Kaja Kallas a Repubblica: “L’Iran liberi Cecilia Sala, il giornalismo non è reato”
di Claudio TitoDopo il pressing del governo italiano e le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno, anche l’Unione europea interviene duramente sul caso di Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata il 19 dicembre in Iran per non precisate “violazioni delle leggi islamiche” e ingiustamente detenuta da 14 giorni in isolamento (in condizioni durissime) nel carcere di Evin.
A parlare è oggi Kaja Kallas, Alto rappresentante per dell’Unione europea per gli Affari esteri, che a Repubblica dice: “Chiedo l'immediato rilascio della giornalista italiana Cecilia Sala arrestata in Iran”. E aggiunge: “Nessuno dovrebbe essere detenuto per aver svolto il proprio lavoro; il giornalismo non è un reato. Ogni giornalista deve avere la libertà di riferire senza timore di arresto o persecuzione. Mentre il mondo è in subbuglio, il ruolo del giornalismo è più essenziale che mai”.
I genitori di Cecilia Sala sono molto preoccupati per le condizioni difficilissime in …
Dopo il pressing del governo italiano e le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno, anche l’Unione europea interviene duramente sul caso di Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata il 19 dicembre in Iran per non precisate “violazioni delle leggi islamiche” e ingiustamente detenuta da 14 giorni in isolamento (in condizioni durissime) nel carcere di Evin.
A parlare è oggi Kaja Kallas, Alto rappresentante per dell’Unione europea per gli Affari esteri, che a Repubblica dice: “Chiedo l'immediato rilascio della giornalista italiana Cecilia Sala arrestata in Iran”. E aggiunge: “Nessuno dovrebbe essere detenuto per aver svolto il proprio lavoro; il giornalismo non è un reato. Ogni giornalista deve avere la libertà di riferire senza timore di arresto o persecuzione. Mentre il mondo è in subbuglio, il ruolo del giornalismo è più essenziale che mai”.
I genitori di Cecilia Sala sono molto preoccupati per le condizioni difficilissime in cui la figlia è detenuta in Iran. Nella sua cella di isolamento la giornalista non ha nemmeno un letto ed è sottoposta ala cosiddetta “tortura bianca”: la luce sempre accese e le rende impossibile riuscire a dormire, oltre che a capire se sia notte o giorno.Non può parlare né vedere nessuno, l’unica visita che ha ricevuto è quella dell’ambasciatrice italiana Paola Amedei. La sua carcerazione immotivata è legata all’arresto di Mohammad Abedini Najafabadi, il cittadino iraniano a Malpensa il 16 dicembre scorso su richiesta degli Stati Uniti con l’accusa di terrorismo.