Charlie Hebdo, 10 anni dopo, il caporedattore Biard: “Siamo ancora qui, terroristi non hanno vinto”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - «Ogni anno è difficile ma questo sarà un anniversario più simbolico e carico di emozioni» osserva Gérard Biard, caporedattore di Charlie Hebdo, origini lombarde e firma del settimanale francese dagli anni Novanta.
Come vi preparate alle commemorazioni della strage del 7 gennaio 2015?
«Abbiamo cercato di trasformare questo momento doloroso in una prova di resilienza, pubblicando un libro per ricordare le vittime e un numero speciale che sarà in edicola. Dieci anni dopo, siamo ancora qui. I terroristi non hanno vinto. Dicevano di aver ucciso Charlie Hebdo, ma eccoci a dimostrare il contrario. Charlie Hebdo continua a esistere e a portare avanti i suoi valori. Abbiamo una nuova squadra, con giovani giornalisti e disegnatori che hanno raccolto il testimone. Il nostro messaggio è chiaro: Charlie Hebdo non è morto, e non morirà».
Le minacce continuano, lavorate sempre sotto …
PARIGI - «Ogni anno è difficile ma questo sarà un anniversario più simbolico e carico di emozioni» osserva Gérard Biard, caporedattore di Charlie Hebdo, origini lombarde e firma del settimanale francese dagli anni Novanta.
Come vi preparate alle commemorazioni della strage del 7 gennaio 2015?
«Abbiamo cercato di trasformare questo momento doloroso in una prova di resilienza, pubblicando un libro per ricordare le vittime e un numero speciale che sarà in edicola. Dieci anni dopo, siamo ancora qui. I terroristi non hanno vinto. Dicevano di aver ucciso Charlie Hebdo, ma eccoci a dimostrare il contrario. Charlie Hebdo continua a esistere e a portare avanti i suoi valori. Abbiamo una nuova squadra, con giovani giornalisti e disegnatori che hanno raccolto il testimone. Il nostro messaggio è chiaro: Charlie Hebdo non è morto, e non morirà».
Le minacce continuano, lavorate sempre sotto scorta.
«Le minacce fanno parte della nostra quotidianità. A dire il vero, esistevano già prima del 7 gennaio 2015. Essere sotto protezione della polizia ci consente di lavorare e non abbiamo speranza di poter tornare a una vita normale. Purtroppo abbiamo visto con Salman Rushdie che il terrorismo islamista può colpire quando meno te l'aspetti».
Perché “Ridere di Dio”, come recita il titolo del concorso di caricature lanciato per questo anniversario?
«Dio è un’idea, e come tutte le idee deve poter essere criticata, messa in discussione e anche derisa. La laicità non toglie diritti, ma ne aggiunge. Garantisce la libertà di coscienza e la possibilità di scegliere. Abbiamo invitato disegnatori di tutto il mondo a esprimere la loro satira sulle religioni e sui dogmi. Non si tratta di attaccare le persone, ma di criticare il potere e le ideologie che cercano di imporsi. È un modo per riaffermare il nostro diritto di satira, che è una componente fondamentale della libertà di espressione».
Siete criticati in una parte della sinistra radicale. Dieci anni dopo, vi sentite più soli?
«Ci definiamo come un giornale di sinistra. Il problema è che oggi una parte della gauche ha posizioni sulla religione e sull'esercizio della democrazia che non sono le nostre. Il fatto che ogni nostra copertina venga ancora notata, scrutata, criticata, significa che continuiamo ad avere un ruolo nel dibattito francese e non solo».
Nonostante le difficoltà, riuscite ancora a trovare momenti di leggerezza?
«Sì, ed è fondamentale. Fare il giornale non è mai stato un lavoro triste. Anche nei momenti più difficili, come subito dopo il 7 gennaio 2015, abbiamo cercato di mantenere lo spirito di Charlie Hebdo: irriverente, critico e pieno di umorismo. E' quello che vogliamo trasmettere alle future generazioni che continueranno il nostro lavoro».