NEW YORK – Ora che il premier canadese Justin Trudueau si è dimesso, la domanda non è su chi sarà a vincere le prossime elezioni, previste entro ottobre, perché non sembrano esserci dubbi, ma su cosa diventerà il vincitore: premier o governatore del Canada? Quella che sembrava una trollata di Donald Trump nei confronti di Trudeau — la proposta di fare del Canada il 51° Stato americano per evitare la scure dei dazi Usa — con il passare dei giorni sta diventando un disegno politico e un’ossessione.
C’è un ostacolo: il grande favorito a guidare il Canada è Pierre Poilievre, 45 anni, leader del Partito conservatore, un Trump più giovane, populista e nazionalista, uno che contrappone il “popolo duro” all’”élite corrotta”, ha accusato i giudici di essere disonesti, deriso i media delle fake news e promesso guerra alle gang criminali.
Durante le proteste dei camionisti contro gli obblighi vaccinali nel 2022, Poilievre diede il suo sostegno ai manifestanti al grido “Libertà, non paura. Cami…
NEW YORK – Ora che il premier canadese Justin Trudueau si è dimesso, la domanda non è su chi sarà a vincere le prossime elezioni, previste entro ottobre, perché non sembrano esserci dubbi, ma su cosa diventerà il vincitore: premier o governatore del Canada? Quella che sembrava una trollata di Donald Trump nei confronti di Trudeau — la proposta di fare del Canada il 51° Stato americano per evitare la scure dei dazi Usa — con il passare dei giorni sta diventando un disegno politico e un’ossessione.
C’è un ostacolo: il grande favorito a guidare il Canada è Pierre Poilievre, 45 anni, leader del Partito conservatore, un Trump più giovane, populista e nazionalista, uno che contrappone il “popolo duro” all’”élite corrotta”, ha accusato i giudici di essere disonesti, deriso i media delle fake news e promesso guerra alle gang criminali.
Durante le proteste dei camionisti contro gli obblighi vaccinali nel 2022, Poilievre diede il suo sostegno ai manifestanti al grido “Libertà, non paura. Camionisti, non Trudeau”. I guidatori dei truck lo amano, così come i loro colleghi americani adorano Trump.
Ma l’offerta lanciata dal tycoon di fare del Canada uno Stato americano va contro l’idea nazionalista del leader della destra canadese. Come si comporterà Poilievre? Il rischio è lo scontro tra due populisti confinanti. I canadesi non sembrano così entusiasti di rinunciare al sistema sanitario universale, simile a quello europeo, e abbracciare un Paese dove, in alcuni Stati, è vietato girare con una lattina di birra in mano ma non con un fucile Ar-15.
Le migliaia di adesioni entusiastiche alla proposta di Trump manifestate sui suoi account social hanno galvanizzato la base trumpiana ma sembrano in gran parte provenire da account russi, indiani, sudanesi, pachistani, probabilmente molti troll. I canadesi hanno reagito indignati, parlando di scherzo durato troppo a lungo.
Poilievre dovrà confermare il pugno duro anche nella guerra dei dazi. Non a caso The Donald, nel suo intervento da Mar-a-Lago, ha rilanciato la candidatura di Wayne Gretzky, 64 anni, soprannominato “Il grande”, leggenda dell’hockey su ghiaccio. «È uno dei miei grandi amici — ha dichiarato Trump — gli ho detto: Wayne, corri da primo ministro, vincerai. Bastano due secondi. Lui mi ha risposto: intendi primo ministro o come governatore? E io: non so, facciamo governatore, suona meglio».