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Guerra in Medio Oriente, le news del 4 gennaio. Hamas diffonde video di Liri Albag, giovane soldatessa ostaggio

Liri Albag
Liri Albag 
Gli Usa propongono un accordo di 8 miliardi di dollari sugli armamenti con Israele Media: raid dello Stato ebraico sul campo profughi di Nablus in Cisgiordania, un morto e 9 feriti
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Hamas ha diffuso un video della 19enne ostaggio Liri Albag. Nel video, della durata di tre minuti e mezzo Albag afferma di essere detenuta da oltre 450 giorni, a indicare che sarebbe stato girato di recente. Gli Usa hanno proposto un accordo con Israle sugli armamenti da 8 miliardi di dollari: include munizioni per aerei da combattimento e elicotteri d’attacco insieme a proiettili di artiglieria. I media palestinesi fanno sapere che in Cisgiordania un raid israeliano ha provocato un morto e 9 feriti nel campo profughi di Nablus.

Israele conferma ripresa negoziati Doha su ostaggi

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato la ripresa dei negoziati indiretti con Hamas in Qatar per il rilascio degli ostaggi. Il ministro ha informato i genitori dell'ostaggio Liri Albag, "degli sforzi in corso per liberare gli ostaggi, in particolare con la partenza ieri della delegazione israeliana per i colloqui in Qatar". Una nota del ministero specifica che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dato "direttive specifiche per la continuazione dei negoziati".

Nuovi raid su Gaza, almeno quattro morti

L'aviazione israeliana è tornata in serata a bombardare diversi obbiettivi a Gaza. A quanto riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa, almeno quattro persone sono rimaste uccise in un attacco sul campo profughi di al Bureij, nel centro della Striscia.
Il Times of Israel riporta un comunicato delle Forze Armate israeliane su un attacco aereo lungo il corridoio Salah a-Din contro operativi di Hamas "coinvolti in attività terroristiche" compiute sfruttando le rotte degli aiuti umanitari.
Il corridoio, noto anche come Philadelphi, 14 chilometri lungo il confine con l'Egitto, è tra le vie più importante per il transito di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza.
"L'attacco è avvenuto a distanza dal passaggio di convogli umanitari e non ha avuto ripercussioni sull'ingresso degli aiuti", ha assicurato l'IDF nella nota.

Netanyahu a genitori ostaggi: “Sforzi in atto per riportarla a casa”

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato con Shira ed Eli Elbag, i genitori della soldatessa ostaggio Liri Elbag, a seguito del video pubblicato da Hamas che la ritrae in cattività. Ne ha dato notizia l'Ufficio del Primo Ministro (Pmo).

"Il primo ministro ha assicurato che Israele continua a lavorare senza sosta per riportare Liri e tutti gli ostaggi a casa, e che gli sforzi sono in corso, anche in questo momento - si legge nel comunicato dell'ufficio del primo ministro- il premier ha ribadito che chiunque osi fare del male ai nostri ostaggi ne porta la responsabilità".

Ministero Salute Gaza, ospedale indonesiano è fuori servizio

L'ospedale indonesiano nel nord della Striscia di Gaza è fuori servizio a causa degli attacchi israeliani. Lo riferisce in una nota il ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas. La struttura medica "non fornisce più alcun servizio ai pazienti o ai feriti", si legge. Al momento, ha aggiunto, tutti e tre gli ospedali pubblici del governatorato del nord di Gaza, Kamal Adwan, Beit Hanoon e l'ospedale indonesiano, sono chiusi a causa dell'offensiva israeliana.

Famiglie ostaggi invitano a unirsi a manifestazioni di stasera


Dopo che Hamas ha pubblicato un video che mostra in vita Liri Albag, le famiglie degli ostaggi hanno esortato il pubblico a partecipare alle manifestazioni di questa sera per chiedere la loro liberazione. Lo riporta Times of Israel. "Il segno di vita di Liri è una prova dura e innegabile dell'urgenza di riportare a casa tutti gli ostaggi! Ogni giorno nell'inferno di Hamas a Gaza rappresenta un rischio immediato di morte per gli ostaggi vivi e mette in pericolo la possibilità di recuperare i caduti per una degna sepoltura", ha dichiarato il Forum delle famiglie degli ostaggi in un comunicato. "Le famiglie degli ostaggi chiedono al pubblico di unirsi alle manifestazioni e alle veglie di protesta in tutto il mondo questa sera e di gridare con loro per i loro cari, intrappolati nei tunnel".

