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Stop al fact-checking di Meta, Canetta: “Ue continua a contrastare la disinformazione sui social”

(afp)

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L’intervista a Tommaso Canetta, di Facta News: “È falso dire che contrastare le bugie online è censura”
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ROMA — «Siamo senza parole». Tommaso Canetta, vicedirettore di Facta News, una delle piattaforme italiane finanziate da Meta per contrastare la disinformazione sui social, ha appena saputo che Zuckerberg ha deciso di eliminare il fact-checking da Facebook, Instagram e WhatsApp negli Usa. «Per anni Meta ha sostenuto la bontà del suo programma - spiega Canetta - e ora Zuckerberg dice che il fact-checking ha raggiunto livelli di eccessiva censura».

È davvero così?

«No, noi per esempio non abbiamo mai preteso la rimozione dei contenuti. Puntiamo invece a dare più informazioni di contesto, e le etichette di Facebook in questo senso andavano benissimo».

Come funzionano?

«Se ci imbattiamo in un contenuto falso, scriviamo un articolo che lo sconfess…

ROMA — «Siamo senza parole». Tommaso Canetta, vicedirettore di Facta News, una delle piattaforme italiane finanziate da Meta per contrastare la disinformazione sui social, ha appena saputo che Zuckerberg ha deciso di eliminare il fact-checking da Facebook, Instagram e WhatsApp negli Usa. «Per anni Meta ha sostenuto la bontà del suo programma - spiega Canetta - e ora Zuckerberg dice che il fact-checking ha raggiunto livelli di eccessiva censura».

È davvero così?

«No, noi per esempio non abbiamo mai preteso la rimozione dei contenuti. Puntiamo invece a dare più informazioni di contesto, e le etichette di Facebook in questo senso andavano benissimo».

Come funzionano?

«Se ci imbattiamo in un contenuto falso, scriviamo un articolo che lo sconfessa con tutti i link alle fonti primarie usate per dimostrare che si tratta di una fake news. A quel punto compare un’etichetta con l’avvertimento: “Contenuto verificato come falso da fact-checkers indipendenti”».

E le fake news restano visibili?

«Sì, nessuna censura: chi intende ancora vedere il contenuto, può farlo. Chi vuole sapere perché è falso, clicca sul nostro report. Sono i contenuti illegali, come quelli pedopornografici, a essere ovviamente rimossi».

In Europa il fact-checking prosegue?

«Per ora sì, andiamo avanti».

E in futuro?

«Non c’è una norma che impedisca a Meta di chiuderlo».

Eppure il Dsa Ue richiede alle grandi piattaforme online di mitigare il “rischio sistemico” legato alla disinformazione.

«Sì ma Meta potrebbe dimostrare che, anche senza fact-checking, è in grado di contrastare i contenuti falsi in modo efficace».

L’alternativa che ha studiato Zuckerberg si ispira a uno strumento collaborativo utilizzato su X - il social di Elon Musk - per verificare i contenuti: è la strada giusta?

«Pensiamo di no. Le Community Notes sono efficaci in caso di truffe online o prodotti scadenti. Ma non funzionano bene con argomenti polarizzanti perché sono facilmente manipolabili».

Da chi?

«Anche da attori stranieri, sanno benissimo come fare».

Cos’è che rende i fact-checkers più affidabili di una “nota” su X?

«Siamo nudi di fronte ai lettori, spieghiamo chi ci controlla e chi ci paga. E abbiamo una metodologia giornalistica e un’etica severissima che risponde direttamente all’Ifcn (l’organizzazione globale che promuove il fact-checking, ndr).

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