✕

Siria, bufera sul ministro della giustizia: in un video del 2015 autorizza l’esecuzione di due donne

Ascolta l'audio

All’epoca Shadi al-Waisi era un giudice nell’enclave ribelle di Idlib, oggi è titolare del dicastero nel governo di Jolani che cerca di riprendere le relazioni con la comunità internazionale. L’esecutivo: “Pratiche del passato non più attuali”. Gli attivisti: “Va rimosso dall’incarico”
2 minuti di lettura

I fantasmi di Idlib tornano a gettare un’ombra cupa sul nuovo governo pro-tempore siriano guidato dagli islamisti di Tahrir al Sham e impegnato nelle ultime settimane in una fitta agenda di incontri internazionali per ottenere la rimozione delle sanzioni. La storia è del 2015, il protagonista è l’attuale ministro della giustizia pro-tempore, Shadi al-Waisi, che all’epoca era un giudice nell’enclave ribelle. Al Waisi, occhiali e barba lunga, indossa una tunica nera e un piumino blu: è inverno, siamo a gennaio, e in piazza ci sono diversi miliziani armati di quella che all’epoca era conosciuta come Jabbat al Nusra, formazione jihadista affiliata ad al Qaeda, il cui leader era Ahmed al Sharaa, oggi capo di fatto del Paese.

I video sono due: il primo fu girato a Hafsarja, Idlib, il secondo risale a una settimana prima ed è ambientato a Ma'arit Misrin, sempre a Idlib. In entrambi si vede il ministro recitare una sorta di sentenza scritta: è la condanna a morte di due donne accusate di…

I fantasmi di Idlib tornano a gettare un’ombra cupa sul nuovo governo pro-tempore siriano guidato dagli islamisti di Tahrir al Sham e impegnato nelle ultime settimane in una fitta agenda di incontri internazionali per ottenere la rimozione delle sanzioni. La storia è del 2015, il protagonista è l’attuale ministro della giustizia pro-tempore, Shadi al-Waisi, che all’epoca era un giudice nell’enclave ribelle. Al Waisi, occhiali e barba lunga, indossa una tunica nera e un piumino blu: è inverno, siamo a gennaio, e in piazza ci sono diversi miliziani armati di quella che all’epoca era conosciuta come Jabbat al Nusra, formazione jihadista affiliata ad al Qaeda, il cui leader era Ahmed al Sharaa, oggi capo di fatto del Paese.

I video sono due: il primo fu girato a Hafsarja, Idlib, il secondo risale a una settimana prima ed è ambientato a Ma'arit Misrin, sempre a Idlib. In entrambi si vede il ministro recitare una sorta di sentenza scritta: è la condanna a morte di due donne accusate di adulterio e prostituzione. Al Waisi parla prima che il boia esegua la punizione, sparando in testa alla condannata che è in ginocchio e il cui corpo rotola esanime sui gradini della piazza.

Il sito di fact-checking VeSyria ha verificato i filmati e chiesto conferme anche all’interno dell’amministrazione, ricevendo una risposta da un alto funzionario anonimo che derubrica quegli episodi a una fase superata del movimento oggi intento a presentarsi con una veste più moderata e pragmatica: “Il contenuto del video che ci è stato presentato documenta l'applicazione della legge in un momento e in un luogo specifici, in cui le procedure sono state eseguite in conformità con le leggi in vigore in quel momento e come parte di un accordo procedurale. Tuttavia, vorremmo sottolineare che questo processo riflette una fase che abbiamo superato, alla luce delle attuali trasformazioni legali e procedurali, il che rende inappropriato generalizzarlo o utilizzarlo per descrivere la fase attuale, date le diverse circostanze e riferimenti. Riaffermiamo il nostro forte impegno, legale e procedurale, nei confronti delle nuove regole e dei nuovi principi concordati dai siriani, che garantiscono la giustizia e lo stato di diritto”.

Le immagini sono diventate virali in Rete e molti chiedono la rimozione di Al Waisi, figura tra le più controverse nel nuovo gabinetto. Nei giorni successivi alla liberazione di Damasco, si era diffusa la voce che il nuovo ministro volesse vietare alle donne giudici la gestione dei casi penali, lasciandolo loro solo quelli civili, circostanza che non è stata né confermata né smentita. Un anno fa al-Waisi, allora ministro della Giustizia nel governo di Idlib, aveva dichiarato che la Sharia islamica era l'unico riferimento per il sistema giudiziario siriano ed è tornato sul tema anche dopo la nomina nel nuovo esecutivo sostenendo che, poiché il 90% dei siriani è musulmano, la Sharia è in linea con la loro fede e le loro aspirazioni e la sua attuazione riflette la volontà della maggioranza.

Dal 2016 Jabhat al Nusra, diventata poi Hayat Tahrir al Sham, ha iniziato un processo di riforma al suo interno, focalizzandosi sull’amministrazione di Idlib più che sullo jihadismo internazionale e ha anche rotto i legami con al Qaeda e l’Isis. Il governo locale era comunque accusato di gestire Idlib con pugno duro e autoritario e all’interno di Hts permangono una ideologia islamista e elementi più fanatici e radicali.

Dopo la presa di Damasco, il leader Ahmed al Sharaa, più conosciuto con il nome di battaglia al Jolani, si è rifatto il look, indossando abiti civili e incontrando politici e diplomatici di mezzo mondo a cui ripete che la Siria sarà un Paese tollerante, dove le minoranze saranno rispettate e così lo stato di diritto, senza vendette o giustizia sommaria. Il mondo guarda, e aspetta di capire se alle parole seguiranno i fatti per decidere sulle sanzioni e più in generale sui rapporti con le autorità siriane.

Leggi i commenti