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Kamala Harris certifica la vittoria di Trump e la sua sconfitta: “È il 47esimo presidente Usa”

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La vicepresidente, e perciò presidente del Senato, ha ratificato a Washington l’esito delle elezioni. Il presidente a Biden vola a New Orleans
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WASHINGTON - Kamala Harris, vice presidente degli Stati Uniti, e perciò presidente del Senato, ha ratificato che Donald Trump l’ha battuta nelle elezioni dello scorso 5 novembre, e perciò andrà alla Casa Bianca al posto suo. Possibilmente senza assalti al Congresso, morti, denunce di brogli inesistenti, e complotti planetari forieri di odi insanabili.

L’attuale presidente Joe Biden volerà nel frattempo a New Orleans, per consolare l’America terrorizzata dall’attentato di Capodanno e possibilmente fare chiarezza su cosa e’ davvero accaduto, posto che immigrazione e frontiere aperte non c’entrano nulla.

Epperò l’America ha scelto l’esatto opposto. Ha deciso che alla Casa Bianca preferiva riavere il presidente che aveva rifiutato la sconfitta e il passaggio pacifico dei poteri, aveva perso una sessantina di cause presentate per rovesciare una legittima vittoria del suo avversario, e aveva incitato la folla a marciare sul Congresso, promettendo poi di perdonare i “patrioti” che nel suo no…

WASHINGTON - Kamala Harris, vice presidente degli Stati Uniti, e perciò presidente del Senato, ha ratificato che Donald Trump l’ha battuta nelle elezioni dello scorso 5 novembre, e perciò andrà alla Casa Bianca al posto suo. Possibilmente senza assalti al Congresso, morti, denunce di brogli inesistenti, e complotti planetari forieri di odi insanabili.

L’attuale presidente Joe Biden volerà nel frattempo a New Orleans, per consolare l’America terrorizzata dall’attentato di Capodanno e possibilmente fare chiarezza su cosa e’ davvero accaduto, posto che immigrazione e frontiere aperte non c’entrano nulla.

Epperò l’America ha scelto l’esatto opposto. Ha deciso che alla Casa Bianca preferiva riavere il presidente che aveva rifiutato la sconfitta e il passaggio pacifico dei poteri, aveva perso una sessantina di cause presentate per rovesciare una legittima vittoria del suo avversario, e aveva incitato la folla a marciare sul Congresso, promettendo poi di perdonare i “patrioti” che nel suo nome hanno sfasciato il Parlamento e la proprietà pubblica, portandosi a casa persino il podio della Speaker.

Questo si è celerbrato a Washington. La fine della democrazia come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, secondo l’inutile allarme lanciato da Biden durante la campagna elettorale, o comunque la sua trasformazione in qualcosa che non sappiamo bene cosa sia e dove ci potrà portare.

Oggi, per essere più specifici, i parlamentari si sono riuniti per contare i voti elettorali conquistati dai vari candidati presidenziali e certificare chi ha vinto. Cioè Trump, che tornerà alla Casa Bianca nonostante la vergogna del 6 gennaio 2021.

Tutto perdonata o dimenticato, ignorato, nel nome di interessi politici, culturali o economici, che per la maggioranza dei votanti americani vengono prima dei valori fondanti dell’ex “villaggio in cima alla collina” dei primi pellegrini fuggiti dalle persecuzioni europee.

Oggi Biden e Harris concederanno a Trump quello che lui aveva rifiutato loro quattro anni fa. Il rito del passaggio pacifico dei poteri tra avversari politici, che distingue le democrazie mature dalle dittature e dalle autarchie, e per oltre due secoli è stato il vanto dell’America, ma anche il simbolo della sua superiorità morale.

Ecco, a questa superiorità gli americani sembrano aver rinunciato, dando soddisfazione alla brama narcisistica di Trump, perché magari si aspettano che farà meglio i loro interessi, o vincerà le guerre culturali senza possibili compromessi che ormai da decenni lacerano gli Usa.

Resta da vedere se sopravviverà la democrazia, e come, a questa resa dei conti senza più regole e valori condivisi.

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