Russia, mistero sulla morte in cella di Andrej Kotov, accusato di promozione della cultura Lgbtq+
di Riccardo RicciÈ giallo sul presunto suicidio del tour operator moscovita Andrej Kotov, trovato morto in cella in un centro di detenzione preventiva della capitale. Da un mese era in arresto con l’accusa di promozione della cultura Lgbtq+, idee considerate estremiste in Russia: secondo le autorità avrebbe organizzato tour e vacanze a tema gay. Conoscenti e attivisti credono che possa essere stato spinto a togliersi la vita, sotto le pressioni esercitate dagli agenti per raccogliere informazioni sulla comunità queer.
Andrej Kotov era un imprenditore con interessi in diversi settori, dall’organizzazione di eventi all’innovazione tecnologica. Una delle società a suo nome ha persino ottenuto lo status di “residente” nel parco tecnologico di Skolkovo, con un progetto sulla gestione automatizzata degli allevamenti ittici. Dal 2024 aveva registrato l’agenzia di viaggi, Men Travel, attraverso la quale, secondo gli inquirenti, sarebbero stati organizzati tour a tema Lgbt. In particolare, una crociera sul fi…
È giallo sul presunto suicidio del tour operator moscovita Andrej Kotov, trovato morto in cella in un centro di detenzione preventiva della capitale. Da un mese era in arresto con l’accusa di promozione della cultura Lgbtq+, idee considerate estremiste in Russia: secondo le autorità avrebbe organizzato tour e vacanze a tema gay. Conoscenti e attivisti credono che possa essere stato spinto a togliersi la vita, sotto le pressioni esercitate dagli agenti per raccogliere informazioni sulla comunità queer.
Andrej Kotov era un imprenditore con interessi in diversi settori, dall’organizzazione di eventi all’innovazione tecnologica. Una delle società a suo nome ha persino ottenuto lo status di “residente” nel parco tecnologico di Skolkovo, con un progetto sulla gestione automatizzata degli allevamenti ittici. Dal 2024 aveva registrato l’agenzia di viaggi, Men Travel, attraverso la quale, secondo gli inquirenti, sarebbero stati organizzati tour a tema Lgbt. In particolare, una crociera sul fiume Volga a fine agosto e un viaggio in Egitto, che era in programma per Capodanno.
A dare notizia della sua morte, la mattina del 29 dicembre, sono stati per primi il quotidiano “Moskovskij Komsomolets” e i canali Telegram “Baza” e “Mash”, sostenendo immediatamente la tesi del suicidio. A scoprire il corpo, secondo le fonti del quotidiano, sarebbe stato un compagno di cella intorno alle quattro del mattino. L’orario però non coincide con quello dichiarato alla “Tass” dal membro del Consiglio presidenziale per i diritti umani, Eva Merkacheva, secondo la quale Kotov sarebbe stato trovato morto già alle due del mattino. La versione del gesto estremo è stata però confermata dai principali media del Paese. L’agenzia di stampa “Ria Novosti” ha aggiunto un dettaglio significativo: sul corpo di Kotov sarebbero stati “trovati dei tagli".
Un particolare che trova riscontro nella versione di VChK-Ogpu, canale Telegram associato alle forze dell’ordine, secondo il quale nella cella sarebbero state trovate parti di un rasoio smontato. Dalla ricostruzione dello stesso canale, emerge la possibilità che Kotov sia stato spinto a fornire "prove incriminanti sui soci"; nelle indagini dal primo momento era coinvolto anche l’Fsb. In nessuna delle versioni si fa invece riferimento a eventuali messaggi di addio che possano fare luce sui motivi del gesto.
Comitato investigativo, Procura e Servizio penitenziario federale puntano il dito contro il personale del centro di detenzione e gli altri detenuti, indagati per reati che vanno dalla negligenza all’incitamento al suicidio. Il giornalista Aleks Mur, amico di Kotov, non esclude né la possibilità che la morte sia avvenuta in seguito a torture, né che possa essere stato “aiutato a lasciare questa vita". In entrambi i casi si tratterebbe di un evento dai forti connotati politici.
