Liberazione Sala, Usa: “Una decisione italiana”. No comment americano sull’ok allo scambio
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — «Vi rimandiamo al governo italiano, per eventuali domande specifiche sulla liberazione di Cecilia Sala», però noi «rimaniamo impegnati a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per contrastare l’intera gamma delle azioni destabilizzanti dell’Iran, e per degradare e ostacolare la capacità dei gruppi sostenuti da Teheran di condurre attacchi terroristici».
Il commento che un portavoce del dipartimento di Stato affida a Repubblica, dopo la fine dell’incubo per la giornalista italiana arrestata senza motivo, sembra andare in due direzioni. Primo, gli Usa prendono le distanze da qualsiasi scambio o contropartita, chiarendo che Roma ha la responsabilità di ogni iniziativa servita a ottenere il rilascio di Sala. Secondo, avvertono che non sono favorevoli a liberare Mohammed Abedini, e se ciò dovesse avvenire, continuerebbero a perseguirlo con ogni mezzo.
Le ricostruzioni suggerite da fonti a conoscenza dei fatti descrivono un doppio percorso nei confronti degli Stati Uni…
NEW YORK — «Vi rimandiamo al governo italiano, per eventuali domande specifiche sulla liberazione di Cecilia Sala», però noi «rimaniamo impegnati a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per contrastare l’intera gamma delle azioni destabilizzanti dell’Iran, e per degradare e ostacolare la capacità dei gruppi sostenuti da Teheran di condurre attacchi terroristici».
Il commento che un portavoce del dipartimento di Stato affida a Repubblica, dopo la fine dell’incubo per la giornalista italiana arrestata senza motivo, sembra andare in due direzioni. Primo, gli Usa prendono le distanze da qualsiasi scambio o contropartita, chiarendo che Roma ha la responsabilità di ogni iniziativa servita a ottenere il rilascio di Sala. Secondo, avvertono che non sono favorevoli a liberare Mohammed Abedini, e se ciò dovesse avvenire, continuerebbero a perseguirlo con ogni mezzo.
Le ricostruzioni suggerite da fonti a conoscenza dei fatti descrivono un doppio percorso nei confronti degli Stati Uniti, seguito dal governo per far uscire Cecilia dalla prigione. Il primo è passato attraverso l’amministrazione in carica, che pur essendo in scadenza, resta l’unica autorizzata a prendere decisioni fino al 20 gennaio. La premier Meloni avrebbe informato il presidente Biden, che proprio stasera partirà per Roma per incontrare lei, l’omologo Sergio Mattarella e Papa Francesco (e anche il presidente ucraino Zelensky), della sua intenzione di compiere passi per ottenere il rilascio di Sala. Il capo della Casa Bianca, ha detto il portavoce John Kirby, «ribadirà la stretta e duratura alleanza fra Italia e Usa», e «ringrazierà la premier per la forte leadership del G7 e il sostengo all’Ucraina». Quanto Sala e all’eventuale rilascio di Abedini «è una decisione italiana, vi riferiamo a Roma».
Washington non accetterà mai di chiudere gli occhi su un ricercato, di cui ha chiesto l’arresto all’Italia in quanto incriminato per aver trafficato droni utilizzati allo scopo di uccidere anche cittadini americani, ma almeno non è stata colta di sorpresa. Quindi Meloni è volata a Mar a Lago per informare il capo della Casa Bianca entrante delle sue intenzioni e riceverne in sostanza il via libera, in cambio - non esplicito ma ovvio - di una convergenza ancora più allineata sui dossier chiave, dalla chiusura della guerra in Ucraina alla gestione del disavanzo commerciale tra Europa e Usa. Lo ha ottenuto, purché l’operazione avvenisse entro il 20 gennaio, perché con la sua linea dura contro gli ayatollah, una volta in carica Trump non potrebbe permettersi cedimenti anche solo apparenti. Quindi, con buona probabilità, è toccato al consigliere per la sicurezza nazionale entrante Waltz di informare il collega uscente Sullivan dell’intesa.
Detto questo, la posizione del dipartimento di Stato non cambia, e non cambierà tra 11 giorni: «Sfortunatamente, il regime iraniano continua a detenere ingiustamente i cittadini di molti altri Paesi, spesso per utilizzarli come leva politica. Non c’è alcuna giustificazione per questo e dovrebbero essere rilasciati immediatamente». Quanto ai giornalisti, «svolgono un lavoro fondamentale per informare il pubblico, spesso in condizioni pericolose, e devono essere protetti».
Sull’arresto di Mohammad Abedini e l’eventuale rilascio, «il Dipartimento non ha commenti sui procedimenti pendenti delle forze dell’ordine, che sono gestiti dal sistema giudiziario italiano». Quindi se verrà liberato, la responsabilità sarà solo di Roma. «Rimaniamo tuttavia piuttosto preoccupati - sottolinea il portavoce - per la proliferazione da parte dell’Iran di droni sempre più avanzati e letali, e per il suo continuo sostegno a gruppi terroristici e per procura violenti, che rappresentano le principali minacce alla pace e alla stabilità nella regione».
Di conseguenza, se anche Abedini tornasse a piede libero, non potrebbe mai sentirsi al sicuro: «Restiamo impegnati - ribadisce a Repubblica il dipartimento di Stato - a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per contrastare l’intera gamma delle azioni destabilizzanti dell’Iran, e per degradare e ostacolare la capacità dei gruppi sostenuti dall’Iran di condurre attacchi terroristici».