Dopo tre giorni di silenzio il presidente russo Vladimir Putin ha chiamato ieri l’omologo azero Ilham Aliyev e, pur non assumendosene esplicitamente le responsabilità, ha chiesto scusa per lo schianto dell’aereo della Azerbaijan Airlines precipitato mercoledì in Kazakistan uccidendo 38 persone: giacché «la tragedia è avvenuta nello spazio aereo russo».
Il volo si stava avvicinando alla sua destinazione, Grozny, capitale della regione cecena della Federazione Russa. Proprio in quel momento e in quell’area, ha spiegato il presidente russo, «i nostri sistemi di difesa aerei hanno iniziato a respingere un attacco di droni ucraini». Putin non si è spinto però fino a confermare che l’incidente sia stato provocato dalla difesa aerea russa: ipotesi, questa, avanzata fin da subito da Europa e Stati Uniti, su cui stanno lavorando pure gli investigatori locali. E anche l’Alto Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas chiede un’indagine «rapida e indipendente» sull’incidente, parlando di «duro prom…
Dopo tre giorni di silenzio il presidente russo Vladimir Putin ha chiamato ieri l’omologo azero Ilham Aliyev e, pur non assumendosene esplicitamente le responsabilità, ha chiesto scusa per lo schianto dell’aereo della Azerbaijan Airlines precipitato mercoledì in Kazakistan uccidendo 38 persone: giacché «la tragedia è avvenuta nello spazio aereo russo».
Il volo si stava avvicinando alla sua destinazione, Grozny, capitale della regione cecena della Federazione Russa. Proprio in quel momento e in quell’area, ha spiegato il presidente russo, «i nostri sistemi di difesa aerei hanno iniziato a respingere un attacco di droni ucraini». Putin non si è spinto però fino a confermare che l’incidente sia stato provocato dalla difesa aerea russa: ipotesi, questa, avanzata fin da subito da Europa e Stati Uniti, su cui stanno lavorando pure gli investigatori locali. E anche l’Alto Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas chiede un’indagine «rapida e indipendente» sull’incidente, parlando di «duro promemoria» che ricorda il volo MH17 Malaysia Airlines, abbattuto nel 2014 con un missile terra-aria dai ribelli filo-russi nei cieli dell’Ucraina orientale.
In quell’area del mondo la fine dell’anno è segnata anche da tensioni energetiche: il colosso russo Gazprom ha infatti esplicitato la sua intenzione di interrompere le esportazioni di gas (2 miliardi di metri cubi l’anno) verso la Moldova a partire dal 1 gennaio. Colpa delle “bollette” non pagate dal vicino. Chisinau ha ricevuto una notifica dove si proclama che la locale «Jsc Moldovagaz non adempie regolarmente ai propri obblighi di pagamento ai sensi del contratto attuale, violazione sostanziale dei termini e delle condizioni». Il risultato è che, per sua stessa ammissione, la Moldova dovrà iniziare a razionare il gas, tagliando la distribuzione di almeno il 30%
Il timore, tuttavia, è che questo sia solo il primo passo verso un’interruzione ben più corposa. Il 31 dicembre, infatti, scadono anche gli accordi, che finora avevano resistito al conflitto, per far passare attraverso l’Ucraina 40 milioni di metri cubi di gas siberiano, che servono - oltre alla stessa Ucraina - Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca,Ungheria e in minima parte l’Italia.Accordi che tanto Mosca quanto Kiev minacciano di non rinnovare.
Lo stop avrebbe un impatto importante soprattutto sui Paesi della Mitteleuropa, più dipendenti da quelle forniture. Anche per questo, ieri il premier slovacco Robert Fico ha minacciato gli ucraini: «Se interrompete la nostra fornitura di gas russo prenderemo in considerazione la possibilità di interrompere il flusso di elettricità che vi forniamo».
Fico - che è in ottimi rapporti con Putin - accusa il presidente Zelensky di «non essere interessato a un cessate il fuoco». Questo, gli ha risposto attaccando a sua volta: «Sembra che Putin abbia dato a Fico l’ordine di aprire il secondo fronte energetico contro l’Ucraina a svantaggio degli interessi del popolo slovacco. Solo così posso spiegare solo così le minacce di interrompere la fornitura elettriche d’emergenza al mio Paese mentre la Russia attacca le nostre centrali elettriche».