Oms, nessuna notizia su direttore ospedale Kamal Adwan

"L'ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza rimane completamente fuori servizio e non abbiamo ricevuto aggiornamenti sulla sicurezza e lo stato di salute del suo direttore, il dottor Hussam Abu Safiya, dalla sua detenzione del 27 dicembre. Continuiamo a sollecitare Israele a rilasciarlo". Lo scrive su X Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). "Ripetiamo: gli attacchi agli ospedali e agli operatori sanitari devono cessare. Le persone a Gaza hanno bisogno di accesso all'assistenza sanitaria. Cessate il fuoco", aggiunge.

Blinken: “Minacciai lo stop alla visita di Biden in Israele se Neatanyahu non avesse concesso l’ingresso degli aiuti a Gaza”

Il segretario di Stato americano Antony Blinken, nei primi giorni dopo l'assalto di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, ha dovuto minacciare che il presidente Joe Biden non avrebbe visitato Israele come previsto a meno che il governo Netanyahu non avesse permesso l'ingresso degli aiuti a Gaza. Lo ha rivelato lui stesso in una lunga intervista al New York Times in cui ha ricordato l'assedio iniziale imposto da Israele a Gaza in seguito al massacro di Hamas nel sud di Israele, che ha ucciso circa 1.200 persone e ne ha prese in ostaggio altre 251. Blinken ha raccontato di come, durante il suo viaggio in Israele cinque giorni dopo l'attacco, abbia incontrato i leader israeliani, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu, presso il quartier generale dell'Idf a Tel Aviv, "discutendo per ore e ore della proposta di base secondo cui l'assistenza umanitaria doveva arrivare ai palestinesi a Gaza". "Si trattava di una società totalmente traumatizzata - ha raccontato il segretario di Stato -. Non solo del primo ministro o di un dato leader in Israele. Era un'intera società che non voleva che nessun tipo di assistenza arrivasse a un singolo palestinese a Gaza. Ho discusso di questo per nove ore", ha detto. - Alla fine ho dovuto minacciare che Biden non sarebbe venuto in Israele se gli aiuti non avessero iniziato ad arrivare". "Abbiamo ottenuto l'accordo per iniziare l'assistenza attraverso Rafah, che abbiamo esteso a Kerem Shalom e molti altri posti", ha aggiunto. Nell'intervista, Blinken ha ribadito che gli Stati Uniti non credono che Israele stia compiendo un genocidio a Gaza, anche se ha ammesso che ci sono stati momenti in cui Israele non ha fatto abbastanza per consentire l'assistenza umanitaria. Blinken ha anche negato che Netanyahu sia stato responsabile del fallimento di un accordo di cessate il fuoco con ostaggi a luglio e ha affermato che alla fine è stato Hamas a sventare un accordo. "Quello che abbiamo visto più e più volte è che Hamas non ha concluso un accordo che avrebbe dovuto chiudere", ha detto.

La Giordania pronta a fornire elettricità alla Siria dopo 12 anni

La Giordania è pronta a tornare a fornire elettricità alla Siria dopo 12 anni. Lo riferisce l'agenzia di stampa turca Anadolu, che cita il ministro dell'Energia giordano Saleh Ali Al-Kharabsheh. Quest'ultimo ha confermato infatti che i lavori per la preparazione delle infrastrutture al confine di Nasib è quasi terminata, sempre in questi giorni i problemi tecnici e danni che avevano bloccato nel 2012 il flusso di elettricità sono stati risolti. Al Kharabsheh ha poi aggiunto che la richiesta di far ripartire il flusso di energia è arrivata direttamente dal nuovo governo siriano, salito al potere in seguito alla caduta del regime della famiglia Assad. Dal 2001 al 2012 infatti i due Paesi sono stati collegati da una linea di trasmissione di 400-kilovolt.Per riavviare il flusso di elettricità, ha aggiunto Karabsheh, è ora necessario che la Siria porti a termine la riparazione e preparazione delle infrastrutture destinate alla ricezione e allo smistamento.

