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Daniel Pipes: “La debolezza attuale dell’Iran ha giocato un ruolo nella liberazione di Sala”

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Intervista al presidente del Middle East Forum. “Abedini ha favorito l’uccisione di cittadini americani, non credo che gli Usa possano chiudere un occhio sulla sua sorte, qualunque sia l’amministrazione in carica”
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NEW YORK — “Non trascurerei le serie difficoltà in cui si trova l’Iran, che alla vigilia del ritorno alla Casa Bianca di un presidente pronto ad usare la forza militare contro il regime, potrebbe aver deciso che non aveva bisogno di un altro problema”. È solo un’interpretazione personale, quella del presidente del Middle East Forum Daniel Pipes, già collaboratore di Bush figlio che lo aveva nominato nel board dell’United States Institute of Peace. Però lega la liberazione di Cecilia Sala alla debolezza di Teheran, aggiungendo un elemento ai motivi che potrebbero aver spinto gli ayatollah a lasciarla andare.

Pensa che Washington abbia accettato il rilascio di Mohammad Abedini, in cambio della giornalista italiana?

«Lo dubito. Abedini con le sue attività ha favorito l’uccisione di cittadini americani, e quindi non credo che gli Usa possano chiudere un occhio sulla sua sorte, qualunque sia l’amministrazione in carica. È un approccio bipartisan piuttosto consolidato».

Non è possibile…

NEW YORK — “Non trascurerei le serie difficoltà in cui si trova l’Iran, che alla vigilia del ritorno alla Casa Bianca di un presidente pronto ad usare la forza militare contro il regime, potrebbe aver deciso che non aveva bisogno di un altro problema”. È solo un’interpretazione personale, quella del presidente del Middle East Forum Daniel Pipes, già collaboratore di Bush figlio che lo aveva nominato nel board dell’United States Institute of Peace. Però lega la liberazione di Cecilia Sala alla debolezza di Teheran, aggiungendo un elemento ai motivi che potrebbero aver spinto gli ayatollah a lasciarla andare.

Pensa che Washington abbia accettato il rilascio di Mohammad Abedini, in cambio della giornalista italiana?

«Lo dubito. Abedini con le sue attività ha favorito l’uccisione di cittadini americani, e quindi non credo che gli Usa possano chiudere un occhio sulla sua sorte, qualunque sia l’amministrazione in carica. È un approccio bipartisan piuttosto consolidato».

Non è possibile che Trump abbia accettato di chiudere un occhio, almeno ora, per aiutare l’alleata europea più stretta Meloni?

«Anche questo è difficile da credere, considerando le posizioni sempre molto dure che aveva preso contro l’Iran durante la prima amministrazione, destinate a ripetersi nella seconda. Infatti se è accaduto qualcosa, una forma di intesa, è stata finalizzata prima del suo ritorno alla Casa Bianca, quando sarebbe diventata impossibile».

Allora cosa pensa che abbia reso possibile la liberazione di Sala?

«La debolezza di Teheran. È un dato di fatto che non può essere completamente irrilevante, in questa vicenda. Il regime degli ayatollah è debole come mai prima in molti anni. Sta perdendo sul terreno, dopo la caduta di Assad in Siria e lo smantellamento di Hezbollah e Hamas, ma incontra serie difficoltà anche all’interno. Non solo per l’opposizione politica montante, ma anche per problemi pratici come il freddo dell’inverno e la carenza di energia, che acuiscono il risentimento della popolazione».

Quindi?

«In una situazione già così complicata, davanti alla prospettiva del ritorno alla Casa Bianca di un presidente pronto ad usare la forza per rovesciarlo, il regime potrebbe aver deciso che non gli conveniva più aggiungere anche l’attrito per la giornalista»

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