Football, musica, posti di blocco e selfie: New Orleans cerca la normalità dopo l’attentato
di Massimo BasileNEW ORLEANS - L’America è il Paese al mondo che più di tutti volta velocemente pagina davanti alla violenza. Forse per una certa abitudine. Anche se ogni angolo della città, due giorni dopo l’attentato in cui sono morte quattordici persone e ferite trenta, c’è qualcosa che ricorda come il clima sia cambiato. New Orleans sarà anche la città della musica, del mistero e del jazz, ma ieri era anche quella dei posti di blocco, degli zaini controllati agli ingressi dei musei.
Al Caesars Superdome, lo stadio che ha ospitato ieri il Sugar Bowl di football universitario tra Georgia e Notre Dame, che poi ha vinto 23-10, i circa settantamila spettatori hanno osservato meno di quindici secondi di silenzio in ricordo delle vittime, per poi far sentire il loro ruggito quando il pallone ovale è entrato in gioco. Shamsud Din Jabbar, il veterano nato e cresciuto in Texas che ha ucciso quattordici persone, con il suo pickup lanciato a tutta velocità dentro Bourbon Street, ha ferito una comunità ma non…
NEW ORLEANS - L’America è il Paese al mondo che più di tutti volta velocemente pagina davanti alla violenza. Forse per una certa abitudine. Anche se ogni angolo della città, due giorni dopo l’attentato in cui sono morte quattordici persone e ferite trenta, c’è qualcosa che ricorda come il clima sia cambiato. New Orleans sarà anche la città della musica, del mistero e del jazz, ma ieri era anche quella dei posti di blocco, degli zaini controllati agli ingressi dei musei.
Al Caesars Superdome, lo stadio che ha ospitato ieri il Sugar Bowl di football universitario tra Georgia e Notre Dame, che poi ha vinto 23-10, i circa settantamila spettatori hanno osservato meno di quindici secondi di silenzio in ricordo delle vittime, per poi far sentire il loro ruggito quando il pallone ovale è entrato in gioco. Shamsud Din Jabbar, il veterano nato e cresciuto in Texas che ha ucciso quattordici persone, con il suo pickup lanciato a tutta velocità dentro Bourbon Street, ha ferito una comunità ma non ne ha cambiato lo spirito.
Il contrasto, però, tra l’euforia per l’evento sportivo e il clima blindato è parso evidente. Centinaia di poliziotti hanno presidiato l’area attorno al Superdome. Gli elicotteri hanno sorvolato lo stadio. I blindati delle squadre speciali della Swat erano piazzati in modo strategico agli imbocchi degli accessi principali. Militari armati di fucili hanno pattugliato il piazzale. Posti di blocco ovunque, i controlli a borse e zaini hanno rallentato l’accesso all’impianto.
Lo stesso è avvenuto all’ingresso dello zoo di New Orleans e all’acquario. A nord della città, in mattinata, era stata evacuata una banca per il sospetto che ci fosse un ordigno, ma è risultato un falso allarme. Poco prima che cominciasse il Sugar Bowl, una banda musicale e i leader delle maggiori religioni avevano partecipato alla riapertura di Bourbon Street. Sono state deposte quattordici rose gialle in ricordo delle vittime. Molti locali, tipo Brennan’s, sono rimasti chiusi. Altri hanno riaperto. I turisti hanno scattato foto, qualcuno ha girato video per indicare sui social i posti dove l’attentatore ha colpito.
Gli hotel del centro, con le loro camere dominate da vecchi letti a cassone, avevano molte camere disponibili, anche se già pagate. Migliaia di persone sono andate via in anticipo dopo l’attentato. I biglietti della partita di football, che online erano stati messe in vendita a dicembre a 1700 dollari, ieri mattina si trovavano anche a undici dollari. Lo stadio alla fine si è riempito lo stesso. New Orleans ha fatto l’unica cosa possibile: tornare a vivere.