Siria, il presidente turco Erdogan: “Pronto piano di aiuti e investimenti”

La Turchia è pronta a varare un piano per sostenere l'economia della Siria e per ricostruire le infrastrutture del Paese, reduce da 13 anni di guerra civile.
L'annuncio è stato dato dal vice presidente turco, Cevdet Yilmaz, che ha oggi ribadito la vicinanza della Turchia alla nuova Siria, che sta muovendo i primi passi dopo la fine del regime della dinastia della famiglia Assad. "Ora èfondamentale lavorare sulla stabilità, sulla sicurezza e sulla coesistenza di tutte le minoranze; mettere a punto una struttura politica inclusiva e una nuova costituzione. La Turchia è pronta a varare un piano di aiuti e investimenti che permetta la ricostruzione delle infrastrutture e la ripartenza del commercio, dell'artigianato, dell'agricoltura e del turismo. Noi rimaniamo al fianco della Siria", ha detto il vice del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Al-Jolani: “I cristiani parte integrante Siria, ammiro il Papa”

“Non considero i siriani cristiani una minoranza ma una parte integrante e importante della storia del popolo siriano". Lo ha detto il nuovo leader siriano Abu Mohammed al-Jolani a Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, che racconta il loro incontro il 31 dicembre a Damasco sulle pagine dell'Osservatore Romano. Jolani ha anche colto l'occasione per esprimere "innanzitutto grande ammirazione, stima e rispetto per Papa Francesco". "Stiamo lavorando per l'unità e la pace. È la nostra ferma volontà. Ci vorrà del tempo ma sono sicuro che arriveremo a dare una stabilità politica e sociale alla Siria", ha aggiunto Jolani che Faltas definisce "disponibile ad un dialogo aperto e diretto". Nel lungo reportage sul suo viaggio a Damasco, Idlib e Aleppo, il vicario ha poi chiesto a Jolani quale sarà il futuro dei tanti siriani fuggiti dalla guerra, tra cui moltissimi cristiani. "Stiamo lavorando per riportare in patria chi ha dovuto lasciare la Siria. È nostra intenzione — ha risposto - riportare i siriani espatriati alle loro case e i cristiani siriani ritorneranno a vivere e a professare la loro fede in Siria". Riguardo alla situazione sociale che ha trovato al suo arrivo a Damasco, Jolani ha detto che "per anni il popolo siriano ha dovuto subire le conseguenze di una corruzione diffusa a vari livelli. Mancavano i servizi essenziali alla vita della maggioranza delle persone, mancava ogni visione di sviluppo e di crescita per il Paese. I dissidenti venivano arrestati e, nel peggiore dei casi, eliminati. Abbiamo visitato prigioni che non avevano niente di umano. Il territorio siriano, ricco di storia e civiltà millenaria, è stato quasi completamente distrutto. La divisione fra le persone ha portato a conflitti e a spaccature".

Al-Jolani: “Riporteremo i siriani espatriati nelle loro case”

"Stiamo lavorando per riportare in patria chi ha dovuto lasciare la Siria. È nostra intenzione riportare i siriani espatriati alle loro case e i cristiani siriani ritorneranno a vivere e a professare la loro fede in Siria". Lo ha detto il leader siriano Abu Mohammed al-Jolani al vicario della Custodia di Terra Santa, Ibrahim Faltas. Il colloquio tra Faltas è Al-Jawlani è riportato dall'Osservatore Romano.

Media: raid di Israele a Gaza, morte 11 persone della stessa famiglia

Almeno undici persone, tra cui sette bambini, tutti membri della stessa famiglia, sono state uccise in un raid israeliano su Gaza city. Secondo la Difesa civile di Gaza, una granata israeliana ha colpito la casa della famiglia Al Gul, un edificio residenziale a due piani che è crollato, travolgendo gli occupanti. ''La casa ospitava diversi sfollati ed è stata completamente distrutta'', ha dichiarato il portavoce della Difesa civile Mahmoud Basal. Un drone israeliano ha successivamente sorvolato l'area aprendo il fuoco contro un'équipe medica che aveva cercato di avvicinarsi al sito. A riportarlo è il quotidiano islamista Filastin, vicino ad Hamas.

