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Usa, il mistero dei due soldati di New Orleans e Las Vegas. La polizia: “Azioni non coordinate”

(fotogramma)

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Il Berretto verde Livelsberger si è fatto saltare su un Cybertruck: era stato nelle stesse basi del killer di Bourbon Street. L’uomo aveva un buco di pallottola in testa. Due pistole a bordo. Aumentata la sicurezza a Times Square e alla Trump Tower
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NEW YORK — Cosa è accaduto, tra Las Vegas e New Orleans? Un complotto terroristico coordinato, magari nato nelle stanze della stessa caserma, oppure un casuale intreccio tra due disperati? Secondo l’Fbi non ci sono collegamenti, almeno provati, ma l’America resta sulle spine.

Shamsud Din Bahar Jabbar aveva affittato il suo pickup bianco dalla compagnia Turo, la stessa usata da Matthew Livelsberger per prendere il Cybertruck della Tesla esploso davanti al Trump International Hotel di Las Vegas. Questo ha alimentato i sospetti di una connessione, insieme al fatto che i due avevano servito nella stessa base di Fort Bragg, anche se in tempi diversi. Livelsberger, 37 anni, era un sergente dei Berretti Verdi e aveva servito due volte in Afghanistan e Ucraina. Anche Jabbar era stato in Afghanistan, ma unità, luoghi e compiti erano diversi.

NEW YORK — Cosa è accaduto, tra Las Vegas e New Orleans? Un complotto terroristico coordinato, magari nato nelle stanze della stessa caserma, oppure un casuale intreccio tra due disperati? Secondo l’Fbi non ci sono collegamenti, almeno provati, ma l’America resta sulle spine.

Shamsud Din Bahar Jabbar aveva affittato il suo pickup bianco dalla compagnia Turo, la stessa usata da Matthew Livelsberger per prendere il Cybertruck della Tesla esploso davanti al Trump International Hotel di Las Vegas. Questo ha alimentato i sospetti di una connessione, insieme al fatto che i due avevano servito nella stessa base di Fort Bragg, anche se in tempi diversi. Livelsberger, 37 anni, era un sergente dei Berretti Verdi e aveva servito due volte in Afghanistan e Ucraina. Anche Jabbar era stato in Afghanistan, ma unità, luoghi e compiti erano diversi.

Lo sceriffo della Clark County, Kevin McMahill, ha rivelato che ai piedi di Livelsberger è stata trovata una pistola, con cui si era sparato alla testa. Quindi il suo sarebbe stato un suicidio, o forse una missione suicida, che doveva completarsi con l’esplosione dell’auto. Una seconda pistola era nell’auto, insieme a passaporto, documento d’identità militare e iPhone. I tatuaggi sul corpo sono stati il primo elemento per confermare l’identità.

I due episodi sono collegati? Secondo l’Fbi no, almeno per ora. Ha agito da solo il killer di New Orleans, e al momento non ci sono connessioni provate con la Tesla esplosa a Las Vegas. Il Bureau cerca di tranquillizzare l’America, scossa dalla strage di Capodanno e preoccupata per quanto potrebbe accadere in vista del 20 gennaio, Inauguration del secondo mandato di Trump. Ma se da una parte l’assenza di complici allontana l’incubo che qualcuno, in qualche angolo buio del paese, prepari una nuova strage, dall’altra la minaccia dei lupi solitari che si radicalizzano da soli e decidono di vendicarsi contro i concittadini alimenta la paura di essere indifesi, esposti a rabbia e follia di chiunque, in una società sempre più divisa e risentita.

Il vice assistente direttore dell’Fbi Christopher Raia ha detto: « questo punto non riteniamo che altri siano stati coinvolti nell’attacco». Mercoledì il Bureau aveva dichiarato l’opposto, soprattutto perché nei video della sorveglianza intorno a Bourbon Street aveva notato tre uomini e una donna che si erano avvicinati ai luoghi dove Shamsud Din Bahar Jabbar aveva piazzato ordigni. Poi però gli investigatori hanno chiarito che si trattava di persone finite casualmente nelle vicinanze.

Almeno cinque video del killer recuperati sui social lo mostrano mentre professa l’affiliazione all’Isis, avvenuta la scorsa estate. Non è chiaro se si sia radicalizzato da solo, magari online, oppure se avesse avuto qualche contatto esterno: «Era stato ispirato al cento per cento dall’Isis», ha confermato Raia, ma «stiamo ancora scavando tra social media e interrogatori per capire di più al riguardo».

Le domande che cercano ancora risposte sui due episodi sono troppe, però, per calmare l’America. New York ha rafforzato le misure di sicurezza a Times Square e davanti alla Trump Tower.

A Washington è stata arrestata una persona che guidava sul marciapiedi vicino a Capitol Hill. Lo stesso luogo dove il 20 gennaio Trump giurerà come presidente per la seconda volta.

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