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Il diario di Rita Baroud da Gaza: “Al nuovo anno chiedo di essere gentile. Vogliamo vivere”

(afp)

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La testimonianza dalla Striscia: “Qui non sappiamo come festeggiare, cerchiamo solo di sopravvivere alla lenta morte che ci insegue. Le luci sono state spente dall’assedio, non per celebrare. Una città che non aspetta i fuochi d'artificio, ma spera nella fine del suono delle esplosioni che spaventa i suoi bambini”
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DEIR AL BALAH – In ogni angolo del mondo, il cielo si accende di fuochi d'artificio, si alzano i calici e si esprimono desideri per l’inizio del nuovo anno. Lo sguardo è rivolto al futuro, come a una finestra aperta sui sogni. Ma qui a Gaza, il domani non sarà diverso da ieri. I calendari non trasformano la realtà quotidiana, e le festività non riescono a cancellare il dolore dei giorni passati.

Sono qui, a scrivere in un piccolo angolo dove i muri sembrano soffocare sotto il peso del dolore. Il suono degli aerei dell’occupazione aleggia sopra di noi, come se non sapesse quando fermarsi. Mi chiedo che cosa possa significare un nuovo anno quando la stessa notte continua a perseguitarci? E che cosa significano i desideri quando possiamo a malapena sognare?

Oggi non scrivo per festeggiare, ma per documentare. Gaza non ha bisogno di festività. Ha bisogno di mattine libere dal rumore dei bombardamenti, di notti non interrotte dall'agonia della paura, di un anno in cui il suo nome non…

DEIR AL BALAH – In ogni angolo del mondo, il cielo si accende di fuochi d'artificio, si alzano i calici e si esprimono desideri per l’inizio del nuovo anno. Lo sguardo è rivolto al futuro, come a una finestra aperta sui sogni. Ma qui a Gaza, il domani non sarà diverso da ieri. I calendari non trasformano la realtà quotidiana, e le festività non riescono a cancellare il dolore dei giorni passati.

Sono qui, a scrivere in un piccolo angolo dove i muri sembrano soffocare sotto il peso del dolore. Il suono degli aerei dell’occupazione aleggia sopra di noi, come se non sapesse quando fermarsi. Mi chiedo che cosa possa significare un nuovo anno quando la stessa notte continua a perseguitarci? E che cosa significano i desideri quando possiamo a malapena sognare?

Oggi non scrivo per festeggiare, ma per documentare. Gaza non ha bisogno di festività. Ha bisogno di mattine libere dal rumore dei bombardamenti, di notti non interrotte dall'agonia della paura, di un anno in cui il suo nome non sia scritto nelle liste delle vittime.

Con l'inizio di un nuovo anno, ricordiamo i nostri cari che non ci sono più e gli amici che se ne sono andati. Abbiamo perso così tanto, guadagnando solo una resilienza che è ormai diventata un peso per le nostre anime. Ricordo l'anno scorso. Ero seduta con un'amica sul bordo di una finestra che dava sulla strada. Stavamo cercando di elencare i desideri per il nuovo anno. “Vorrei che quest'anno non perdessimo nessuno”, disse lei, con la voce piena di speranza. Oggi non c'è più. Ha lasciato un posto vuoto e una foto sorridente che tengo come sfondo del mio telefono.

Come posso scrivere di un nuovo anno mentre siamo bloccati tra le macerie? A Gaza gli anni non sono calendari appesi alle pareti. Sono giorni che passano tra bombardamenti, blocchi, interruzioni di corrente e ricordi perduti. Qui non sappiamo come festeggiare, cerchiamo solo di sopravvivere alla lenta morte che ci insegue. A Gaza le luci sono state spente dall’assedio, non per celebrare. Una città che non aspetta i fuochi d'artificio, ma spera nella fine del suono delle esplosioni che spaventa i suoi bambini.

A Capodanno, Gaza è diversa da qualsiasi altro luogo. La notte trascorre tranquilla, tranne che per il rumore degli aerei sopra di noi. Mentre il mondo fa il conto alla rovescia, noi contiamo i nostri semplici pasti, controlliamo cosa è rimasto nella dispensa e ci assicuriamo che i nostri figli vadano a letto in sicurezza per quanto possibile, anche solo per una notte. Siamo tutti come bambini qui a Gaza, abbastanza giovani da accettare le risposte senza fare domande, ma abbastanza grandi da capire il significato dell'oppressione.

(afp)

A Capodanno non guardiamo il cielo per contare le stelle: è oscurato dal fumo. L'unica luce proviene dai razzi lanciati dagli aerei israeliani. Il rumore delle esplosioni scuotono la terra, come a ricordarci: “Non dimenticate dove siete”.

Scrivo queste parole esausta per gli innumerevoli tentativi di attirare l'attenzione del mondo sul genocidio che sta avvenendo qui. I miei pensieri corrono, ma in questo momento mi chiedo: il mondo sa che esistiamo? Sanno che qui ci sono bambini che hanno visto solo fuochi d'artificio che li bombardano? Che per le madri l’unico desiderio è mettere i figli a dormire senza lacrime, paura e fame?

Stasera, a Capodanno, è tutto più pesante. Forse perché ovunque si parla di nuovi inizi, mentre noi rimaniamo intrappolati in vecchi finali che rifiutano di chiudersi e ci negano la possibilità di ricominciare. Scrivo oggi perché non voglio che questo anno passi senza dire al mondo: noi siamo qui. Non viviamo solo per essere ricordati sugli schermi durante le guerre o le notizie di distruzione. Siamo esseri umani che sognano come voi, che vogliono vivere come voi. Ma il mondo ha scelto di distogliere lo sguardo da Gaza, come se fosse solo un punto nero su una mappa colorata.

E in mezzo a tutto questo, mi permetto di sperare:

- Spero che questo genocidio finisca;

- Spero che il mondo senta le nostre voci, non come una triste melodia passeggera, ma come un grido che merita vita;

- Spero che ogni persona scomparsa ritorni e che ogni persona presente sopravviva;

Gaza non ha bisogno di grandi celebrazioni. Non chiediamo l'impossibile. Tutto ciò che vogliamo è una vita semplice. Sedersi intorno a un tavolo senza chiedersi come assicurarsi il prossimo pasto. Lasciare le nostre case senza avere la sensazione di non poter tornare. Vivere un nuovo anno senza portare nel cuore nuove perdite.

Un nuovo anno? Che cosa significa questo numero aggiunto ai nostri calendari? Che cosa significa quando viviamo in un tempo che si è fermato? Al mondo che festeggia stasera dico che anche noi vogliamo festeggiare. E al nuovo anno chiedo di essere gentile. Vogliamo vivere.

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