Hamas diffonde video di Liri Albag, giovane soldatessa ostaggio

Hamas ha diffuso un video della 19enne ostaggio Liri Albag. Nel video, della durata di tre minuti e mezzo Albag afferma di essere detenuta da oltre 450 giorni, a indicare che sarebbe stato girato di recente. Lo ha reso noto il Times of Israel. Soldatessa di sorveglianza di stanza alla postazione di Nahal Oz, era stata rapita insieme ad altri cinque da terroristi di Hamas il 7 ottobre del 2023. Una è stata salvata e un'altra è stata recuperata morta dopo essere stata uccisa durante la prigionia. Gli altri cinque - Karina Ariev, Agam Berger, Naama Levy e Daniella Gilboa - sono ancora ostaggi. Quello rilasciato oggi è il primo video in cui compare Elbag dall'inizio della prigionia. L'ultima apparizione della ragazza era in un filmato che mostrava i terroristi di Hamas mentre che controllavano i sorveglianti dell'Idf all'interno della loro base - filmato di cui le famiglie avevano approvato la pubblicazione lo scorso maggio.

Israele, i soldati mostrano il video del blitz nell’”hub del terrore” di Hamas (Video)

L'esercito israeliano ha distrutto un sito nel nord della Striscia di Gaza utilizzato dai "comandanti di Hamas come nascondiglio e complesso del terrore": lo rende noto l'Idf su Telegram. L'operazione, si legge in un comunicato, è stata realizzata dalla Brigata Kfir, in collaborazione con i soldati dell'Unità Yahalom e sotto il comando della 162esima Divisione. Il sito, spiega l'Idf, era formato da "strutture che si affacciano sul territorio israeliano" e fungeva da "hub centrale del terrore, con postazioni di tiro anticarro, trappole esplosive, pozzi, numerosi esplosivi e siti di lancio per colpire il territorio israeliano". I soldati dell'Unità Yahalom e le truppe di ingegneria della brigata "hanno distrutto il complesso e le infrastrutture del terrore che conteneva", conclude la nota.

Israele, i militari mostrano il video del blitz nell'"hub del terrore" di Hamas

Siria. atterrato a Damasco atterrato il primo cargo con gli aiuti umanitari dell’Egitto

È atterrato questa mattina all'aeroporto di Damasco un cargo con aiuti umanitari provenienti dall'Egitto, il primo dalla caduta del regime di Bashar al Assad. Ne ha dato notizia il ministero degli Esteri egiziano. L'aereo trasportava 15 tonnellate di viveri e beni di prima necessità forniti dalla Mezzaluna Rossa, a conferma "dell'impegno egiziano a sostenere il popolo fratello della Siria", si legge in una nota. Mercoledì scorso l'Arabia Saudita aveva lanciato un ponte aereo umanitario verso la Siria per fare arrivare alle popolazioni in difficoltà viveri, tende, forniture sanitarie, aveva comunicato l'agenzia di stampa ufficiale saudita. La Siria è ancora sottoposta alle pesanti sanzioni imposte dalla comunità internazionale a partire dal 2011, quando iniziò la repressione delle proteste popolari contro il regime.

