Zimbawe, la favola (reale) di Tinotenda: piccolo Mowgli africano sopravvissuto 5 giorni tra i leoni
di Paolo BreraChissà come ha fatto, il piccolo Tinotenda, a sopravvivere da solo ai leoni e ai branchi di elefanti. A otto anni ha vagato per cinque giorni senza un goccio d’acqua, senza nulla da mangiare in una savana arsa e siccitosa, nel cuore di una enorme riserva di caccia nello Zimbabwe, una tra le più ricche di leoni dell’intero continente. Come Mowgli e Tarzan, che nella fantasia di Kipling e di Edgar Rice Burroughs si persero nella foresta per essere adottati dalle sue feroci creature, anche Tinotenda Pudu si è perso nella savana circondato dai “big 5”.
Si è allontanato un po’ troppo da casa, e ha perso l’orientamento: cercando di tornare sui suoi passi, in realtà si è inoltrato nel cuore della immensa riserva di caccia di Matusadonha, nel nordovest dello Zimbabwe. Quando alla fine i ranger lo hanno miracolosamente trovato, aveva percorso 23 chilometri da casa sua finendo nel ventre di uno dei pochi parchi naturali in cui ancora convivono in libertà i cinque grandi animali della savana: l’…
Chissà come ha fatto, il piccolo Tinotenda, a sopravvivere da solo ai leoni e ai branchi di elefanti. A otto anni ha vagato per cinque giorni senza un goccio d’acqua, senza nulla da mangiare in una savana arsa e siccitosa, nel cuore di una enorme riserva di caccia nello Zimbabwe, una tra le più ricche di leoni dell’intero continente. Come Mowgli e Tarzan, che nella fantasia di Kipling e di Edgar Rice Burroughs si persero nella foresta per essere adottati dalle sue feroci creature, anche Tinotenda Pudu si è perso nella savana circondato dai “big 5”.
Si è allontanato un po’ troppo da casa, e ha perso l’orientamento: cercando di tornare sui suoi passi, in realtà si è inoltrato nel cuore della immensa riserva di caccia di Matusadonha, nel nordovest dello Zimbabwe. Quando alla fine i ranger lo hanno miracolosamente trovato, aveva percorso 23 chilometri da casa sua finendo nel ventre di uno dei pochi parchi naturali in cui ancora convivono in libertà i cinque grandi animali della savana: l’elefante, il leone, il bufalo, il rinoceronte ed il leopardo.
La sua storia a lieto fine è stata raccontata da una parlamentare zimbabwese, Mutsa Murombedzi: “Ciò che è accaduto nella remota comunità di Kasvisva, Nyaminyami, nella rurale Kariba, è un vero miracolo: è una zona in cui una svolta sbagliata può facilmente portare nella riserva di caccia”. Ed è quasi certamente un errore mortale, soprattutto se hai solo otto anni come Tinotenda.
È sopravvissuto mangiando bacche di Ximenia afra, un frutto selvatico a bacca rossa che cresce in alcuni paesi africani e viene chiamato Tsvanzva o ngengeni. Ma soprattutto è sopravvissuto evitando che fossero i leoni e le altre fiere della savana a mangiarsi lui. Murombedzi ha raccontato come abbia fatto a mantenersi al sicuro dai predatori: con una saggezza insospettabile in un bimbo, ha trascorso le notti arrampicandosi su speroni di roccia lontani dalla prateria dove vagano i leoni e gli altri animali.
In tv impazzano trasmissioni interamente dedicate ad adulti più o meno esperti lasciati a confrontarsi a mani nude in territori ostili, ma il piccolo Tinotenda li ha battuti tutti. Per bere se l’è cavata ricorrendo a una tecnica che in Zimbabwe chiamano “Mufuku in shona”: si è avvicinato alla riva asciutta del fiume in secca e ha scavato una buca, dandosi da fare con le mani e con un bastone, realizzando una sorta di pozzo in cui attingere all’acqua che ancora si trova sotto la terra essiccata. Lo si impara già da bambini, dove l’acqua è una risorsa incerta.
L’unica cosa che non riusciva proprio a fare è capire in quale direzione dovesse andare per tornare indietro. Nel frattempo tutti i villaggi della regione affacciata sulla riserva di caccia erano in allarme per cercare il bimbo scomparso: la notte, nei villaggi suonavano i tamburi sperando che quel rumore profondo varcasse il silenzio della giungla indicando a Tinotenda in quale direzione andare. E i rangers hanno continuato a percorrere le praterie cercando tracce del bambino con la consapevolezza che ogni ora trascorsa diminuiva le possibilità di trovarlo vivo.
Dopo cinque giorni, Tinotenda ha finalmente sentito il rumore di un’auto non troppo lontana da lui. Ha corso come ha potuto in quella direzione, ma una volta arrivato ha visto solo qualche traccia dei copertoni del fuoristrada passato di lì. Tornato al suo sperone di roccia, era pronto a trascorrere la sua sesta notte nella savana ma la dea bendata lo ha preso davvero per mano: tornati indietro sulla stessa strada che avevano trascorso poche ore prima, i ranger in fuoristrada hanno notato le orme di un bambino nel punto in cui Tinotenda aveva provato a raggiungerli. C’è voluta tutta la loro esperienza nel seguire le tracce per arrivare allo sperone in cui era tornato il bimbo.
Quando lo hanno raggiunto, Tinotenda era disidratato ed estremamente fragile. Lo hanno immediatamente stabilizzato con una flebo, poi lo hanno riportato a casa: l’avventura è finita, ma il miracolo ha fatto il giro del mondo.