Austria, salta la coalizione dei moderati a tre mesi dal voto. L’ultradestra prepara il ritorno
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniÈ naufragata la “Zuckerlkoalition”, la “coalizione bonbon”, poi la grande coalizione. E ora l’Austria rischia di diventare il gioiello della corona della Mitteleuropa nera. A tre mesi dalle elezioni, la “coalizione bonbon” avrebbe dovuto garantire una navigazione tranquilla all’Austria. Il turchese dei popolari, il rosso dei socialdemocratici e il rosa dei liberali avevano ispirato il nomignolo allegro. Ma venerdì il cancelliere incaricato, Karl Nehammer, ha potuto solo prendere atto del disastro: i liberali lo hanno abbandonato. Ieri ha tentato in extremis una grande coalizione con la Spö di Andreas Babler. Ma è fallita a causa dissapori sul bilancio. E ieri sera, Nehammer si è dimesso da cancelliere e da leader dei Övp, scaricando sulla Spö la responsabilità del fallimento: «Le forze distruttive dei socialdemocratici hanno preso il sopravvento».
Il presidente della Repubblica Van der Bellen avrebbe tentato fino all’ultimo di tenere insieme il “bonbon” e si sarebbe detto «sorpreso»…
È naufragata la “Zuckerlkoalition”, la “coalizione bonbon”, poi la grande coalizione. E ora l’Austria rischia di diventare il gioiello della corona della Mitteleuropa nera. A tre mesi dalle elezioni, la “coalizione bonbon” avrebbe dovuto garantire una navigazione tranquilla all’Austria. Il turchese dei popolari, il rosso dei socialdemocratici e il rosa dei liberali avevano ispirato il nomignolo allegro. Ma venerdì il cancelliere incaricato, Karl Nehammer, ha potuto solo prendere atto del disastro: i liberali lo hanno abbandonato. Ieri ha tentato in extremis una grande coalizione con la Spö di Andreas Babler. Ma è fallita a causa dissapori sul bilancio. E ieri sera, Nehammer si è dimesso da cancelliere e da leader dei Övp, scaricando sulla Spö la responsabilità del fallimento: «Le forze distruttive dei socialdemocratici hanno preso il sopravvento».
Il presidente della Repubblica Van der Bellen avrebbe tentato fino all’ultimo di tenere insieme il “bonbon” e si sarebbe detto «sorpreso» della rottura. Anche perché all’orizzonte si staglia cupa la sagoma della destra estrema della Fpö: la prospettiva di un ritorno in campo del leader filorusso e xenofobo Herbert Kickl. A fine settembre aveva vinto le elezioni. Ma nessuno si era voluto coalizzare con lui. Finora.
Van der Bellen non ha mai fatto mistero di voler dare l’incarico a «qualcuno che tuteli i principi della democrazia liberale», e non a Kickl, che ha sempre minacciato di “orbanizzare” l’Austria e ha condotto una campagna elettorale sulla promessa di essere il “Volkskanzler” degli austriaci. Un’espressione presa in prestito da Hitler. Kickl è talmente radicale che persino un ex leader del suo partito come Heinz-Christian Strache gli ha consigliato il passo di lato. Dopo il fallimento del “bonbon”, Strache ha suggerito a Kickl di scegliere qualcun altro come candidato cancelliere. Ma il resto della Fpö continua a sostenerlo.
Con la fine di Nehammer. si avvicina l’ipotesi di nuove elezioni. E di un ritorno al potere dell’ultradestra. A settembre, Kickl aveva preso il 29%, ora è dato al 35%. Se riuscisse a convincere la Övp ad allearsi con lui, l’Austria rischierebbe di formare una nuova Mitteleuropa nera, rinsaldando i rapporti con l’Ungheria di Orban e la Slovacchia di Robert Fico. L’estate scorsa, Kickl e Orban hanno fondato un nuovo gruppo sovranista al Parlamento Ue: i Patrioti. E la sintonia tra il leader dell’ultradestra austriaca, il premier magiaro e il suo omologo slovacco è dettata soprattutto dal rapporto di sudditanza verso Mosca e da un’ostilità dichiarata verso l’Ue e le democrazie liberali.
A Vienna è tornato anche a circolare prepotentemente un altro nome che potrebbe facilitare il ritorno al governo della Fpö: quello dell’ex cancelliere Sebastian Kurz. L’uomo che aveva riportato la Övp a vette di popolarità stellari e che si era già alleato con l’ultradestra. E che si era ritirato dalla politica per uno scandalo di corruzione. Molti sostengono che sia tentato dal ritorno, dopo anni da top manager di Palantir, una delle più controverse aziende americane di sorveglianza e sfruttamento di dati. Co-fondata da uno dei tecnocapitalisti più inquietanti e vicini a Trump: Peter Thiel.