Il secondo giorno dell’offensiva ucraina nella regione di Kursk è avvolto dalla nebbia di guerra. Le fonti di Mosca cantano vittoria, sostenendo non solo di avere respinto gli assalti ma di avere anche strappato terreno al nemico. Invece Kiev mantiene un silenzio totale sulle operazioni in corso. Il presidente Zelensky si è limitato a dire che la manovra in territorio russo ha costruito una “area cuscinetto”, impedendo agli avversari di mandare più forze nel Donbass: ha dichiarato che da agosto a Kursk il Cremlino ha contato 15 mila morti e 23 mila feriti.
Il segretario americano Antony Blinken ha spiegato durante il viaggio a Seul che “la posizione nel Kursk è importante perché influenzerà qualsiasi futuro negoziato”. Parole che sottolineano il valore politico dell’iniziativa, più che l’effetto militare della battaglia sulle sorti del conflitto. I video diffusi dai reparti russi permettono di individuare progressi ucraini di circa tre chilometri a Berdin e Novosotnitskij: siamo nel punto più avanzato della fascia occupata oltre i confini di Mosca.
Allo stesso tempo sono segnalati intensi combattimenti a Makhnovka, Malaya Loknya e Sudzha: questo sembra confermare l’intento di Kiev di fare pressione su tutti i lati del fronte di Kursk. Non si può escludere che le avanguardie stiano cercando di individuare i punti deboli delle difese prima di muovere una seconda ondata. “C’è la possibilità che non ci sia ancora stata la spinta principale – ha detto alla Reuters l’analista Franz-Stefan Grady - finora si sono viste piccole unità, al massimo a livello di compagnie, con risultati molto limitati. Mentre si ritiene che ci siano migliaia di soldati ucraini coinvolti in questa offensiva”.
La risposta del comando di Mosca è stata dinamica, con contrattacchi immediati condotti dagli incursori ceceni, dai paracadutisti e dalla fanteria di marina: le migliori unità presenti nella regione. Sono entrati in azione pure i nordcoreani, usando per la prima volta missili anti-tank di loro produzione.
Pesante l’intervento dell’aviazione, che sta colpendo con le bombe plananti sia le postazioni delle truppe ucraine, sia le loro basi di rifornimento intorno alla città di Sumy. Quasi tutti i filmati distribuiti sui social russi sono stati girati da droni pilotati attraverso cavi in fibra ottica: sono gli unici immuni dalle contromisure elettroniche, a testimonianza dell’introduzione sui veicoli di Kiev di nuovi apparati in grado di “accecare” i velivoli radiocomandati.
Nel Donbass intanto la situazione ucraina continua a peggiorare. Ieri Mosca ha annunciato la conquista di Kurakhovo, il bastione strategico per la difesa del Donetsk meridionale: già la scorsa settimana erano stati espugnati i quartieri chiave della cittadina, ma gli ucraini replicano di mantenere reparti attivi nel centro urbano. Di sicuro, le brigate russe si stanno già inoltrando più a ovest, puntando verso i confini della regione di Dnipro: le sta rallentando l’allagamento del fiume Vovcha, provocato dalla demolizione di una diga. Anche Toresk sta cadendo: i due terzi dell’abitato sono in mani russe. Pokrovsk e Chasiv Yar vengono lentamente circondate, con una morsa che si stringe ogni giorno. Finora l’offensiva di Kursk non ha frenato il rullo compressore in questa zona, dove i reparti di Kiev sono logori e non ricevono rinforzi da settimane.