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Gli ultimi 15 prigionieri di Guantanamo: anche il futuro del super-carcere dipenderà da Trump

(afp)

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Biden spinge sulla chiusura della prigione simbolo della lotta al terrorismo e ha appena fatto inviare in Oman undici detenuti. Dopo l’11 settembre nella prigione nella base navale Usa a Cuba erano presenti fino a 780 persone
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LONDRA – Guantanamo sta chiudendo? La domanda è legittima, perché in questi giorni 11 dei suoi rimanenti detenuti sono stati trasferiti in Oman, lasciandone soltanto 15 nel carcere di massima sicurezza aperto due decenni or sono da George W. Bush nella base navale americana a Cuba. E il dipartimento della Difesa Usa ha annunciato che anche altri 3 prigionieri sono idonei a un imminente trasferimento.

Dopo innumerevoli accuse di violazioni dei diritti umani, il carcere simbolo della lotta al terrorismo, lanciata dagli Stati Uniti all’indomani dell’attacco di al Qaeda dell’11settembre 2001 che causò quasi 3 mila morti a New York e a Washington, nel quale a un certo punto erano rinchiusi più di 800 detenuti, sembra dunque vicino a restare vuoto, o quasi.

Nei quattr…

LONDRA – Guantanamo sta chiudendo? La domanda è legittima, perché in questi giorni 11 dei suoi rimanenti detenuti sono stati trasferiti in Oman, lasciandone soltanto 15 nel carcere di massima sicurezza aperto due decenni or sono da George W. Bush nella base navale americana a Cuba. E il dipartimento della Difesa Usa ha annunciato che anche altri 3 prigionieri sono idonei a un imminente trasferimento.

Dopo innumerevoli accuse di violazioni dei diritti umani, il carcere simbolo della lotta al terrorismo, lanciata dagli Stati Uniti all’indomani dell’attacco di al Qaeda dell’11settembre 2001 che causò quasi 3 mila morti a New York e a Washington, nel quale a un certo punto erano rinchiusi più di 800 detenuti, sembra dunque vicino a restare vuoto, o quasi.

Nei quattro anni che ha trascorso alla Casa Bianca, Joe Biden ha operato continuamente per ridurre il numero dei detenuti a Guantanamo, nella speranza di arrivare a chiudere il carcere definitivamente: da quando venne aperto da Bush, non ne ha mai ospitati così pochi come oggi. Ma appare improbabile che il presidente uscente faccia in tempo a mettere fine alla controversa prigione: fra undici giorni al suo posto arriverà Donald Trump, che nel suo primo mandato presidenziale, fra il 2016 e il 2020, interruppe i piani del suo predecessore Barack Obama per abbassare la popolazione carceraria di Guantanamo con l’obiettivo finale di chiuderla. Trump affermava invece che rilasciare detenuti o chiudere la prigione faceva sembrare l’America debole nella guerra contro il terrorismo internazionale. È dunque verosimile che esprimerà le stesse posizioni, quando assumerà di nuovo la presidenza il 20 gennaio.

Soltanto una sorprendente iniziativa di Biden negli ultimissimi giorni della sua amministrazione potrebbe presentare a Trump la chiusura di Guantanamo come un fatto compiuto. Una ipotesi simile, tuttavia, sembra difficile. Il Congresso, in mano al partito repubblicano, è contrario. E i tempi tecnici sono strettissimi. Riducendo i detenuti ad appena 15, o addirittura a 12, se riuscirà a trasferirne all’estero altri tre entro poco più di una settimana, Biden lascerebbe semivuota una prigione che ha per Washington un considerevole costo economico e un ancora più alto costo politico.

Il presidente Obama sosteneva che Guantanamo è contraria ai valori americani e al rispetto della legge, mina la reputazione degli Stati Uniti nel mondo, complica le alleanze con Paesi di cui gli Usa hanno bisogno per combattere il terrorismo, oltre ad alimentare i reclutamenti per la jihad, la guerra santa degli estremisti islamici contro l’Occidente, anziché spegnerli.

Nessuno degli 11 detenuti trasferiti in Oman è mai stato incriminato, pur avendo passato vent’anni dietro le sbarre e i reticolati di Guantanamo: caso tipico di un carcere in cui, come ripetono incessantemente Amnesty International e altre organizzazioni per la difesa dei diritti umani, sono stati rinchiusi centinaia di sospetti, in molti casi risultati innocenti o comunque senza prove sufficienti per

un’incriminazione. Gli 11 appena trasferiti sono tutti cittadini yemeniti. Dovevano tornare nel loro Paese, ma Washington ha ritenuto che lo Yemen non offrisse stabilità a causa della guerra civile in corso. Il dipartimento di Stato Usa ha ringraziato l’Oman per essersi offerto di accogliere i prigionieri e per “appoggiare così gli sforzi americani di continuare a ridurre la popolazione del carcere e arrivare a chiuderlo”.

Ciononostante, il più noto detenuto di Guantanamo è in procinto di riconoscersi colpevole: nei prossimi giorni Khalid Sheikh Mohammed, accusato di essere la mente dell’attacco all’America dell’11 settembre 2001, dovrebbe dichiarare la propria piena responsabilità per l’attentato condotto con aerei di linea dirottati da commando di kamikaze, che distrusse le Torri Gemelle a New York e colpì il Pentagono a Washington. L’imputato ha raggiunto un accordo con gli inquirenti Usa, accettando di proclamarsi colpevole in cambio di evitare il rischio di una condanna a morte.

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