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Corea del Sud, fallito il tentativo di arresto di Yoon: gli agenti fermati dalle forze di sicurezza

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Il presidente deposto è indagato per "ribellione" dopo il tentativo fallito di imporre la legge marziale il 3 dicembre scorso
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La peggiore crisi della Corea del Sud degli ultimi anni era iniziata un mese fa, il 3 dicembre, con il tentativo del presidente Yoon Suk-yeol di imporre la legge marziale. Dopo un impeachment fallito, uno andato a segno e dopo pure la rimozione del presidente ad interim Han, un mese dopo il dramma politico a Seul non è ancora finito: un nuovo colpo di scena. Per cinque ore e mezza gli investigatori hanno cercato di entrare nella residenza di Yoon (sospeso dall’incarico dallo scorso 14 dicembre) per arrestarlo.

Un braccio di ferro conclusosi con un nulla di fatto: Yoon rintanato nella sua abitazione nell’elegante quartiere di Hannam della capitale sudcoreana e protetto dalle proprie guardie è scampato, per ora, alle manette.

Il tentativo di arresto

L’operazione era scattata di buon mattino. Gli uomini del Cio (l'Ufficio per le indagini sulla corruzione per gli alti funzionari) e la polizia si erano presentati davanti ai cancelli del complesso presidenziale. Hanno prima dovuto farsi la…

La peggiore crisi della Corea del Sud degli ultimi anni era iniziata un mese fa, il 3 dicembre, con il tentativo del presidente Yoon Suk-yeol di imporre la legge marziale. Dopo un impeachment fallito, uno andato a segno e dopo pure la rimozione del presidente ad interim Han, un mese dopo il dramma politico a Seul non è ancora finito: un nuovo colpo di scena. Per cinque ore e mezza gli investigatori hanno cercato di entrare nella residenza di Yoon (sospeso dall’incarico dallo scorso 14 dicembre) per arrestarlo.

Un braccio di ferro conclusosi con un nulla di fatto: Yoon rintanato nella sua abitazione nell’elegante quartiere di Hannam della capitale sudcoreana e protetto dalle proprie guardie è scampato, per ora, alle manette.

Il tentativo di arresto

L’operazione era scattata di buon mattino. Gli uomini del Cio (l'Ufficio per le indagini sulla corruzione per gli alti funzionari) e la polizia si erano presentati davanti ai cancelli del complesso presidenziale. Hanno prima dovuto farsi largo tra i circa mille sostenitori di Yoon che si erano radunati fin dall'alba vicino alla sua residenza.

Venti uomini del Cio e 80 poliziotti sono poi riusciti ad entrare nel compound ma si sono trovati subito davanti oltre 200 tra “personale del servizio di sicurezza presidenziale” e truppe militari assegnate alla sicurezza del Capo dello Stato. Un muro umano a protezione di Yoon, che seppure sospeso resta formalmente presidente fino alla sentenza della Corte costituzionale che deve decidere sull’impeachment.

Il fallimento dell’irruzione

Nessuna violenza, ma tensione quella sì. Alle 13.30 la marcia indietro: "Abbiamo stabilito che l'esecuzione del mandato di detenzione sarebbe stata impossibile a causa dei continui confronti e abbiamo sospeso l'esecuzione per timore della sicurezza del personale in loco”, ha dichiarato il Cio. “Gli investigatori si sono avvicinati a 200 metri dall'edificio della residenza, ma non sono riusciti ad andare oltre”, riporta l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap.

I manifestanti

“Quando si è diffusa la notizia del ritiro del Cio, i manifestanti, il cui numero era salito a 11mila secondo una stima della polizia, hanno gridato ‘Abbiamo vinto’, sventolando le bandiere sudcoreana e statunitense (un grande classico tra i pro-Yoon, ndr) e scandendo il nome del presidente”. Tra i manifestanti c’erano noti youtuber di estrema destra e predicatori cristiani evangelici. Alcuni avevano cartelli in inglese con la scritta “Stop the Steal”, uno slogan che i sostenitori di Donald Trump hanno usato per mettere in discussione i risultati delle elezioni statunitensi del 2020, perse dal tycoon americano. In una lettera inviata ai suoi sostenitori giovedì, Yoon aveva detto di apprezzare i loro sforzi. “Con voi, combatterò fino alla fine”.

Le accuse a Yoon

Yoon è indagato per insurrezione (reato non coperto dall’immunità presidenziale) e abuso di potere. Dopo varie richieste nelle scorse settimane affinché si presentasse per un interrogatorio - tutte ignorate dal presidente - il mandato d’arresto era stato approvato da un tribunale martedì e sarà valido fino al 6 gennaio. Gli investigatori potrebbero tentare di arrestare nuovamente Yoon durante il fine settimana, anche se potrebbe essere logisticamente difficile, dato che la folla potrebbe aumentare. Possono anche richiedere un nuovo mandato dopo il 6. Nei giorni scorsi, Yoon e il suo team di difesa avevano denunciato il mandato come “illegale e non valido”.

L’impechment

Yoon sconvolse il Paese dichiarando la legge marziale per contrastare le “forze anti-statali”, mandando poi l’esercito in Parlamento per impedire ai deputati di riunirsi e abrogarla. Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre alla fine i deputati riuscirono a votare la revoca, costringendo Yoon, quasi all’alba, al passo indietro dopo 6 ore di follia. Il 14 dicembre il Parlamento ha votato l’impeachment e ora spetta alla Corte Costituzionale decidere.

Due settimane più tardi è stato messo sotto impeachment anche il suo sostituto: il presidente ad interim Han Duck-soo. Le funzioni presidenziali sono ora nelle mani del ministro delle Finanze Choi Sang-mok, che in questi giorni ha annunciato la nomina dei giudici mancanti alla Corte che dovranno decidere il destino di Yoon.

Nel mezzo del caos politico, domenica arriverà a Seul il Segretario di Stato americano Antony Blinken: lunedì sono previsti colloqui col suo omologo Cho Tae-yul “per discutere dell’alleanza tra Usa e Corea del Sud, della Corea del Nord e di altre questioni”, fa sapere il Ministero degli Esteri sudcoreano.

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