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Trump jr. vola in avanscoperta sulla Groenlandia, ma il re danese la blinda cambiando la bandiera

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Don Jr. visita Nook nel giorno in cui il padre parla di invaderla: “Con noi staranno bene”. Copenaghen risponde: “La terra verde è nostra e non è in vendita”
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La Groenlandia non è in vendita. Appartiene ai groenlandesi»: mentre il presidente eletto Donald Trump straparla disegnando il risiko di un nuovo ordine mondiale, la premier danese Mette Frederiksen lo ha detto chiaro. Gli Stati Uniti tengano le loro aspirazioni espansionistiche lontano dall’isola più grande del mondo: la “terra verde” collocata nell’estremo nord dell’Atlantico, 60 mila abitanti appena ma ricchissima di risorse (gas, metalli, petrolio e quelle “terre rare” cruciali per le nuove tecnologie), parte della Danimarca dal 1953 dopo essere stata sua colonia per oltre un secolo.

Una stoccata preventiva, giacché proprio ieri Don Jr., il maggiore dei figli di Trump, ha fatto un giretto a Nook, la capitale. Una visita privata di appena 5 ore per «registrare alcuni podcast», priva di incontri ufficiali con i leader locali. Peccato che papà Donald l’ha presentata in ben altro modo: «Mio figlio è atterrato in Groenlandia coi miei rappresentanti» ha scritto sul suo social Truth all…

La Groenlandia non è in vendita. Appartiene ai groenlandesi»: mentre il presidente eletto Donald Trump straparla disegnando il risiko di un nuovo ordine mondiale, la premier danese Mette Frederiksen lo ha detto chiaro. Gli Stati Uniti tengano le loro aspirazioni espansionistiche lontano dall’isola più grande del mondo: la “terra verde” collocata nell’estremo nord dell’Atlantico, 60 mila abitanti appena ma ricchissima di risorse (gas, metalli, petrolio e quelle “terre rare” cruciali per le nuove tecnologie), parte della Danimarca dal 1953 dopo essere stata sua colonia per oltre un secolo.

Una stoccata preventiva, giacché proprio ieri Don Jr., il maggiore dei figli di Trump, ha fatto un giretto a Nook, la capitale. Una visita privata di appena 5 ore per «registrare alcuni podcast», priva di incontri ufficiali con i leader locali. Peccato che papà Donald l’ha presentata in ben altro modo: «Mio figlio è atterrato in Groenlandia coi miei rappresentanti» ha scritto sul suo social Truth alludendo alla presenza dell’attivista conservatore Charlie Kirk e di Sergio Gor, designato nuovo capo del personale della Casa Bianca.

«Hanno avuto un’accoglienza fantastica. Quella popolazione ha bisogno di sicurezza, protezione, forza e pace! Da noi otterranno benefici immensi. Urge un accordo. Renderemo la Groenlandia grande di nuovo» ha concluso, riecheggiando il suo slogan preferito, Make America Great Again. Accompagnando il post con il video di un presunto Inuit con tanto di cappellino Maga, intento a invocare l’acquisto della sua terra da parte degli Stati Uniti: «Liberateci dalla colonizzazione danese». Parole che riecheggiano quelle usate dal premier del governo autonomo locale Mute Edge nel suo discorso di Capodanno. Quando, alludendo alle elezioni del prossimo aprile, ha sostenuto la necessità di rendersi indipendenti da Copenaghen: «Rompiamo le catene del colonialismo».

Ben sapendo che significherebbe la fine degli aiuti versati annualmente dalla Danimarca ed è possibile solo con l’aiuto di grandi investimenti stranieri sulle sue risorse minerarie: «Dobbiamo modellarci noi stessi il futuro, soprattutto per ciò che riguarda partner commerciali e le persone con cui collaborare. La nostra cooperazione con altri Paesi e le nostre relazioni commerciali non possono essere portate avanti solo attraverso la Danimarca». Pulsioni indipendentiste, dunque, ieri stressate pure da Elon Musk, il miliardario grande amico di Trump.

Sulla sua piattaforma X sulla questione è intervenuto anche lui: «Il popolo della Groenlandia deve decidere da solo il proprio futuro. E io penso voglia appartenere all’America». L’alternativa all’aquila americana, d’altronde, è una sola: il Dragone cinese. L’interesse delle due superpotenze per l’isola è noto da tempo: più che mai strategica perché lo scioglimento dei ghiacci provocato dal riscaldamento globale faciliterà sempre più lo sfruttamento di quelle sue risorse finora rimaste irraggiungibili. Aprendo pure nuove rotte marittime e commerciali il cui controllo sarà essenziale.

E infatti già a dicembre Trump aveva ripetuto l’intenzione di comprare la Groenlandia annunciata già nel 2019: quando per la prima volta rispolverò la vecchia aspirazione di Harry Truman risalente addirittura al 1946. Un’uscita cui Copenaghen aveva risposto annunciando, alla vigilia di Natale, un importante aumento delle spese di Difesa proprio della sua appendice artica. Ora, tanto rumore sta nuovamente agitando i danesi. Senza fare espliciti riferimenti alle pretese americane, re Frederik X di Danimarca ha addirittura fatto cambiare lo stemma reale, dando più spazio ai possedimenti remoti: Groenlandia, appunto, insieme alle isole Faroe, definite «nazioni costitutive» del regno. Un atto sottolineato ieri in tv dalla premier Frederiksen: «Siamo contenti del rinnovato interesse americano per la Groenlandia. Ma a decidere del loro futuro devono essere gli abitanti dell’isola». Di sicuro il premier groenlandese Egde avrebbe dovuto incontrare oggi a Copenaghen re Frederik, ma il meeting è stato cancellato «per motivi di agenda del sovrano», come scrive la stampa locale. La tensione, insomma, è alle stelle.

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