Dopo l’arresto dell’iraniano Mohammad Abedini Najafabadi non si ritenne di dover mettere al sicuro i cittadini italiani in Iran. Così come, nelle ore immediatamente successive all’arresto di Cecilia Sala, nessuno mise in correlazione le due cose. Tanto che il ministero della giustizia che doveva decidere del fermo dell’ingegnere accusato di terrorismo dagli Stati Uniti non fu informato dell’arresto a Teheran della giornalista del Foglio e Chora media.
Sono alcuni degli elementi emersi dall’audizione al Copasir dell’Autorità delegata, Alfredo Mantovano, che — così come richiesto dalle opposizioni — ha informato il Comitato per la sicurezza dello stato dell’arte sul caso Sala. Il sottosegretario alla presidenza ha spiegato che riportare a casa la giornalista è una priorità assoluta del governo e che tutte le agenzie di sicurezza stanno lavorando per raggiungere l’obiettivo. Mantovano ha ricostruito tutte le tappe della vicenda raccontando anche come a fine dicembre, in una delle in…
Dopo l’arresto dell’iraniano Mohammad Abedini Najafabadi non si ritenne di dover mettere al sicuro i cittadini italiani in Iran. Così come, nelle ore immediatamente successive all’arresto di Cecilia Sala, nessuno mise in correlazione le due cose. Tanto che il ministero della giustizia che doveva decidere del fermo dell’ingegnere accusato di terrorismo dagli Stati Uniti non fu informato dell’arresto a Teheran della giornalista del Foglio e Chora media.
Sono alcuni degli elementi emersi dall’audizione al Copasir dell’Autorità delegata, Alfredo Mantovano, che — così come richiesto dalle opposizioni — ha informato il Comitato per la sicurezza dello stato dell’arte sul caso Sala. Il sottosegretario alla presidenza ha spiegato che riportare a casa la giornalista è una priorità assoluta del governo e che tutte le agenzie di sicurezza stanno lavorando per raggiungere l’obiettivo. Mantovano ha ricostruito tutte le tappe della vicenda raccontando anche come a fine dicembre, in una delle interlocuzioni ufficiali avvenute con il ministero degli Esteri, le autorità iraniane abbiano esplicitamente messo in correlazione l’arresto di Abedini con quello di Sala. Non prima di allora.
Mantovano ha quindi allontanato le polemiche su possibili ritardi nella gestione, almeno nelle prime ore, dopo l’arresto della Sala spiegando che la Farnesina si è mossa come sempre accade quando vengono arrestati dei cittadini italiani all’estero. Non potendo negare però che nessuno in Italia aveva pensato di muoversi parallelamente sulle due situazioni. Motivo per cui né Sala è stata portata in ambasciata né il ministero della giustizia è stato informato di quanto era accaduto in Iran.
Non sono stati dati tempi per una possibile liberazione. Sono stati però spiegati i passaggi tecnici: formalizzate le accuse, abbiamo chiesto all’Iran il rilascio immediato della giornalista. Un risultato sarebbe ottenere anche gli arresti domiciliari, non in ambasciata ma magari in un albergo di Teheran. Inevitabilmente la vicenda va vista in parallelo con quella di Abedini.
La Corte di appello di Milano ha fissato per il 15 la discussione sulla richiesta di domiciliari avanzata dall’avvocato dell’ingegnere iraniano, Alfredo De Francesco. La procura generale ha espresso parere negativo, così come gli Stati Uniti hanno chiesto che rimanga in carcere. Ma secondo la difesa ci sono e garanzie per poter farlo uscire dal carcere modello di Opera dove oggi è detenuto.
Il governo sembra aver scelto la strada del procedere autonomamente senza aspettare la magistratura, come Meloni potrebbe aver spiegato a Donald Trump nella sua visita a Mar-a-lago e come potrebbe ripetere a Biden tra il 9 e l’11 gennaio, quando il presidente americano sarà in Italia per incontrare Papa Francesco. Sulla base di un articolo del codice di procedura penale, il 718, Nordio può liberare Abedini ritenendolo inestradabile. Ci sono appigli tecnici e procedurali hanno spiegato i tecnici al ministro. Resta però il nodo politico del rapporto con gli Usa.