Secondo l'attivista per i diritti umani Vladimir Osechkin, Kotov potrebbe essere morto a seguito dei tentativi degli agenti di spingerlo a confessare. Fonti dell’organizzazione per i diritti umani Gulagu.net ritengono altamente probabile che Kotov sia stato sottoposto a “umiliazioni”. Vale a dire, violenza sessuale. Agli agenti sarebbe bastato semplicemente diffondere tra gli altri detenuti indiscrezioni sul suo orientamento: “Hanno deliberatamente creato le condizioni per esercitare pressione su Kotov, allo scopo di reprimere la sua volontà e costringerlo a soddisfare le richieste di auto-incriminazione".
Andrej Kotov era in arresto dal 2 dicembre e ha trascorso in isolamento le prime due settimane durante le quali non gli sono stati forniti né un cambio di abiti adeguato al clima, né i farmaci che era abituato ad assumere. Fonti dei canali filogovernativi sostengono che, a eccezione dell'avvocato, nessuno abbia fatto richiesta per incontrare Andrej Kotov nel centro di detenzione. Le autorità respingono le accuse, puntando il dito contro le organizzazioni civili per i diritti umani che non avrebbero per tempo segnato le condizioni di Kotov alle istituzioni competenti.
Aleksej Melnikov, membro della Commissione pubblica di vigilanza e del Consiglio per i diritti umani “Dove erano le richieste alla procura? – ha dichiarato Melnikov - la Procura prende tutto, senza fare differenze, che tu supporti o meno l'Operazione militare, che tu sia gay o meno.
Kotov aveva però chiesto aiuto fin dall’udienza per la custodia cautelare. "Circa 15 persone sono venute da me di notte, mi hanno picchiato, mi hanno colpito in faccia, sulle gambe - ha detto Kotov raccontando il momento dell’arresto - non ho opposto alcuna resistenza". Lo hanno picchiato in due, a volto coperto, usando una pistola elettrica. “Dovevo dire quello che volevano”, ha aggiunto Kotov.
Fino al momento della morte, l’imprenditore non ha mai confermato le accuse. Ha ammesso solo di aver organizzato tour di pesca nella regione di Mosca. Lo confermerebbero anche i dati contenuti sul suo telefono, dal quale sarebbero state prelevate anche informazioni non inerenti al caso. Durante l’arresto gli agenti hanno avuto accesso al telefono e hanno prelevato le conversazioni private di Kotov filmando lo schermo del dispositivo.
Fonti di Moskovskij Komsomolets e VChK- Ogpu riferiscono che, tuttavia, tra i file sul dispositivo del tour operator gli agenti avrebbero trovato anche materiale pedopornografico. Nello specifico, video di ragazzi minorenni ripresi negli spogliatoi di alcuni club sportivi. Le nuove accuse gli sarebbero state notificate una settimana prima della morte. Le informazioni relative al secondo procedimento penale non sono tuttavia state confermate dall’avvocato difensore di Kotov, Lejsan Mannapova.
L’arresto di Andrej Kotov era avvenuto in una data simbolica per la comunità queer russa, il 30 novembre, nel giorno del primo anniversario della sentenza con la quale la Corte suprema ha iscritto il movimento Lgbt nel registro delle organizzazioni estremiste. Sebbene in realtà non esista un “Movimento pubblico internazionale Lgbt”, in base alle norme in vigore ormai da oltre un anno, coloro che sono accusati di fare propaganda di “orientamenti sessuali non tradizionali” rischiano pene detentive fino a sei anni. La pena può salire a dieci anni nel caso in cui il giudice riconosca all’imputato un ruolo di coordinamento delle attività.
In base ai dati raccolti dall’organizzazione Ovd-Info, nell'anno trascorso dal bando del Movimento Lgbt in Russia, le forze di sicurezza hanno effettuato oltre 28 raid in luoghi frequentati da persone queer. Secondo fonti aperte, sono almeno 764 i cittadini coinvolti nelle indagini, condotte in 12 regioni del Paese. I primi raid sono avvenuti appena due giorni dopo la decisione della Corte suprema del novembre 2023, le forze dell’ordine hanno iniziato a condurre retate nei locali frequentati dalla comunità Lgbtq+ in diverse città della Russia.
Nel corso delle operazioni di polizia vengono sequestrati smartphone, computer, videocamere e quanto altro serve per condurre le indagini sugli arrestati e ricostruire la rete di relazioni che tiene insieme la comunità queer.