Stello dei negoziati a Doha, restano le divergenze tra Israele e Hamas

Nonostante l'entusiasmo iniziale e le dichiarazioni ottimistiche di Hamas, al secondo giorno di negoziati a Doha per raggiungere un accordo tra Israele e il movimento sulla tregua a Gaza e il rilascio degli ostaggi, non si intravede ancora una via di uscita. Secondo quanto scrive Times of Israel, permangono lacune tra Israele e Hamas su quasi tutte le questioni in fase di negoziazione; e Israele ha dichiarato anche di considerare la riduzione degli aiuti a Gaza dopo l'insediamento di Trump per mettere ulteriormente sotto pressione il gruppo terroristico. Un team di negoziazione israeliano di medio livello per gli ostaggi ha tenuto dei colloqui ieri con i mediatori del Qatar, che stavano anche ospitando rappresentanti di Hamas a Doha per discussioni parallele, nel tentativo di superare le persistenti divergenze. I colloqui si erano bloccati per circa una settimana e mezza dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva richiamato il team negoziale israeliano dal Qatar per deliberazioni interne il 25 dicembre. Da allora, l'ottimismo sulla possibilità di un accordo prima dell'insediamento del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump il 20 gennaio e' svanito, scrive Times of Israel.
Un alto funzionario israeliano ha detto ad Axios che Israele e Hamas rimangono in una situazione di stallo su quasi tutti gli argomenti in fase di negoziazione, tra cui la presenza delle Forze di difesa israeliane nei corridoi di Netzarim e Philadelphia, la richiesta israeliana di deportare alcuni prigionieri di sicurezza palestinesi rilasciati nell'accordo, la frequenza con cui gli ostaggi saranno rilasciati e la data di inizio dei negoziati sulla seconda fase dell'accordo. Il funzionario ha affermato che i negoziati stanno procedendo molto lentamente e che le possibilita' di un'intesa saranno forse chiare non prima di una settimana. "Il team negoziale si e' recato a Doha per perfezionare l'accordo", ha comunque insistito la fonte. "Tutte le lacune rimanenti possono essere colmate. Vogliamo farlo e raggiungere un accordo, e crediamo che anche l'altra parte voglia farlo", ha detto.

Damasco, il 7 gennaio l’aeroporto internazionale riapre ai voli

I voli internazionali in arrivo e in partenza dall'aeroporto di Damasco riprenderanno da martedì prossimo, 7 gennaio.. Lo riferiscono i media siriani citando l'autorità aeroportuale del Paese. I voli commerciali sono stati interrotti in seguito alla presa del potere da parte dei ribelli il mese scorso, che con un'offensiva lampo hanno destituito il regime di Bashar al-Assad. "Annunciamo che inizieremo a ricevere voli internazionali da e per l'aeroporto internazionale di Damasco da martedi'", ha affermato l'agenzia stampa statale Sana, citando Ashhad al-Salibi, a capo dell'Autorità per l'aviazione civile e il trasporto aereo. Gli aerei di aiuti internazionali sono gia' atterrati in Siria e sono operativi anche i voli interni.

Siria, media: centinaia celebrano a Tartus la fine del regime di Assad”

Centinaia di persone hanno celebrato oggi nella città costiera di Tartus "la liberazione dal regime rovesciato" della Siria, a "sostegno del nuovo governo": lo riporta su X l'agenzia di stampa siriana Sana.

Gaza: il bilancio delle vittime della guerra sale a 45.717 persone

È salito a 45.717 il numero delle persone che sono state uccise e a 108.856 quello dei feriti nella Striscia di Gaza da quando è iniziata l'offensiva militare israeliana in risposta all'attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre del 2023. Lo rende noto il ministero della Sanità di Gaza City. Solo nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 59 palestinesi e altri 273 sono rimasti, si legge in una nota. ''Un certo numero di vittime sono ancora sotto le macerie e per le strade che le ambulanze e i soccorritori non possono raggiungere'', afferma il ministero.

Media: l’Idf estenderà la presenza in Libano di altri 30 giorni

Le Forze di difesa israeliane (Idf) intendono prorogare la loro presenza in Libano di altri 30 giorni, segnalando una riorganizzazione di Hezbollah e sostenendo che l'esercito di Beirut non rispetta i termini dell'accordo. Lo scrive il quotidiano Al-Akhbar vicino a Hezbollah spiegando che l'esercito libanese ha ricevuto "indicazioni serie" dal generale Jasper Jeffers, incaricato di supervisionare il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, secondo cui le Idf potrebbero estendere la propria presenza nel Libano meridionale per circa un altro mese. La decisione dipende dalla volontà di Israele di "realizzare i suoi obiettivi di garantire la fine della capacità di Hezbollah di portare avanti un attacco preventivo", ha dichiarato Jeffers. Secondo l'emittente israeliana Kan le Idf potrebbero ritardare il ritiro dal Libano meridionale perché l'esercito libanese non sta rispettando i termini del cessate il fuoco e si sta dispiegando troppo lentamente nella zona. In questo contesto, Hezbollah si sta riorganizzando e i militari libanesi non stanno prendendo di mira obiettivi del gruppo. L'accordo sul cessate il fuoco è entrato in vigore il 27 novembre.

