✕

Dopo New Orleans Trump contro l’Fbi: “Incompetenti”. Biden: “Nessun posto sicuro per l’Isis”

Ascolta l'audio

Le reazioni dei presidenti uscente ed entrante all’attentato di Bourbon Street sono un anticipo di cosa sta finendo alla Casa Bianca, e cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi quattro anni
1 minuti di lettura

NEW YORK — Dopo l’immigrazione, che con l’attentato di New Orleans non c’entra nulla, Fbi e dipartimento alla Giustizia, colpevoli di non averlo fermato. La rabbia di Trump non conosce limiti, in vista del ritorno alla Casa Bianca.

Le reazioni dei presidenti uscente e entrante sono un anticipo di cosa sta finendo alla Casa Bianca, e cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi quattro anni. Da una parte, la risposta razionale e cauta di un leader che cerca di rassicurare la nazione, unirla e proteggerla. Dall’altra lo sfogo impulsivo, forse premeditatamente falso, di un demagogo che non evita mai di distorcere la realtà per piegarla al proprio interesse politico e personale.

L’attentato è un fallimento delle forze dell’ordine di New Orleans,…

NEW YORK — Dopo l’immigrazione, che con l’attentato di New Orleans non c’entra nulla, Fbi e dipartimento alla Giustizia, colpevoli di non averlo fermato. La rabbia di Trump non conosce limiti, in vista del ritorno alla Casa Bianca.

Le reazioni dei presidenti uscente e entrante sono un anticipo di cosa sta finendo alla Casa Bianca, e cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi quattro anni. Da una parte, la risposta razionale e cauta di un leader che cerca di rassicurare la nazione, unirla e proteggerla. Dall’altra lo sfogo impulsivo, forse premeditatamente falso, di un demagogo che non evita mai di distorcere la realtà per piegarla al proprio interesse politico e personale.

L’attentato è un fallimento delle forze dell’ordine di New Orleans, ma anche di quelle federali, che non hanno intercettato le intenzioni del killer. Parlando alla nazione Biden ha dichiarato che «non c’è un posto sicuro per l’Isis, soprattutto in questo Paese. Continueremo a dargli la caccia in tutto il mondo». Quindi ha promesso di «mobilitare tutte le risorse per andare a fondo della questione».

Trump senza aspettare conferme, o diffondendo volutamente il falso, ha subito commentato su Truth: «Questo accade quando si hanno frontiere aperte, con una leadership debole, inefficace e praticamente inesistente». Quindi ha aggiunto: «Il Dipartimento di Giustizia, l’Fbi e i procuratori democratici statali e locali non hanno svolto il loro lavoro. Sono incompetenti e corrotti», perché hanno pensato solo a perseguitarlo.

A stretto giro si è saputo che le frontiere aperte non c’entravano nulla, perché Shamsud-Din Bahar Jabbar è nato negli Usa, ma pazienza. La verità è un dettaglio superfluo o addirittura pernicioso, quando si frappone fra Trump e i suoi interessi, a partire dall’ossessione contro l’immigrazione. Ed è inutile sottolinearla, anche quando viene ristabilita senza ombra di dubbio, perché tanto ai suoi sostenitori non interessa.

Loro sono pronti a credere a qualsiasi cosa dica il capo, e se la realtà lo smentisce deve necessariamente essere un complotto dei “fake media” che lo osteggiano per principio. Così è stato durante la campagna presidenziale, così dopo New Orleans, e così sarà nei prossimi quattro anni, magari con l’aiuto dei “tech bro” alla Musk che lo aiutano a falsificare la verità. Come ultima difesa, resta solo l’augurio che Edward Murrow faceva agli americani durante gli anni bui del maccartismo: «Good night and good luck».

Leggi i commenti