazionali, Zourabichvili si è rif…
TBILISI — La decisione finale la prenderà solo questa mattina: qualsiasi cosa scelga di fare, le opposizioni e la piazza, che ieri si è esibita in una catena umana lungo gli otto ponti del centro di Tbilisi, la seguiranno. Rimanere a palazzo Orbeliani rischiando l’arresto o lasciare la residenza presidenziale? «In ogni caso resta l’unica autorità legittima. Un edificio non è altro che un edificio», taglia corto Nino Goginashvili, del partito Akhali. Da calendario, oggi scade il mandato di Salomé Zourabichvili, l’ultimo capo dello Stato votato dai cittadini, strenua sostenitrice del cammino europeo della Georgia indicato dalla grande maggioranza della popolazione e rinnegato dal partito al potere, impegnato in un tentativo di consolidamento autoritario mentre strizza l’occhio a Mosca. Lei, però, non si farà da parte.
Dopo aver denunciato come fraudolente le elezioni di ottobre, vinte da Sogno georgiano ma giudicate negativamente dagli osservatori internazionali, Zourabichvili si è rifiutata di riconoscere il nuovo Parlamento perché «illegittimo». Valutazione estesa al suo successore, scelto due settimane fa da un collegio elettorale monocolore: le opposizioni non mettono piede in aula dall’avvio della legislatura.
Oggi, alle 11 ora locale (le 8 in Italia), Mikheil Kavelashvili, un ex calciatore ultraconservatore, esponente dell’ala più antioccidentale della maggioranza, giurerà sulla costituzione. E l’insediamento verrà contestato su viale Rustaveli da migliaia di cittadini. Queste le uniche due certezze. Il resto del copione è da scrivere. Un’opzione, la più conflittuale, vuole Zourabichvili barricata all’interno del palazzo, protetta all’esterno da una popolazione pronta a farle da scudo. «Vedremo se continuerà a vivere in libertà o dietro le sbarre», è la minaccia del premier Irakli Kobakhidze.
L’altra, prevede l’abbandono della residenza. Zourabichvili continuerebbe però a rivendicare il ruolo di capo dello Stato «fino alla convocazione di nuove elezioni parlamentari» e alla designazione del suo «legittimo» successore. L’incertezza su ciò che accadrà investe anche la risposta dell’esecutivo. Diversi analisti ritengono che, in questo momento, Sogno georgiano non oserebbe arrestare Zourabichvili. Una escalation simile spaventerebbe anche i vertici del partito, che come reazione alla brutale repressione della prima settimana di proteste ha visto crescere la partecipazione della popolazione in piazza. Non solo a Tbilisi, ma in tutte le maggiori città e persino in piccoli centri. «È una guerra di nervi», sintetizza Kornely Kakachia, a capo del Georgian Institute of Politics: «Il primo grave errore, da una parte o dall’altra, sarà decisivo».
Il terrore di un conflitto civile, in un Paese che ancora ha negli occhi quello degli anni Novanta, fa sì che, malgrado la situazione tesissima da oltre due mesi, non si sia ancora giunti a un punto di rottura. Ma le crepe nella società sono sempre più profonde. E il regime sanzionatorio imposto venerdì dagli Stati Uniti nei confronti di Bidzina Ivanishvili, presidente onorario, leader informale quanto indiscusso di Sogno georgiano, ha accresciuto i timori di quanti prefigurano un isolamento internazionale di Tbilisi con conseguenze devastanti sulla sua fragile economia.
Nuove elezioni, questa è la via d’uscita proposta da Zourabichvili: «Abbiamo la grande possibilità di dare un esempio di democrazia, riconciliazione e progresso per il mondo intero».