Israele all’Onu: il direttore dell’ospedale Kamal Aswan di Gaza è un agente di Hamas

Durante una riunione all'Onu, il vice ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Jonathan Miller, ha difeso l'attacco contro l'ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, nel quale decine di "terroristi" sono stati arrestati, tra cui il suo direttore. Più di "240 terroristi sono stati arrestati, tra cui 15 che hanno partecipato al massacro del 7 ottobre", ha dichiarato Miller. In merito all'arresto del direttore dell'ospedale, Hussam Abu Safia, durante il raid e di cui non si hanno notizie, Miller ha riferito che "sospettiamo che sia un agente di Hamas poiché centinaia di terroristi di Hamas e della Jihad islamica si nascondevano all'interno dell'ospedale Kamal Adwan sotto la sua direzione. Attualmente è indagato dalle forze di sicurezza israeliane". L'Organizzazione mondiale della sanità ha espresso profonda preoccupazione per Abu Safia, ha risposto il rappresentante dell'Oms, Rik Peeperkorn. "Da allora abbiamo perso i contatti con lui e chiediamo il suo rilascio immediato", ha sottolineato.

Media Iran: per il Papa Netanyahu ignora i diritti umani

Il rettore dell'Università delle Religioni e delle Denominazioni dell'Iran, Abolhassan Navab, durante un incontro con Papa Francesco ieri, ha lodato la "posizione coraggiosa del Papa nella difesa del popolo palestinese". Il Rettore ha aggiunto: "Non abbiamo problemi con il popolo ebraico". Lo riferisce l'agenzia iraniana Irna, secondo la quale il Papa avrebbe affermato durante l'incontro: "Anche noi non abbiamo problemi con gli ebrei; l'unico problema è con Netanyahu che, ignorando le leggi internazionali e i diritti umani, ha creato crisi nella regione e nel mondo". Il Papa ha aggiunto, sempre secondo l'Irna, che le organizzazioni internazionali devono affrontare urgentemente questa questione. Il rettore dell'Università delle Religioni e delle Denominazioni dell'Iran, Abolhassan Navab, durante un incontro con Papa Francesco ieri, ha espresso gli auguri per il nuovo anno e ha lodato la "posizione coraggiosa del Papa nella difesa del popolo palestinese". "Non dobbiamo rimanere in silenzio nella difesa degli oppressi, indipendentemente da razza, colore, etnia e religione," ha sottolineato Navab, aggiungendo: "L'Iran non ha alcun problema con il popolo ebraico, il nostro problema è con assassini come il Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu". Secondo l'agenzia iraniana Irna, il Papa avrebbe affermato durante l'incontro: "Anche noi non abbiamo problemi con gli ebrei; l'unico problema è con Netanyahu che, ignorando le leggi internazionali e i diritti umani, ha creato crisi nella regione e nel mondo." Ha aggiunto che le organizzazioni internazionali devono affrontare urgentemente questa questione. "Non c'è nessuno che abbia il diritto di calpestare i diritti umani e limitare la loro libertà. Ma oggi ci sono coloro che vogliono schiavizzare gli esseri umani e l'umanità per raggiungere i propri obiettivi," avrebbe dichiarato ancora il Papa, sempre secondo l'agenzia iraniana.

