Canada, che cosa può succedere dopo le dimissioni di Trudeau: i possibili successori
di Enrico FranceschiniLONDRA – Le dimissioni di Justin Trudeau da primo ministro del Canada aprono la corsa alla sua successione: chi prenderà il suo posto come leader dei liberali, maggiore partito nel parlamento canadese, diventerà automaticamente capo del governo fino alle prossime elezioni, in programma a ottobre (ma potrebbero essere anticipate a molto prima, se come probabile ci sarà un voto di sfiducia alla camera dei Comuni). Due donne sono le favorite per raccogliere almeno temporaneamente l’eredità del leader che ha guidato il Canada per dieci anni, sebbene per il momento i sondaggi sul voto scommettano su un uomo, il leader dell’opposizione conservatrice Pierre Poilievre, per quando ci sarà la sfida alle urne.
Nessuno ha ancora annunciato ufficialmente la propria candidatura a leader del Partito Liberale, ma ci sono quattro possibili contendenti.
L’ex-giornalista
Con le sue dimissioni del mese scorso da vicepremier e ministra delle Finanze, Chrystia Freeland ha messo in moto l’uscita di scena …
LONDRA – Le dimissioni di Justin Trudeau da primo ministro del Canada aprono la corsa alla sua successione: chi prenderà il suo posto come leader dei liberali, maggiore partito nel parlamento canadese, diventerà automaticamente capo del governo fino alle prossime elezioni, in programma a ottobre (ma potrebbero essere anticipate a molto prima, se come probabile ci sarà un voto di sfiducia alla camera dei Comuni). Due donne sono le favorite per raccogliere almeno temporaneamente l’eredità del leader che ha guidato il Canada per dieci anni, sebbene per il momento i sondaggi sul voto scommettano su un uomo, il leader dell’opposizione conservatrice Pierre Poilievre, per quando ci sarà la sfida alle urne.
Nessuno ha ancora annunciato ufficialmente la propria candidatura a leader del Partito Liberale, ma ci sono quattro possibili contendenti.
L’ex-giornalista
Con le sue dimissioni del mese scorso da vicepremier e ministra delle Finanze, Chrystia Freeland ha messo in moto l’uscita di scena di Trudeau: senza di lei è stato subito chiaro che il premier non sarebbe durato a lungo, rivelando una spaccatura insanabile all’interno dei liberali. Nella prima parte della sua vita, la 56enne Freeland è stata una dei giornalisti più autorevoli del mondo: ha iniziato a scrivere per il Globe and Mail di Toronto, più importante giornale del suo Paese, poi è diventata una corrispondente estera per Financial Times, Washington Post e Wall Street Journal, tre delle più prestigiose testate internazionali. Strada facendo ha scritto due saggi illuminanti, “The sale of the century” (La vendita del secolo) sulla privatizzazione selvaggia e corrotta dell’economia di Stato sovietica, quando era di base a Mosca per il quotidiano della City, e “Plutocrats, the rise of the new global super rich and the fall of everyone else”, sui nuovi plutocrati globali che si sono arricchiti a spese di tutti gli altri. Sposata con un giornalista delle pagine culturali del New York Times, nel 2013 è tornata in Canada lanciando una rapidissima carriera nel Partito Liberale, fino a diventare ministra delle Finanze e vice di Trudeau. Il quale ha avuto parole gentili per lei, al momento delle proprie dimissioni, ma in dicembre l’aveva di fatto costretta ad andarsene offrendole un ministero senza portafoglio: e stava per destituirla con una video chiamata. Lei e Trudeau erano due stelle nel firmamento liberale canadese: prima o poi una era destinata a offuscare l’altra.
La ministra degli Esteri
Ma di donne che brillano nel governo Trudeau (il quale resta in carica, fino a quando emergerà il suo successore nelle primarie fra gli iscritti al partito), ce n’è un’altra: la 45enne Melanie Jolie, che dal 2021 occupa la posizione di capo della diplomazia canadese. Di formazione avvocata, come ministra degli Esteri è una propugnatrice di un pragmatismo pronto a dialogare con chiunque, avversari compresi. Il che non le ha impedito di schierarsi su posizioni estremamente severe, come quando ha espulso sei diplomatici indiani, accusando Nuova Delhi di spionaggio e attentati, o accusato la Cina di interferenze politiche. “Rngrazio Justin Trudeau per avere reso il Canada un Paese migliore nei suoi dieci anni alla guida del governo”, ha scritto ieri su X. Madre di due figli, è stata incerta se accettare l’incarico a ministra degli Esteri perché era impegnata a tentare per la quinta volta di averne un terzo con l’inseminazione artificiale.
L’ex-banchiere centrale
Noto economista, Mark Carney è stato il governatore della banca centrale del Canada dal 2008 al 2013 e poi, con una nomina insolita per uno straniero, è diventato dal 2013 al 2020 governatore della banca d’Inghilterra. Nel periodo trascorso a Londra non ha nascosto le proprie idee politiche, ricevendo accuse di uscire troppo dal seminato assegnatogli dall’incarico. Al rientro in Canada, anche per questo, era evidente che avesse aspirazioni politiche: adesso, a 59 anni, può metterle alla prova. Trudeau lo voleva come ministro delle Finanze al posto di Chrystia Freeland, della quale peraltro Carney è ottimo amico, al punto da essere padrino di uno dei figli dell’ex-ministra, ma la mossa del premier ha contribuito alle dimissioni di Freeland. Nel suo libro più recente, intitolato “Values” (Valori), Carney esprime un’aspra critica del capitalismo neoliberista e afferma che i mercati devono essere al servizio del cittadino, non il contrario.
L’amico di famiglia
Poi c’è Dominic LeBlanc, diventato ministro delle Finanze a dicembre quando Freeland ha dato le dimissioni. Di qualche anno più vecchio di Trudeau, Le Blanc è il suo più grande amico, un legame che univa anche i loro padri, perché LeBlanc senior era stato il portavoce di Pierre Trudeau quando quest’ultimo era primo ministro. Al funerale di Pierre, Dominic ha portato a spalla la sua bara insieme a Justin, come ha fatto Justin Trudeau al funerale del padre di Dominic. Originario dalla regione francofona del Canada, deputato dal 2000, più volte ministro, LeBlanc aveva pensato di candidarsi alla leadership dei liberali già nel 2012, rinunciando quando Trudeau gli disse che si sarebbe candidato anche lui. Se diventasse ora leader dei liberali e primo ministro, sarebbe una scelta all’insegna della continuità.