PARIGI — Tra sgomento e altolà, i leader europei rispondono a Donald Trump che sogna di annettere la Groenlandia e non ha escluso l’uso della forza per arrivare al suo obiettivo. Le ultime dichiarazioni del presidente americano eletto a proposito del territorio autonomo danese, noto per i suoi giacimenti petroliferi, per le riserve di terre rare e la posizione geostrategica, provocano una prima crisi nei rapporti atlantici ancora prima del suo insediamento alla Casa Bianca. «È fuori discussione che l’Ue possa lasciare altre nazioni del mondo, qualunque esse siano, prendere di mira le sue frontiere sovrane», risponde il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, mentre la portavoce del governo di Parigi denuncia «una forma di imperialismo» del prossimo presidente Usa.
«Il principio dell’inviolabilità dei confini si applica a tutti i Paesi, non importa se a est o a ovest» commenta da Berlino Olaf Scholz, facendo un riferimento indiretto alla guerra di aggressione della Russia…
PARIGI — Tra sgomento e altolà, i leader europei rispondono a Donald Trump che sogna di annettere la Groenlandia e non ha escluso l’uso della forza per arrivare al suo obiettivo. Le ultime dichiarazioni del presidente americano eletto a proposito del territorio autonomo danese, noto per i suoi giacimenti petroliferi, per le riserve di terre rare e la posizione geostrategica, provocano una prima crisi nei rapporti atlantici ancora prima del suo insediamento alla Casa Bianca. «È fuori discussione che l’Ue possa lasciare altre nazioni del mondo, qualunque esse siano, prendere di mira le sue frontiere sovrane», risponde il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, mentre la portavoce del governo di Parigi denuncia «una forma di imperialismo» del prossimo presidente Usa.
«Il principio dell’inviolabilità dei confini si applica a tutti i Paesi, non importa se a est o a ovest» commenta da Berlino Olaf Scholz, facendo un riferimento indiretto alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. «Tutti devono rispettarlo, che si tratti di un piccolo Paese o di una grande potenza», prosegue il cancelliere tedesco, che si è consultato con alcuni leader dell’Ue, condividendo una reazione di sgomento rispetto all’uscita di Trump. «È evidente che c’è una certa mancanza di comprensione delle sue ultime dichiarazioni», osserva Scholz dopo aver parlato anche con il presidente del consiglio europeo, Antonio Costa.
«Stiamo seguendo la questione da vicino e siamo in costante contatto con gli Stati membri», ha fatto sapere una fonte europea a Bruxelles. L’articolo 42 dei Trattati comunitari, in caso di minaccia alla sovranità di uno dei membri, prevede la cosiddetta clausola di difesa reciproca. Secondo la Commissione, in via del tutto teorica, la clausola si applicherebbe anche alla Groenlandia, in quanto il territorio è parte del regno di Danimarca. «Ma si tratta di qualcosa di estremamente teorico che non vogliamo approfondire», ha aggiunto una portavoce dell’esecutivo Ue.
Prima di Natale, il presidente eletto degli Stati Uniti aveva dichiarato che il controllo della Groenlandia è «una necessità assoluta per la sicurezza nazionale e la libertà nel mondo». Qualche giorno fa il figlio, Donald Trump jr, è arrivato in Groenlandia per aprire un negoziato sulla possibile annessione del territorio autonomo della Danimarca. «L’accoglienza è stata ottima» ha poi annunciato il padre, contraddetto dal primo ministro groenlandese Múte B. Egede: «La Groenlandia è dei groenlandesi. Non è in vendita. Ci tengo a ripeterlo». La premier danese, Mette Frederiksen, ha anche lei ribadito: «La Groenlandia appartiene ai groenlandesi».
Il suo ministro degli Esteri, Lars Lokke Rasmussen, ha cercato invece toni più diplomatici, aprendo a colloqui con Washington per salvaguardare gli interessi statunitensi nell’Artico in un momento in cui le rivalità con la Cina e la Russia nella regione sono in aumento: «Siamo aperti al dialogo con gli americani su come possiamo collaborare, forse anche più intensamente di quanto non facciamo già».
I dirigenti occidentali si domandano se Trump continuerà l’escalation di dichiarazioni anche dopo il 20 gennaio, quando entrerà alla Casa Bianca. «Abbiamo a che fare con un’amministrazione americana per volta» osserva il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, rimarcando il particolare momento di transizione politica: «La questione riguardo sovranità e integrità territoriale è ampiamente trattata nella Carta Onu che tutti gli Stati membri hanno firmato». Di passaggio ieri a Parigi, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha tentato di rassicurare gli alleati: «L’idea espressa da Trump sulla Groenlandia non è ovviamente buona ma forse, cosa ancora più importante, è che ovviamente non accadrà, quindi non dovremmo perdere molto tempo a parlarne», ha detto. Parole di saggezza, che si scontrano però con l’imprevedibilità di quello che potrà succedere dopo il 20 gennaio.