Siria, il ministro della Difesa: “Al lavoro per un esercito unificato”

Il ministro della Difesa siriano ad interim, Marhaf Abu Qasra, ha inaugurato un incontro con i leader militari per avviare il processo di dissoluzione delle fazioni e di integrazione in un esercito unificato. "Il ministero della Difesa siriano inizia a tenere sessioni organizzative con i leader militari per avviare il processo di integrazione delle fazioni", ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana. La questione dell'unificazione delle forze armate è uno degli aspetti più complicati a cui deve far fronte il nuovo governo istituito dopo il rovesciamento del presidente Bashar al-Assad. Al momento non sono stati forniti dettagli sui leader militari che partecipano alla riunione con Abu Qasra, che prima di diventare ministro della Difesa e' stato uno dei comandanti più importanti dell'Organizzazione islamista per la liberazione del Levante (Hts), affiliata siriana di Al Qaeda, alla guida delle fazioni che hanno rovesciato il regime con un'offensiva durata appena 12 giorni. Il comandante ha davanti a sè l'arduo compito di integrare nella stessa istituzione militare sia le miriadi di fazioni che parteciparono all'offensiva insurrezionale, guidata da Hts, sia i membri dell'esercito del vecchio regime che si sono dissociati durante l'offensiva per unirsi alla 'rivoluzione'. Abu Qasra è stato nominato nei giorni scorsi dal nuovo uomo forte siriano e leader del comando operativo, Ahmed al Sharaa, impegnato nei preparativi della Conferenza di dialogo nazionale, in agenda per metà gennaio. Nel corso di questa conferenza dovrebbe essere annunciato lo scioglimento delle fazioni armate della coalizione guidata da Hts, nonché la formazione di un comitato per redigere una nuova Costituzione per la Siria.

Media palestinesi: raid israliano contro campo profughi Nablus in Cisgiordania. Un morto e 9 feriti

In un raid israeliano notturno contro un campo profughi di Nablus, nella Cisgiordania occupata, almeno una persona è stata uccisa e altre nove sono rimaste ferite, di cui quattro sono in gravi condizioni. Un giovane di 18 anni, Mohammad Medhat Amin Amer, "è stato ucciso dai proiettili dell'occupazione nel campo di Balata", recita un comunicato del ministero della Sanita' dell'Autorita' palestinese. L'agenzia stampa ufficiale palestinese Wafa ha invece riferito che le truppe israeliane sono entrate nel campo dal checkpoint di Awarta e "hanno schierato cecchini sui tetti degli edifici circostanti". La violenza legata al conflitto israelo-palestinese e' esplosa in Cisgiordania dall'inizio della guerra innescata dall'attacco senza precedenti del movimento islamista palestinese Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023. Secondo i dati dell'Autorità Palestinese, che detiene parziale autorità amministrativa in Cisgiordania, territorio occupato da Israele dal 1967, almeno 815 palestinesi sono stati uccisi dai soldati o coloni israeliani. Allo stesso tempo, secondo i dati ufficiali israeliani, almeno 25 israeliani, civili o soldati, sono stati uccisi in Cisgiordania durante attacchi palestinesi o durante raid militari israeliani.

Trump nomina vice inviato speciale per pace in Medio Oriente

Il presidente eletto Donald Trump ha nominato il suo vice inviato speciale per la pace in Medio Oriente: Morgan Ortagus. Già portavoce del Dipartimento di Stato sotto l'allora Segretario di Stato Mike Pompeo durante il primo mandato di Trump alla Casa Bianca, Ortagus è stata in passato una voce critica nei suoi confronti. Ortagus lavorerà nel team di Steven Witkoff, magnate immobiliare di New York e amico intimo di Trump, già nominato inviato in Medio Oriente a novembre.

"Rimanete in linea e ascoltateli morire": le registrazioni rivelano l'orrore della crisi degli ostaggi di Hamas a Be'eri

Nuove registrazioni sugli ostaggi durante gli attacchi di Hamas del 7 ottobre al Kibbutz Be'eri sono state pubblicate da Channel 12. Le registrazioni provenivano dalla casa di Pessi Cohen, residente a Be'eri, diventata nota perché 40 terroristi si barricarono all’interno con 15 ostaggi. Solo due dei prigionieri sopravvissero.

Gli Stati Uniti propongono un accordo di 8 miliardi di dollari sugli armamenti con Israele

L’amministrazione Biden ha notificato informalmente al Congresso degli Stati Uniti una proposta di accordo sugli armamenti da 8 miliardi di dollari con Israele che include munizioni per aerei da combattimento e elicotteri d’attacco insieme a proiettili di artiglieria.

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